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NOTIZIE 1/2003
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
TEL/FAX/Q 071981237 E-MAIL: m.brodolini@fastnet.it


• Oggetto: Rinnovo del Piano Sanitario Integrativo

Nell’augurare a tutti un felice Anno Nuovo comunico che INARCASSA ha fatto pervenire ai Delegati la lettera che sintetizzo come segue:

Oggetto: estensione ai familiari delle Polizze sanitarie. Rinnovo del Piano Sanitario integrativo.

Il termine di scadenza per l'estensione ai familiari delle Polizze sanitarie Unipol, al fine di agevolare i professionisti, è stato spostato dal 31/12/02 al 31/01/03, con copertura assicurativa senza soluzione di continuità.

La copertura assicurativa, che per gli iscritti è a carico di Inarcassa, comprende le seguenti garanzie base:
- Grandi Interventi Chirurgici (polizza A);
- Gravi Eventi Morbosi (polizza B).

Inoltre, tutti gli associati hanno facoltà di ampliare tale copertura a proprie spese aderendo, sempre entro il 31/01/03, al:
- Piano sanitario integrativo (polizza C).

Il Piano Sanitario Integrativo (polizza C) per il "Rimborso dei Ricoveri e delle Spese Mediche" è stato rinnovato fino al 31/12/03, con premio invariato rispetto allo scorso anno, ma ampliato con incrementi di massimali, indennità sostitutiva, percentuali di rimborso e nuove prestazioni.
Inoltre, accogliendo il suggerimento degli associati che manifestano l'esigenza di un piano "modulare" ad opzioni, è stato creato un pacchetto aggiuntivo di servizi denominato "Visite specialistiche ed accertamenti diagnostici, lenti e prestazioni odontoiatriche", a cui l'associato può scegliere di aderire con un incremento contenuto sul premio, a seconda delle proprie esigenze.

Anche la Polizza C può essere estesa al nucleo familiare (sempre entro il 31/01/03), alle seguenti condizioni:

- i familiari devono essere inclusi in almeno una delle due garanzie Polizza Base (Gravi Interventi e/o Gravi Eventi Morbosi);
- è necessaria l'adesione dell'associato stesso al Piano Integrativo.

E' in fase di invio a tutti gli associati Inarcassa una nota informativa a cura della UNIPOL, con i moduli necessari per le adesioni alle citate Polizze sanitarie (A, B e C).

Per le estensioni ai familiari relative a tutte le Polizze, è necessario utilizzare soltanto i nuovi moduli, che arriveranno in questi giorni.

Tutte le informazioni saranno a disposizione sul sito internet www.inarcassa.it.

E' comunque possibile richiedere ogni dettaglio ad Unisalute:
- numero verde 800.016644
- linee dedicate 051.6386280-051.6386339-051.6386218
Oppure all'Ufficio Servizi agli Iscritti di Inarcassa:
- linee dedicate 06.85274442 e 06.85274484).

A richiesta, Potranno essere inviate copie delle relative Brochures.

NOTIZIE 2/2003
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
TEL/FAX/Q 071981237 E-MAIL: m.brodolini@fastnet.it


• Ulteriore proroga del rinnovo del Piano Sanitario Integrativo

Si rinvia alla precedente comunicazione per i contenuti circa l’estensione ai familiari delle Polizze sanitarie. Rinnovo del Piano Sanitario integrativo.

Inarcassa, con lettera ai delegati del 27.1 comunica che il nuovo termine di scadenza per l'estensione ai familiari delle Polizze sanitarie Unipol, è stato prorogato al 28/02/03, fermo il resto.

Tutte le informazioni saranno a disposizione sul sito internet www.inarcassa.it.


NOTIZIE 3/2003
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
TEL/FAX/Q 071981237 E-MAIL: m.brodolini@fastnet.it

• Comitato Nazionale dei Delegati del 20-21 marzo 2003

- prestiti
- totalizzazione, ricongiunzione
- proposta di variazione contributo integrativo (dal 2 al 4%)
- inabilità temporanea
- trasparenza rapporto Cassa-iscritti
- effetti del condono fiscale ai fini Inarcassa
- rappresentatività

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Il Comitato Nazionale dei Delegati (C.N.D.) del 20-21 marzo 2003 (inizio guerra in Iraq) si è tenuto a Roma in una sede ritenuta obiettivo sensibile e, forse per questo, non è stato un C.N.D. particolarmente lucido.

Vengo al resoconto

Dalla relazione del presidente riporto quanto ritengo di interesse per i colleghi:

Prestiti
- Inarcassa e la Banca Popolare di Sondrio si sono offerti quali garanti (50% ciascuno) per prestiti agli iscritti per attività professionali, per un totale prestiti di 14.000.000 di euro (circa 28 miliardi in lire); chi ha bisogno di informazioni, appena si avrà l'operatività, troverà tutte le indicazioni sul sito internet di Inarcassa (se avrò notizie in anteprima invierò un ulteriore comunicato)

- Totalizzazione, ricongiunzione.
Poiché la ricongiunzione si presenta particolarmente onerosa (in media Inarcassa, da sue statistiche, ha rilevato che, per un cinquantenne, la ricongiunzione si aggira attorno ai 50.000 euro) Inarcassa sta lavorando per arrivare alla totalizzazione gratuita (ricongiunzione senza versamenti aggiuntivi, a fronte di minori prestazioni); le maggiori difficoltà si incontrano per l’atteggiamento ministeriale che imporrebbe meccanismi tali che le prestazioni impegnerebbero fondi di Inarcassa valutabili in circa 250.000.000 di euro, cosa ovviamente valutata non attuabile dall’Ente.

Dai punti all’ordine del giorno della riunione
- proposta di aumento al 4% del contributo integrativo (al posto dell'attuale 2% -contributo che può arrivare, per legge, fino al 5%) - vedasi notizie del dicembre 2002 al fine di evitare ripetizioni.
Il C.D.A. (Consiglio di Amministrazione) riteneva di aver risolto il problema dei minimi proponendo, oltre che di aumentare al 4% il contributo integrativo, di lasciare invariati i minimi (327 euro per l’anno 2003) portandoli da quindici, a sette volte e mezzo il contributo minimo di cui all’art. 22 .......... (in pratica dimezzando un raddoppio si torna al valore iniziale).
Nel corso della discussione l’arch. Orlando oltre che dichiararsi contrario all’aumento (odioso, certamente non necessario né risolutivo ai fini Inarcassa, intervento non facente parte di un piano organico, a differenza del pacchetto di interventi proposto dai geometri etc.) faceva rilevare come i minimi fossero, tra l’altro, privi di fondamento giuridico, in quanto, se il 2% doveva essere a carico della committenza (come l’IVA per intenderci), non si capisce perché, nel caso di redditi inadeguati (quindi contribuenti a basso reddito) il minimo dovesse restare in tutto, o in parte, a carico dei colleghi architetti o ingegneri.
La cosa mi trovava perfettamente d’accordo, per cui proponevo all’arch. Orlando di tramutare le parole in mozione.
Ne derivava una discussione animata in cui, se da una parte la stragrande maggioranza riconosceva l’iniquità del minimo, dall’altra gli amministratori facevano presente che le mancate entrate, riferite ai minimi, incidevano sul bilancio, quindi sarebbe stata necessaria una variazione in tal senso. Al momento il C.D.A. e la struttura Inarcassa era in grado di quantificare il risultato derivante dalle maggiori entrate dovute al 4% e le minori dovute all’abolizione del minimo. Venivano presentate poi ulteriori mozioni che alla fine venivano tutte unificate in una che, sostanzialmente, chiedeva di approfondire le conoscenze, per vedere se economicamente il minimo era eliminabile, e quali fossero le conseguenze in termini economici.
Dal dibattito tale proposta sembrava dovesse passare agevolmente quando, in uno degli interventi finali, una collega (la privacy non mi consente di più) riportava la sua esperienza in cui, nella sua provincia almeno, la stragrande maggioranza di coloro che pagavano i minimi erano colleghi che svolgevano altre attività (industriali, impresari etc.) che, su consiglio del loro commercialista, avevano optato per il mantenimento della partita IVA, con versamento dei minimi cassa, al fine di ottenere la pensione minima, in quanto tale versamento avrebbe loro consentito un "rendimento" notevole, non ottenibile con altre forme di investimento.
Il regolamento delle "adunanze" (termine esecrabile) non consente di riprendere la parola se non in casi particolarissimi (fatto personale o altro) per cui, avendo tutti i proponenti già preso la parola, nessuno ha potuto controbattere, ed alla successiva votazione, per effetto di tale intervento, la mozione è stata bocciata, rimettendo in corsa la proposta del C.D.A. (4% e minimi invariati) che successivamente è stata approvata.
Alcune considerazioni:
innanzitutto occorrerà attendere l'approvazione dei ministeri vigilanti per l'esecutività che andrà in vigore dal 1° gennaio dell'anno successivo (presumibilmente 1.1.2004), secondariamente il sottoscritto ritiene l'intervento della predetta collega fuorviante (ovviamente in maniera involontaria) in quanto vi è una netta differenza tra contributo soggettivo e contributo integrativo.
La pensione minima è pari a otto volte il contributo soggettivo (1.090 euro per il 2003) ed a tale contributo è correlata; il contributo integrativo non è invece riferibile alla pensione minima, quindi, se quanto esposto dalla collega corrispondesse alla realtà, sarebbe comunque correlabile al contributo soggettivo e non all'integrativo. In definitiva ai delegati è sembrato che togliere il minimo avrebbe favorito ulteriormente la speculazione di professionisti esercenti di fatto atra attività, ma in effetti non si trattava del minimo in questione (il precedente Presidente Conti avrebbe detto che si stavano mescolando le mele con le pere).
Se poi si dovesse rilevare una distorsione nel sistema, per cui chi non ha assolutamente bisogno di pensioni Inarcassa, verserebbe i minimi, al fine di ottenere tale pensione (in quanto tale versamento consentirebbe un rendimento non ottenibile con altre forme di investimento) occorrerebbe eliminare la distorsione del sistema in altra maniera, non mantenendo una norma iniqua nei confronti dei contribuenti minimali.

Inabilità temporanea
Finalmente Inarcassa comincia a prendere in considerazione il problema sinora trascurato, stabilendo provvidenze a favore degli iscritti in caso di inabilità temporanea, compatibilmente con le disponibilità di bilancio, ovvero mediante contribuzione facoltativa a carico degli iscritti. Dopo l’approvazione dei Ministeri vigilanti lo statuto aggiornato e variato sarà disponibile sul sito internet di Inarcassa (di interesse l’art. 3 che sarà modificato; normalmente dalla delibera Cassa all’operatività passano un minimo di 3-4 mesi)

Trasparenza rapporto Cassa-iscritti
Ancora una modifica statutaria (vedi quanto sopra detto) questa volta a carico dell’art. 46.
Per gli iscritti è rilevante il fatto che in futuro (presumibilmente dal 2004, dati i tempi tecnici) entro 60 giorni dalla dichiarazione annuale alla Cassa riceveranno una informativa sulla loro posizione previdenziale.

Effetti del condono fiscale ai fini Inarcassa (artt. 7-8-9 Legge 289/02)
Il C.N.D. ha ribadito la solita “linea dura” nei confronti di chi non ha adempiuto ai suoi obblighi, ribadendo che, nel momento in cui Inarcassa verrà a conoscenza di variazioni di imponibili, dovranno essere applicate sanzioni ed interessi.
Sarà quindi opportuno che ognuno valuti globalmente la sua situazione nell’effettuare il condono, perché potrebbero verificarsi casi in cui il cosiddetto condono tombale (art. 9 in cui la legge prevede esplicitamente che i contributi previdenziali non sono dovuti) venga a costare meno degli altri, tenendo conto di quanto dovuto, con interessi e sanzioni, ad Inarcassa. Anche il condono in forma anonima è rischioso, perché se Inarcassa viene a conoscenza della correzione dei redditi chiederà, oltre quanto dovuto, anche interessi e sanzioni con le modalità vigenti all’epoca (in genere sanzioni pari al 100% del dovuto sino all’anno 2000, al 40% del dovuto dal 2001 in poi).
In sostanza un condono tombale (ex lege senza dover versare nulla per contributi previdenziali) potrebbe costare meno di altre forme (in quanto oltre al condono occorrerà mettere in conto quanto dovuto ad Inarcassa, con interessi e sanzioni sopra ricordate).
Nell’occasione il C.N.D. ha anche ribadito la volontà di mantenere la prescrizione dei contributi decennale, oggi in vigore (tutte le altre casse hanno prescrizione quinquennale), ma la retroattività si estende di solito sino al 1981-82 per effetto di (eventuali ma quasi certe) raccomandate interruttive dei termini e del precedente condono.
E’ deprimente pensare che nel 2012, per effetto di lettere (raccomandate) apparentemente insignificanti, Inarcassa possa ancora pretendere di controllare e verificare dichiarazioni del 1982, quando, per lo Stato Italiano, la stessa documentazione potrebbe essere stata distrutta da un ventennio. È in queste occasioni che mi vergogno per conto del C.N.D. che continua a discriminare i suoi iscritti in professionisti di serie A e di serie B (vedansi comunicazioni dell’aprile 2001 e precedenti)

Rappresentatività
Attualmente in seno al C.N.D. il valore dei voti dei vari delegati è differente a seconda del numero degli iscritti all'Ordine, così capita che il delegato architetto di Milano abbia 36 voti mentre chi scrive ne ha 3 mentre, di norma, nelle assemblee di tale tipo ognuno ha diritto ad un voto.
Il problema è stato poi, con scarsa lucidità, mescolato a quello del quorum dei voti necessari per essere eletto (vedansi notizie del novembre 2002 e precedenti contenenti anche le mozioni in merito presentate dal sottoscritto) per cui chi scrive è presente in seno al C.N.D. con poche decine di voti mentre con migliaia di voti altri sono assenti (è il caso del delegato ingegnere di Roma).
Inoltre, a complicare il problema, si aggiungeva il fatto che un’assemblea di oltre 200 persone (tale è il C.N.D. avendo due delegati per Provincia) è troppo dispersiva per cui da più parti si erano presentate ipotesi di riduzione del numero dei Delegati (proposte Micheli 1, Micheli 2, Micheli 3, Chiovini e Brodolini). Tali ipotesi differivano, oltre che per i numeri da prendere come riferimento, anche per l’impostazione, in quanto, oltre a prevedere scaglioni di voti, alcune prevedevano una base elettiva provinciale (senza distinguere tra ingegneri ed architetti), altre regionale (con distinzione tra ingegneri ed architetti).
Il Comitato Ristretto Statuto (C.R.S.) ha presentato in merito una sua relazione in cui, in pratica, chiedeva al C.N.D. di dare direttive ed indicazioni circa la base provinciale o meno (base con più Province, Regionale o Nazionale) e la sua qualità (base di iscritti o di votanti) la suddivisione o meno tra ingegneri ed architetti, l’esistenza o meno di un minimo garantito, un voto a testa o un voto ponderale, l’indicazione del numero ottimale di componenti per il C.N.D. etc.
Nel corso della discussione spuntavano poi numerose altre proposte (circoscrizioni elettorali, elezione tramite rapporto votanti iscritti, scaglioni unici o decrescenti, abolizione del quorum, quorum differenziato a seconda delle dimensioni della provincia o della circoscrizione e chi più ne ha più ne metta dato che la fantasia del C.N.D. è notevole e, se non guidata ed incanalata produce il caos).
Risultato pratico: invece della decina e più di mozioni presentate, si è approvata una mozione di sospensiva tesa a rimeditare la materia.
A questo punto penso sia facilitata la risposta all’indovinello contenuto nel resoconto di novembre 2002.

Alla prossima (luglio 2003, in previsione del prossimo C.N.D. che dovrebbe avvenire in tale data)

BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA


Mettiamo a disposizione di quanti sono interessati il testo della comunicazione che l'Inarcassa ha inviato all'ordine in merito alla Sanatoria
Fiscale ex Lege n. 289/02

Prot. 13668 del 07/05/2003
Oggetto : Sanatoria Fiscale ex Lege n. 289/02


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In attesa che il seguente documento sia disponibile sulla banca dati del CNI è possibile consultarlo con un qualsiasi programma in grado di
gestire files formato TIF.


Prot. 10206 del 29/05/2003

Effetti Previdenziali introdotti con Delega Fiscale Legge n. 80/2003 art. 3 comma 1 lett. C punto 8

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NOTIZIE 4/2003
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
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• Comitato Nazionale dei Delegati del 20 giugno 2003

- bilancio consuntivo 2002

• Comitato Nazionale dei Delegati del 2 luglio 2003

- condono e concordato fiscale

- variazione contributo integrativo (dal 2 al 4%)

- prescrizione quinquennale

- supplementi di pensione

• Convegno del 3-4 luglio 2003

“Quale modello previdenziale per una professione in evoluzione”

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• Comitato Nazionale dei Delegati del 20 giugno 2003

Il Comitato Nazionale dei Delegati (C.N.D.) del 20 giugno 2003 ed aveva quale unico argomento l’approvazione del bilancio consuntivo 2002.

C’è da dire che il bilancio, pur ampiamente positivo, è andato al di sotto delle previsioni soprattutto per la crisi dei mercati borsistici sia a livello nazionale
che internazionale (tendenza al ribasso che ormai comincia ad andare al terzo anno consecutivo).

Come già riferito in precedenti comunicazioni Inarcassa, pur avendo in campo borsistico avuto risultati complessivamente negativi, ha ottenuto risultati
migliori di altri investitori, tanto da ottenere il riconoscimento europeo quale migliore investitore istituzionale.

Gli esperti e le tendenze del primo semestre 2003 lasciano intravedere timidi degnali di ripresa, in ogni caso gli investimenti Inarcassa dovranno essere valutati
nell’arco di decine di anni e non nel singolo periodo, e gli esperti prevedono (storicamente) che in tali periodi si abbia un ritorno positivo.

Chi vuole saperne di più sul bilancio troverà ulteriori dettagliate notizie nel trimestrale di Inarcassa (n. 2/2003 di prossima spedizione).

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• Comitato Nazionale dei Delegati del 2 luglio 2003

Il Comitato Nazionale dei Delegati (C.N.D.) del 2 luglio 2003 si è aperto, come di consueto con le comunicazioni del Presidente.

- condono e concordato fiscale

Tra le attualità interessanti vi è una vistosa retromarcia degli Uffici di Inarcassa nei confronti del condono e concordato fiscale.

Infatti nel precedente C.N.D. si era data ai delegati l’informazione che, in caso di condono diverso dal tombale) sulle maggiori cifre dichiarate oltre agli
interessi sarebbero scattate le sanzioni; ora, sia in riferimento al condono che al concordato fiscale si afferma l’esatto contrario, cioè i nuovi redditi si
formerebbero al momento del condono o del concordato, pertanto è da tale data che vanno fatte le conseguenti dichiarazioni ad Inarcassa, e le eventuali
sanzioni scattano solo se si superano i termini a far tempo da tale data (ovviamente gli interessi si applicano in quanto i maggiori redditi concorreranno
all’importo pensionabile).

- variazione contributo integrativo (dal 2 al 4%)

Non appena si avrà l’approvazione dei Ministeri sarà dato ampia pubblicità al provvedimento al fine di evitare per quanto possibile errori da parte degli
iscritti

Il C.N.D. è proseguito con i vari argomenti all’O.D.G. tra cui

- prescrizione quinquennale

Finalmente il C.N.D. ha approvato la modifica statutaria per cui anche Inarcassa avrà la prescrizione quinquennale (a partire dal 1.1.2004 la prescrizione non
sarà più decennale, salvo ovviamente il placet dei Ministeri Vigilanti).

Non avendo la modifica effetto retroattivo tutte le irregolarità commesse sino al 31.12.2003 si prescriveranno con effetto decennale (31.12.2013) mentre le
irregolarità commesse dal 1.1.2004 si prescriveranno con effetto quinquennale (1.1.2009).

In ogni caso gli uffici hanno fatto sapere di aver inviato lettere interruttive dei termini a tutti coloro che non hanno un iter contributivo o dichiarativo cristallino,
per cui tutte le possibili prescrizioni (ad oggi potenzialmente note) sono state interrotte.

- supplementi di pensione

Finalmente, dopo lunghi tentennamenti e ripensamenti, il C.N.D. ha approvato le modifiche relative ai supplementi di pensione, supplementi che, nati in un
periodo in cui occorreva compensare pensioni troppo risicate, oggi andavano ad incidere illogicamente sui bilanci Inarcassa.

Il nuovo metodo di calcolo dei supplementi è un metodo contributivo a base quinquennale (vedasi convegno per ulteriori chiarimenti), metodo teoricamente
usabile nei confronti di tutti gli iscritti (siano essi liberi professionisti che pensionati di altro ente o pensionati Inarcassa) che finalmente (almeno in una parte
delle prestazioni) tratta in pari maniera tutti gli iscritti.

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• Convegno del 3-4 luglio 2003

Preliminarmente si rinvia agli articoli sul trimestrale di Inarcassa (n. 2/2003 di prossima spedizione)

Vengo al resoconto (stringato in quanto ci sarebbe molto da scrivere, dato l’interesse degli argomenti trattati)

Dopo la brillante introduzione del nostro Presidente, che illustrava le finalità del convegno (implicazioni previdenziali dei processi di riforma del diritto delle
professioni intellettuali, contesto in cui agire, in presenza della previdenza pubblica di primo pilastro e di quella ancora incerta di secondo e terzo pilastro,
architettura previdenziale delle Casse privatizzate, iniziative necessarie per consolidare l'equilibrio di lungo periodo etc. prendevano la parola, in una sequenza
abilmente preordinata, i vari oratori.

Il panorama dei conferenzieri era ampio e qualificato (alte personalità politiche, sia di maggioranza che di opposizione, professori universitari, personalità di
spicco di varie Casse di previdenza il più possibile diversificate, dei vari Consigli Nazionali, esponenti dei maggiori sindacati, esperti del settore, economisti,
ricercatori etc.) e quasi tutti hanno avuto una esposizione chiara e brillante.

Dapprima si è fatto un confronto tra previdenza pubblica e privata (o meglio privatizzata) con particolare riferimento ad Inarcassa. Non ricordo quale relatore
faceva notare alcune sostanziali differenze quali ad esempio che i professionisti non hanno un datore di lavoro che trattenga loro delle quote per il loro
trattamento pensionistico, ed ecco la necessità di intervento delle casse private che sopperiscono a tale carenza trattenendo esse una quota del reddito, e non
hanno il cosiddetto T.F.R. (trattamento di fine rapporto - buonuscita in altri termini) ed ecco ancora che le casse intervengono, nel caso non si raggiunga la
pensione, con la restituzione dei contributi versati (ma non tutti), come fosse una specie di liquidazione.

Queste considerazioni mi hanno ricordato il caso di un collega, pensionato di altro ente per limiti di età che, avendo partita IVA e restando iscritto all’albo, era
nelle condizioni di iscrivibilità ad Inarcassa. Pur non effettuando apposita richiesta di iscrizione faceva regolarmente le dichiarazioni annuali, evidentemente
senza nascondersi in alcun modo ad Inarcassa (pensando, in buona fede, ma dal punto di vista Inarcassa in mala fede, che, se era prevista la restituzione dei
versamenti dopo i 65 anni per chi non raggiunge la pensione - ovviamente il suo caso, fosse del tutto inutile versare e chiedere la restituzione). Esauriti gli
incarichi ed ormai ultra ottantenne restituiva la partita IVA pensando così di aver chiuso con il mondo del lavoro, ma così non era.

Infatti dopo un paio d’anni Inarcassa faceva notare il piccolo particolare del “T.F.R.” o equiparato per i liberi professionisti e faceva due conti: iscrizione con
effetto retroattivo e contemporanea cancellazione, pari e patta mi sembra di sentir dire da qualcuno in lontananza, ma neanche per idea. Tanto doveva essere
versato e tanto deve essere restituito, fin qui va bene, poi interessi per tardivo versamento (solo sul versato e non sul restituito in base ad un “equo concetto di
eguaglianza”) ed una leggera sanzione (il 100% delle somme in giuoco) e voilà che il professionista dovrà versare nelle casse di Inarcassa un centinaio
(ordine di grandezza) di milioni delle vecchie lire ed il “T.F.R.” Inarcassa è servito.

La domanda “sorge spontanea” che previdenza ed assistenza ha fornito Inarcassa? Risposta: iscrizione e cancellazione contemporanea, cioè un semplice pezzo
di carta; lascio a voi le considerazioni circa l’art. 3 dello Statuto Inarcassa che riporto integralmente:

Art. 3 - Scopo

3.1 - Inarcassa, ai sensi dell'art. 38 della Costituzione della Repubblica Italiana, provvede ai compiti di previdenza e assistenza a favore degli iscritti e degli
ulteriori destinatari, individuati dalle norme del presente Statuto; inoltre, compatibilmente con le disponibilità di bilancio, svolge attività integrative a favore
degli stessi iscritti.

3.2 - Le attività previdenziali già stabilite dalle leggi vigenti consistono nella corresponsione delle seguenti prestazioni:

a) pensioni di vecchiaia;

b) pensioni di anzianità;

c) pensioni di inabilità ed invalidità;

d) pensioni ai superstiti, di reversibilità o indirette;

e) rendite.

Ulteriori forme di attività previdenziali possono essere individuate dal Comitato Nazionale dei Delegati con delibera di integrazione del presente Statuto, senza
pregiudizio delle forme di attività imposte dalla legge.

3.3 - Le pensioni e le rendite corrisposte da Inarcassa sono cumulabili con altri trattamenti pensionistici.

3.4 - Le attività assistenziali già stabilite dalle leggi vigenti consistono nella corresponsione della indennità di maternità.

Altre attività di assistenza possono essere:

a) la concessione di contributi per l'impianto dello studio all'ingegnere o all'architetto che si iscriva per la prima volta ad Inarcassa prima del compimento del
35esimo anno di età, se versa in condizioni di disagio economico;

b) la concessione di assegni di studio a favore dei figli dell'iscritto attivo, pensionato o deceduto;

c) la corresponsione di sussidi a favore dell'iscritto attivo o pensionato, ovvero, in mancanza, del coniuge o dei suoi parenti entro il secondo grado, se
versano in condizioni di disagio economico e risultano conviventi ed a suo carico;

d) la concessione di mutui all'iscritto per l'acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dello studio o della casa da adibire ad abitazione principale, anche
stipulando apposite convenzioni con istituti di credito abilitati alla concessione di prestiti a medio e lungo termine e contribuendo parzialmente al pagamento dei
relativi interessi;

e) la prestazione, nei limiti consentiti dalla legge, di forme di tutela sanitaria anche mediante la stipulazione di polizze assicurative a favore degli iscritti e dei
pensionati, con possibilità di estensione al coniuge ed ai familiari a carico, il cui onere verrà sostenuto compatibilmente con le disponibilità di bilancio di cui
al comma 1, ovvero mediante specifica contribuzione facoltativa a carico dei richiedenti.

3.5 - Ulteriori forme di attività di assistenza possono essere individuate dal Comitato Nazionale dei Delegati con delibera di integrazione del presente Statuto.

Mi sembra evidente che nei confronti del professionista XY tutti gli obiettivi dell’art. 3 sono stati raggiunti al contrario, comunque la sanzione avrà almeno
effetto educativo cosicché il professionista non incorra più nello stesso errore (non si sa mai volesse riprendere la partita IVA la cassa è sempre lì vigile e
pronta a fornire le sue prestazioni).

Già mi sembra di sentire la maggioranza dei miei colleghi tuonare “le sanzioni sono previste anch’esse -statuto art 8, 36, 37 ...” ed in mera applicazione della
normativa hanno perfettamente ragione, ma in questi casi personalmente ho vergogna di questa struttura.

Cambiamo argomento ed andiamo ancora alla cronaca del congresso.

Per la prima volta si sono visti collaborare tutti assieme Inarcassa, C.N.A., C.N.I., sindacati etc. e questo è già un buon segno.

Tra gli argomenti le differenze tra sistema contributivo (i trattamenti pensionistici sono la conseguenza dei contributi versati dai singoli) e retributivo (chi è in
fase lavorativa contribuisce con i sui versamenti a chi in quel momento gode di trattamenti pensionistici) sono stati al centro del dibattito, con i loro pro e
contro, anche in una visione temporale del problema. E’ ovvio che in fase di avvio se si vuole cominciare subito a fornire i trattamenti pensionistici il
retributivo è il solo sistema efficace, mentre a regime il sistema contributivo è quello che fornisce garanzie di funzionalità al sistema; nel transitorio il sistema
misto è praticamente obbligatorio, ma non è detto che per forza si debba andare al contributivo puro.

Ad oggi Inarcassa, in fase di crescita di iscritti (siamo già quota 103.000 con un aumento del 7% solo nell’ultimo anno), crescita che si prevede anche per i
prossimi anni (lauree brevi), oggi immagazzina capitali in vista di future prestazioni previdenziali; infatti è impensabile ipotizzare una crescita infinita di
ingegneri ed architetti (a meno di non cadere nella famosa barzelletta dell’ingegnere trapezista al circo che, a richiesta, posso raccontarvi).

Ovviamente i Ministeri vigilanti spingono nella direzione del contributivo, ma passare da un sistema all’altro non è né semplice né rapido, in quanto nel
transitorio è ovvio che alcune generazioni debbono sacrificarsi a favore di altre, e se la cosa non è più che graduale ha risvolti fortemente negativi.

Altri argomenti: la riforma universitaria, l'accesso alla professione, nuove forme di esercizio della professione, l’AdEPP (associazione delle casse privatizzate)
e le altre casse di previdenza (gestite nei modi più disparati).

Per finire la previdenza complementare (fondi) e la gestione del patrimonio delle casse (gestione nel lungo periodo etc.).

E praticamente impossibile riassumere i tanti argomenti trattati, uno in particolare però val la pena di ricordarlo: la plurima imposizione fiscale sui capitali delle
casse, dapprima a monte (ad esempio nei fabbricati tassazione in acquisto, ICI etc) poi a valle (sugli utili di gestione etc.) per non dire anche che le prestazioni
(pensioni) vengono ancora tassate, e questa è una stortura tipicamente italiana.

Il sottosegretario Brambilla ha più volte ribadito la condivisione del pensiero di Inarcassa e delle altre casse private, assicurando che, appena si sarà risolto il
nodo relativo al bilancio, la doppia imposizione statale sarà eliminata, e non c’è nessun motivo per non dargli credito.

Nell’augurarvi un’estate serena vi dò appuntamento alla prossima occasione (ottobre 2003, in previsione del prossimo C.N.D. che dovrebbe avvenire in tale
data).

BRODOLINI MARIO-FRANCESCO

DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA



NOTIZIE 5/2003
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
TEL/FAX/Q 071981237 E-MAIL: m.brodolini@fastnet.it

• Urgente Miglioramento e riapertura dei termini della polizza sanitaria base (Unipol/Unisalute)

• Notifiche di contributi e sanzioni

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• Miglioramento e riapertura dei termini della polizza sanitaria base (Unipol/Unisalute)

L’Unipol/Unisalute ha individuato, tramite una apposita commissione medica mista, ulteriori 23 tipologie di interventi chirurgici che, dal 1.6.2003 saranno coperti, senza alcuna spesa aggiuntiva rispetto la precedente polizza.
In considerazione di tali miglioramenti la Società concede, a chi non lo avesse già fatto, di estendere ai familiari tale polizza, alle precedenti condizioni, fino al 31.7.2003.
Essendo pervenuta al sottoscritta la comunicazione in data 30.7.2003 è presumibile che vi sia una proroga su tale termine; in ogni caso il numero verde gratuito di Unisalute 800-114444 è disponibile per chiarimenti dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18 (ulteriori notizie si hanno anche sul sito “www.inarcassa.it”.
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• Notifiche di contributi e sanzioni

La Direzione generale, circa l’oggetto, ha comunicato (oltre che ai Delegati, anche agli Ordini, ai Sindacati, ai Nodi periferici) l’ormai raggiunto remime di controllo, avendo monitorato (confrontato con dati IRPEF, IVA, INPS o altri istituti previdenziali, in automatico e tramite apposito programma computerizzato) la situazione individuale sino all’anno fiscale 2001 compreso.
Questa notizia, abbinata alla recente “prescrizione quinquennale” (in itinere, vedasi precedente comunicato) ed alle “rapide” forme di pagamento MAV, mette Inarcassa in condizioni di individuare eventuali infrazioni (ritardi nei pagamenti, mancate dichiarazioni etc.) in tempi assai brevi, potendole così comunicare agli iscritti in tempi altrettanto brevi (prima del 31.12 di ogni anno, almeno si spera) consentendo a chi non è in regola di farlo nell’anno solare (sanzioni in genere del 15% più interessi) anziché tardivamente (sanzioni un tempo sino al 150-100% ora sino all’80-50-40% sempre più interessi).
Si spera così che il periodo delle megasanzioni sia finito, ed ognuno di noi, se non riceverà a breve potrà stare (relativamente) tranquillo almeno per gli anni sino al 1971.
Occorre spiegare il “relativamente” in quanto ci sono 3 principali casi
1- già avvenuta interruzione dei termini da parte di Inarcassa
2- mancata presentazione della dichiarazione annuale (la cosidetta DICH)
3- evasione totale

1- In passato dal 1992 in poi (condono o altre occasioni di raccomandate A.R.) con comunicazioni spesso scritte in perfetto burocratese, tra le righe Inarcassa ha interrotto il termine decennale (a tutt’oggi ed almeno sino al 31.12.2003, e quando sarà quinquennale comunque non avrà effetto retroattivo) così che chi ha avuto raccomandate A.R. dve ben sincerarsi che non vi sia manifesta o abilmente nascosta l’interruzione dei termini.
2- preliminarmente vale la pena riportare l’art. 38 delllo statuto Inarcassa (che recepisce quanto indicato nella legge 6/81 e 290/80
Art. 38 - Prescrizione dei contributi
38.1 - La prescrizione dei contributi dovuti ad Inarcassa e di ogni relativo accessorio si compie con il decorso di dieci anni.
38.2 - Per i contributi, gli accessori e le sanzioni dovuti o da pagare ai sensi del presente Statuto, la prescrizione decorre dalla data di trasmissione ad Inarcassa, da parte dell'obbligato, della comunicazione di cui all'articolo 36.
La mancata presentazione della DICH annuale comporta quindi anche la non prescrizione (decennale o quinquennale che sia) finché la stessa non viene presentata (ovviamente se dovuta), quindi la cassa può pretendere i contributi in pratica sin dal lontano 1982 (con interessi e sanzioni dell’epoca)
3- L’evasione totale in un certo senso è riconducibile al punto 2 in quanto se si è evasori totali generalmente non si è presentata la DICH (o la si è presentata infedele; le probabilità che un evasore totale abbia presentato delle DICH corrette è nulla o quasi) ed anche in tal caso la cassa può pretendere i contributi sin dal 1982 (più interessi e sanzioni).

Per saper quali dati ha Inarcassa su di noi (l’accesso è personale e limitato per la privacy) è consigliabile fare un giro (o meglio almeno due giri, il primo per avere la password ed il secondo pochi giorni dopo a password ottenuta), ci si potrà quindi rendere conto della correttezza o meno della propria posizione.

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Nell’augurarvi ancora una volta un’estate serena vi dò appuntamento all’ottobre 2003, in previsione del prossimo C.N.D..

BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA



NOTIZIE 6/2003
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
TEL/FAX/Q 071981237 E-MAIL: m.brodolini@fastnet.it

• Comitato Nazionale dei Delegati del 1-2-3-4 ottobre 2003
• Variazione contributo integrativo (dal 2 al 4%)
• Ipotesi di trattamento pensionistico in sostituzione della restituzione dei contributi versati
• Dimissioni del direttore generale
• Bilanci Inarcassa ed altri Enti Previdenziali
• Prestiti agli iscritti, fondi di garanzia etc.
• Previdenza integrativa
• Regolamento elettorale
• Rappresentatività

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• Comitato Nazionale dei Delegati del 1-2-3-4 ottobre 2003

Il recente Comitato Nazionale dei Delegati (C.N.D.) ha avuto la durata di ben 4 giorni consecutivi, al fine di esaurire tutti gli argomenti da trattare; in ordine non cronologico rispetto al C.N.D. si espongono i seguenti punti

• - Variazione contributo integrativo (dal 2 al 4%)
Alla data di svolgimento del C.N.D. ancora non si è avuto riscontro, da parte dei Ministeri Vigilanti, della delibera di aumento (al 4%) approvata dal C.N.D. del 20-21 marzo 2003 (in merito si rinvia al comunicato di marzo 2003 per i particolari).
Dal momento che occorrerà la ratifica (ed eventuali osservazioni saranno da recepire dal C.N.D. presumibilmente di fine novembre prossimo), anche in caso di approvazione, sic et simpliciter, dei Ministeri Vigilanti, solo dagli inizi di dicembre si potrebbe portare a conoscenza degli iscritti la detta variazione, per cui non si avrà il tempo materiale di pubblicizzare e dare operatività alla delibera già prevista in attuazione al 1.1.2004.
Sarà necessaria una moratoria (in pratica un rinvio della operatività della prevista delibera) almeno di vari mesi, per cui la prevista entrata in vigore dal 1.1.2004 è certamente procastinata, e si avrà modo, nei prossimi comunicati, di indicare la data di effettiva entrata in vigore del provvedimento.

• Ipotesi di trattamento pensionistico in sostituzione della restituzione dei contributi versati (proposta di modifica dell'art. 40 dello statuto) per chi non ha maturato i diritti alla pensione

In sintesi la richiesta di modifica dello statuto tende a trasformare la prevista restituzione dei contributi (legge 6/81, 290/90) in un trattamento pensionistico.

In merito allego alcune note da me inviate al Comitato Ristretto che ha allo studio tale proposta.

"Invio alcune note per contribuire a quanto rinviato dal CND, per approfondimenti, al CRS, come da ordine del giorno del CND del 1,2,3,4 ottobre 2003, punto 10, relativo alla proposta di modifica dell'art. 40 dello statuto

1- Tipologia della proposta di modifica statutaria, condivisibilità e necessità di chiarezza.
La richiesta di modifica dello statuto, (firmata da 63 delegati in rappresentanza di 32.823 iscritti), tende a trasformare la prevista restituzione dei contributi (per chi non ha maturato il diritto alla pensione al compimento del 65 anno di età, ed abbia almeno 5 anni di contribuzione) in un trattamento pensionistico reversibile (calcolato, in sostanza, con il metodo contributivo).
Date le finalità di Inarcassa, il fine della proposta modifica statutaria è certamente condivisibile, occorre però tener conto del contesto in cui tale proposta si inserisce.
La proposta infatti è piuttosto generica, e necessita di più chiarimenti, quali l'obbligatorietà o meno del predetto trattamento, restituzione o meno dei contributi versati per un periodo inferiore ai 5 anni etc..

2- Obbligatorietà o facoltatività della proposta.
Se si intende lasciare libera scelta agli interessati, la proposta appare in grandi linee condivisibile (pur con limitazioni più avanti espresse), viceversa occorre tener presente una serie di fattori, in genere negativi, che più avanti si esporranno.
L'eventuale imposizione sarebbe condivisibile solo per posizioni future.

3- Limiti temporali della proposta, diritti delle minoranze, evidenti disparità di trattamento
E' fuori di dubbio che Inarcassa, nata come CNPAIA (Cassa Nazionale Previdenza Assistenza Ingegneri Architetti) fu formata da liberi professionisti, che per successiva facilità espositiva vengono indicati con "A" (all'epoca con esplicita esclusione di professionisti sia pensionati che dipendenti da altro Ente, che per successiva facilità espositiva vengono indicati con "B").
In seguito si sentì addirittura la necessità di rinominare la Cassa col nuovo nome di CNPAIALP (Cassa Nazionale Previdenza Assistenza Ingegneri Architetti Liberi Professionisti) a riprova di quanto affermato.
Ancora oggi Inarcassa è formata da una stragrande maggioranza di liberi professionisti "A", che, in assenza (o più recentemente in presenza di una ristretta minoranza) di rappresentanti di altri professionisti "B" (quali per esempio i pensionati di altro Ente) hanno preso decisioni estremamente impegnative per i professionisti non rappresentati, o scarsamente rappresentati, cioè minoranze assolute di professionisti "B".
Quando, acclaratamente il cosiddetto supplemento di pensione, disponibile per i soli liberi professionisti "A", si dimostrò eccessivamente oneroso per Inarcassa (conseguentemente eccessivamente vantaggioso per i liberi professionisti "A" che ne usufruivano; il Comitato Ristretto a suo tempo, col supporto dell'attuario, fornì dati in abbondanza) nessuno propose di estendere anche ai professionisti "B" quanto oggi si richiede.
Tutt'altro, col proposito di migliorare il bilancio di Inarcassa, il C.R. propose allora in contemporanea una diversa (più restrittiva) metodologia di calcolo del supplemento di pensione (riguardanti i liberi professionisti pensionati di Inarcassa "A"), nonché una decurtazione della restituzione delle somme versate (e dei relativi interessi) ai professionisti "B" (in genere pensionati di altro Ente).
L'esito fu tanto scontato quanto sconcertante in quanto, a colpi di votazioni (con stragrande maggioranza di liberi professionisti "A", "Cicero pro domo sua") fu negata la nuova metodologia di calcolo dei supplementi di pensione, mentre fu approvata la riduzione di capitale ed interessi di quanto versato dagli iscritti"B" (ovviamente senza la minima possibilità difensiva di questi ultimi in fase di votazione).
Oggi, di fronte all'evidenza di dover modificare il trattamento dei supplementi di pensione "A" (che comunque per lungo tempo gli stessi hanno vantaggiosamente sfruttato, per ovvi motivi di sostenibilità, la stragrande maggioranza dei Delegati professionisti "A" proporrebbe di obbligare (in presenza di leggi contrarie 6/81, 290/90) anche i liberi professionisti "B" al trattamento del supplemento di pensione come ora modificato.
Ancora non è chiaro se si vuole sottoporre a tale trattamento tutte le somme versate (ed interessi) dai professionisti "B", oppure solo le somme, come detto, decurtate (e relativi interessi anch'essi decurtati) ma, in ogni caso, la proposta mette a nudo l'evidente disparità di trattamento.
Infatti, se la proposta è di tramutare tutte le somme versate dai professionisti "B" in supplementi di pensione, implicitamente si ammetterebbe, che la precedente decurtazione era illegittima.
Viceversa, se si pretende di sottoporre al supplementi di pensione le somme già decurtate come sopra, implicitamente si ammetterebbe che i versamenti dei professionisti "B" valgono meno di quelli dei professionisti "A", con conferma dell'evidente disparità di trattamento.
A fronte di tali considerazioni l'unica via di uscita dal paradosso precedente è quella di rendere opzionale, per gli iscritti "B", il trattamento del supplemento di pensione.

4- Obiettivo della proposta di modifica statutaria.
La proposta avrebbe come obiettivo, quello di trasformare, la prevista restituzione delle somme versate da iscritti che non raggiungono il minimo di anzianità contributiva (30-35 anni, legge 6/81, legge 290/90) in un trattamento pensionistico calcolato in analogia alla pensione supplementare reversibile (solo per chi abbia almeno 5 anni di contribuzione)

5- Motivazioni.
Presumibilmente in analogia a quanto previsto dall'INPS si vorrebbe introdurre il predetto meccanismo, estrapolandolo dalla normativa di un ente totalmente diverso ed estraneo.

6 - Scopo (presunto) della richiesta di modifica.
Lo scopo, non dichiarato, sarebbe quello di rinviare, nel tempo, la restituzione di somme dovute da Inarcassa ad iscritti che, al momento, non raggiungono l'anzianità contributiva minima (30-35 anni) presupponendo, erroneamente, che tale modifica si traduca in un beneficio economico per Inarcassa.
Si vorrebbe equiparare Inarcassa (cassa privata) ad enti pubblici che hanno presupposti, normative, contribuzioni, organizzazioni e metodologie etc. assolutamente diversi.

7- Metodo di calcolo proposto
Il metodo di calcolo proposto (tipo contributivo), teoricamente non dovrebbe produrre beneficio economico alcuno né ad Inarcassa né agli interessati (diversamente si avrebbe un assurdo in termini).
Occorre però notare che, quando si intende adottare un metodo di calcolo proposto da Enti diversi, per vari motivi, non è corretto adottarne solo una parte (quella che si ritiene più conveniente per l'ente) estrapolandola dal contesto. In tal senso Inarcassa dovrebbe erogare pensioni (o trattamenti pensionistici come sopra detto, a fronte di versamenti almeno di circa 5-10 anni.

8- Libera scelta dei destinatari in relazione alla modifica statutaria proposta; imposizione solo per posizioni future.
Se la modifica statutaria dovesse prevedere l'imposizione, solo per posizioni future, tale modifica potrebbe essere teoricamente condivisibile (praticamente non condivisibile, nella grande maggioranza dei casi, perché essenzialmente inutile), viceversa si avrebbero i possibili risvolti negativi elencati nei punti a seguire

9- Casistica limitata
Vista l'attuale normativa, e quella in itinere (per semplicità si sorvola sulla totalizzazione che complicherebbe ulteriormente il quadro), in sostanza i destinatari della modifica proposta possono distinguersi in tre gruppi,
- i cosiddetti pensionati "baby"
- non pensionati (coloro che non hanno raggiunto i requisiti minimi per trattamento pensionistico né da Inarcassa né da altro Ente)
- pensionati da altro ente per raggiunti limiti di età (limiti attuali o futuri, in genere 65 anni)

10- pensionati "baby"
Si tratta di un gruppo limitato ed in via di esaurimento, in quanto da anni ormai, per normativa nazionale, sono stati posti limiti al pensionamento anticipato, cosiddetto "baby". Il numero limitato dei casi già dovrebbe sconsigliare Inarcassa dal provvedimento proposto (se non per libera scelta del professionista).
I pensionati "baby", all'epoca poco più che quarantenni (eccezionalmente trentantacinquenni se in particolarissime condizioni) sono ormai sulla sessantina, e nel giro di pochi anni avranno tutti raggiunto il previsto limite di 65 anni.
Comunque trattasi di ingegneri o architetti che da decenni hanno già effettuato una loro precedente scelta, supportata da normativa vigente all'epoca, scelta cui si sovrapporrebbe quella impositiva di Inarcassa, con evidente futuro contenzioso (violazione di diritti acquisiti, disparità di trattamento etc.), ovviamente nocivo per tutti.
In definitiva in tal caso è facile prevedere per Inarcassa un risvolto economico negativo.

11- Non pensionati
Trattasi di professionisti che non hanno raggiunto i requisiti minimi per la pensione né da Inarcassa né da altro Ente (neppure ricongiungendo i periodi assicurativi). In sostanza valgono le stesse considerazioni del punto precedente, con l'aggravante che un eventuale trattamento pensionistico "forzoso" precluderebbe teoricamente una eventuale successiva totalizzazione

12- Pensionati da altro ente per raggiunti limiti di età
Trattasi di professionisti che, con le attuali normative, hanno un minimo di 57 anni (salvo rarissimi casi, neppure da prendere in considerazione), ma che nella grande maggioranza dei casi hanno oltre 65 anni. Per tali professionisti il trattamento pensionistico imposto si tradurrebbe, al compimento del 65°-70° anno di età in un trattamento di pochi euro mensili (posso portare un esempio di un collega della mia Provincia che, ultraottantenne, si reca mensilmente all'ufficio postale per riscuotere pochi euro di trattamento pensionistico, originato dall'art. 40, per non aver scelto la restituzione) con ovvio eccessivo dispendio di energie sia per Inarcassa, sia per il pensionato, sia il servizio postale o altro Ente erogatore del trattamento pensionistico. Tra l'altro, con la riforma in itinere, con il limite di età pensionistica minima spostato a 65-60 anni si avrebbe un ulteriore peggioramento della situazione.

13- Contrasti tra legge 6/81, legge 290/90 e statuto eventualmente modificato.
Mi permetto di riproporre un banale vecchio esempio, modificato allo scopo.
In futuro un libero professionista chiede, a norma dell’articolo 20 della Legge 3 gennaio 1981 n. 6, modificata ed integrata della Legge 11 ottobre 1990 n. 290, il rimborso dei contributi versati e relativi interessi, mentre Inarcassa pretenderebbe la trasformazione in trattamento pensionistico dei contributi stessi, a norma dell'art. 40 dello statuto, opportunamente modificato.
A chi darà ragione il Giudice? Prevarranno le Leggi nazionali o lo Statuto di Inarcassa, Ente Previdenziale Privatizzato, ancorché approvato dai Ministeri Vigilanti?"

Una cosa è certa, in tale situazione si aprirà un contenzioso deleterio per tutti.

• - Dimissioni del direttore generale (dott. Caron)
A causa sia dei limiti di età, che di un diverso incarico (ANAS come sembra) il direttore generale, dott. Caron, a far tempo dal 1.12.2003 sarà dimissionario.
Potrebbe sembrare cosa di poco conto, invece, a parere dello scrivente, per Inarcassa si apre un periodo difficile, soprattutto per le capacità dimostrate dal dott. Caron.
Il dott. Caron, infatti, ha dato efficienza alla struttura di Inarcassa, e, con tutto il rispetto per chi, e quando, prenderà il suo posto, ci sarà comunque una difficoltà di rimpiazzo.
Sia per la stima avuta nel rapporto di lavoro, che a titolo personale, auguro al dott. Caron quanto di meglio nel suo prossimo impegno.
In tema di dimissioni ed assunzioni si augura una proficua collaborazione con il dott. Ugo Angerillo, neoassunto.

• - Bilanci Inarcassa ed altri Enti Previdenziali
Purtroppo continua, e va segnalata, la disomogeneità di informazione che viene fornita dalla stampa di settore (e non) circa la situazione economica degli Enti Previdenziali Privatizzati.
Per opportuno confronto i dati dovrebbero essere correlabili, ad esempio se, in bilancio, Inarcassa prevede, per il futuro, una redditività del patrimonio del 2% (solo uno dei tanti parametri di un bilancio), mentre un'altro Ente Previdenziale prevede una redditività del patrimonio del 4%, potrebbe sembrare che Inarcassa si trovi, nel giro di un decennio, in difficoltà, al contrario dell'altro Ente.
In effetti basterebbe uniformare al 2%, o al 4% entrambi gli Enti (e così via per gli altri parametri) per evidenziare che il bilancio Inarcassa è, assieme a quello dei dottori commercialisti, il migliore in assoluto.
Se Inarcassa rifiuta, anche a testate autorevoli, di fornire i suoi dati (peraltro pubblici, ma non correlabili a quelli di altri Enti) è solo perché i dati da fornire al pubblico, in definitiva dovrebbero essere uniformi (ad esempio stesso rischio atteso negli investimenti, etc), altrimenti l'informazione risulterebbe distorta.

• - Prestiti agli iscritti, fondi di garanzia etc.
I Ministeri Vigilanti avevano espresso parere negativo all'argomento proposto da Inarcassa, in quanto non rientrante nelle finalità dello Statuto, tuttavia Inarcassa, più volte, ha evidenziato che tali attività collaterali rientrano in un o scopo sociale tutt'altro che secondario.
E' stata quindi approvata la conseguente modifica statutaria all'art. 3 dello statuto che consentirà (previo approvazione Ministeriale) tale attività.
Inarcassa e la Banca Popolare di Sondrio si sono offerti quali garanti (50% ciascuno) per prestiti agli iscritti per attività professionali, per un totale prestiti di 14.000.000 di euro (circa 28 miliardi in lire); chi ha bisogno di informazioni, appena si avrà l'operatività, troverà tutte le indicazioni sul sito internet di Inarcassa

• - Previdenza integrativa
Emerge sempre più la necessità della previdenza integrativa, proprio per l'indirizzo sempre più teso al metodo contributivo che, nel medio-breve periodo, porterà a trattamenti pensionistici estremamente limitati, insufficienti ai fini della semplice sopravvivenza.
Inarcassa, in tal senso, intende favorire detta previdenza complementare.

• - Regolamento elettorale
Si fa sempre più strada la necessità di modifica di detto regolamento, per snellire e modernizzare le operazioni di voto; si è dato incarico ad apposito C.R. di studiare le modalità per ottimizzare il tutto.
Comunque per il 2005 si prevede un'operazione di voto "mista", parte via Internet (già oggi si è attorno ai 30.000 collegamenti attivi certificati e, teoricamente, sicuri, cioè 30.000 iscritti su poco più di 100.000 potrebbero già votare via internet) parte tramite sistema postale (buste predisposte con codice a barre), con una semplificazione di spoglio, una maggiore rapidità di risultati ed un minor costo delle operazioni. Naturalmente la segretezza del voto sarebbe in ogni caso garantita.

• - Rappresentatività
Ritorno, con amarezza, sull'argomento.
E' infatti evidente che un C.N.D. di oltre 200 persone (tale è il C.N.D. avendo due delegati per Provincia) lavora male, sia per una questione numerica (troppi delegati) sia in quanto il valore dei voti dei vari delegati è differente a seconda del numero degli iscritti all'Ordine (ad esempio il delegato architetto di Milano ha 36 voti mentre chi scrive ne ha 3 (e ce ne sono altri che ne hanno meno); di norma, nelle assemblee di tale tipo ognuno ha diritto ad un voto.
Anche in previsione di un possibile aumento delle province (con conseguente aumento del numero dei Delegati) da più parti si erano presentate ipotesi di riduzione del numero dei Delegati (proposte Micheli 1, Micheli 2, Micheli 3, Chiovini e Brodolini).
In fase di discussione però sono emerse una serie infinita di piccole varianti sul tema, onde il problema è stato sospeso rinviandolo al Comitato Ristretto per approfondimenti (vedansi notizie del novembre 2002 e precedenti contenenti anche le mozioni in merito presentate dal sottoscritto).
Risultato dell’operazione è stato che il Comitato Ristretto ha concluso che il problema era a troppe variabili, per cui a sua volta ha chiesto una serie di indirizzi al Comitato Nazionale che si è espresso tramite votazione.
Con poche votazioni però la situazione si è ribaltata, infatti alla richiesta di mantenere o meno la rappresentanza provinciale ed alla successiva richiesta di mantenere la suddivisione tra ingegneri ed architetti, il doppio “sì” di risposta ha fatto in modo che il numero dei delegati non potesse più diminuire.
Anche l’ipotesi di un voto a testa è ovviamente conseguentemente saltata, quindi si è rinviato tutto per il nuovo studio del Comitato Ristretto (che avrà pochissimo margine di lavoro, in pratica si rimane circa allo stato attuale).
La speranza del sottoscritto, a questo punto è che almeno si corregga un evidente errore nei voti attribuiti ai singoli (errore penalizzante le province con iscritti da 101 a 499, quelle medio-piccole) errore che avevo proposto di correggere nel lontano 1997, errore mai corretto avendolo il CND sempre abbinato ad uno studio più ampio di modifica della materia, studio che ha fatto la fine sopra esposta.

Alla prossima (presumibilmente dicembre 2003, in previsione del prossimo C.N.D. che dovrebbe avvenire a fine novembre)

BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA


NOTIZIE 7/2003
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
TEL/FAX/Q 071981237 E-MAIL: m.brodolini@fastnet.it

• Comitato Nazionale dei Delegati del 27-28 novembre 2003

- Inarcassa a due velocità ??
- Inarcassa miglior investitore europeo
- Rendimento del capitale Inarcassa
- Chiusura uffici nelle prossime festività
- Stato di agitazione del personale Inarcassa
- Non iscrivibilità ad Inarcassa di dipendenti che esercitano la libera professione
- Variazione contributo integrativo (dal 2 al 4%) ancora in itinere
- Ancora sanzioni
- Prevenzione di possibili sanzioni
- Bilancio di previsione 2004
- Regolamento elettorale (proposta di modifica)
- Trasformazione della restituzione dei contributi in supplemento di pensione

• Tetto massimo per indennità di maternità
• Rinnovo del Piano Sanitario Integrativo, estensione ai familiari etc., proroga dei termini
• Notiziario Inarcassa 3/2003
• Considerazioni finali e prossimi interventi

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• Comitato Nazionale dei Delegati del 27-28 novembre 2003

- Inarcassa a due velocità ??
Se si andrà a sbirciare ai punti a seguire si potrà vedere come Inarcassa abbia un dinamismo da far invidia ... all’Europa intera, poi però....
Andiamo per ordine, o per meglio dire in ordine cronologico, con la cronaca, e solo al termine si spiegherà il significato di quanto sopra, rinviando anche a puntate successive.

Riassumo alcuni punti della relazione del Presidente

- Inarcassa miglior investitore europeo
Per il secondo anno consecutivo il premio europeo Ipe quale migliore gestore previdenziale europeo è andato ancora ad Inarcassa, e questa volta non ex aequo (vedasi comunicazione del dicembre 2002). Una giuria internazionale di oltre 50 esperti (di cui solo due italiani) ha attribuito tale premio in funzione di una complessa serie di parametri.

- Rendimento del capitale Inarcassa
Tra le casse di previdenza Inarcassa ha ottenuto un rendimento netto del capitale del 6,9% (anno 2002, per inciso la seconda migliore cassa Italiana ha ottenuto il 4,6%)

- Chiusura uffici nelle prossime festività
Dalle ore 11 del 23/12/03 al 6/01/04 gli uffici saranno chiusi

- Stato di agitazione del personale Inarcassa
Oltre quanto sopra è da segnalare che il personale Inarcassa è (già da oltre un anno) in stato di agitazione per il rinnovo del contratto, quindi ulteriori disagi possono sommarsi a quanto sopra.

- Non iscrivibilità ad Inarcassa di dipendenti che esercitano la libera professione
Una sentenza di tribunale ha definitivamente chiarito che i dipendenti di altro Ente, che esercitano anche la libera professione, non sono iscrivibili ad Inarcassa, neanche su base volontaria.

- Variazione contributo integrativo (dal 2 al 4%, delibera del marzo 2003, vedasi comunicazione precedente)
I Ministeri Vigilanti al momento non hanno autorizzato Inarcassa (e neanche altre casse, quale la cassa Forense etc. con la sola eccezione dei geometri) ad aumentare il contributo integrativo dal 2 al 4%.
Dai giornali si è appreso che mentre la cassa Geometri è stata autorizzata in quanto l’aumento rientrava in un quadro ben più ampio per il risanamento della cassa, così non sarebbe per Inarcassa (cassa Forense etc.).
In effetti, da colloqui vari con i Ministeri il provvedimento, dopo gli opportuni chiarimenti, dovrebbe ottenere l’approvazione, comunque i tempi, prima che divenga operativo, saranno ancora lunghi, anche per la necessaria pubblicizzazione (quanto meno si prevede l’operatività per giugno luglio 2004)

- Ancora sanzioni
Ingegneri ed Architetti evidentemente non brillano in precisione nei confronti di Inarcassa, tanto che lo scorso anno Inarcassa ha inviato ben 45.000 solleciti per avere le famose DICH. mancanti (dichiarazioni annuali sui redditi prodotti e sul volume di affari IVA) ottenendo solo 22.000 risposte (ovviamente tutti gli inadempienti avranno le relative sanzioni).
Gli uffici stimano che in conseguenza di ciò si avranno sanzioni per 93.000.000 di euro (si proprio 93 milioni di euro per un periodo indagato di circa un quinquennio) e questo solo ai fini IRPEF, mentre più difficile è la quantificazione ai fini IVA (l’ordine di grandezza è comunque lo stesso).

- Prevenzione di possibili sanzioni
Oltre il doppio avviso prima di qualsiasi scadenza (DICH., versamenti etc) Inarcassa ha già inviato oltre 5.000 lettere a soggetti che potrebbero diventare pensionati di altro ente (cinquantasettenni o più che inviano le comunicazioni ad Inarcassa) ed altre 15.000 sono di prossima spedizione, nella speranza di prevenire eventuali mancate iscrizioni che sarebbero sanzionate in seguito.


• Bilancio di previsione 2004 (ovviamente approvato a larga maggioranza)

In sintesi il Bilancio di previsione 2004 ha buone caratteristiche (contrariamente ad altri bilanci relativi alla dipendenza pubblica).
Alcuni parametri
- rapporto iscritti pensionati che passa da 8,8:1 del 2001 a 9,2:1 del 2002 e, di previsione, 9,6:1 del 2003 tendendo nettamente a raggiungere poi il 10:1 ed oltre nel 2004
- iscritti che passano da 99.586 del 2002 a (previsione) 106.600 del 2003 tendendo a raggiungere le 113.000 unità nel 2004
- pensioni di anzianità che sono appena il 2% delle complessive
- pensioni che passano da 10.587 del 2001 (onere 147.231.000 euro) a 10.875 del 2002 (onere 159.541.000 euro) e, di previsione, 11.340 del 2003 (onere 169.138.000 euro) tendendo a raggiungere poi il numero di 11.340 nel 2004 (onere 182.418.000 euro)
- entrate previste in 627.347.000 euro (di cui 480.319.000 euro di contributi), uscite previste in 286.950.000 euro per un avanzo economico di 328.787.000 euro (da accantonare per future prestazioni)
- indice di copertura tra contributi/pensioni che da 2,3 tende a 2,4 nel 2004
- il patrimonio immobiliare al momento ha un valore lordo di bilancio di 654.905.000 euro ed è soltanto il 29.68 % del patrimonio Inarcassa (il 45,42% sono in campo obbligazionario, il 14,14% in campo azionario, il 10,72% sono in investimenti alternativi)

Note dolenti
- sanzioni che passano da 25.287.000 euro del 2002 a (previsione) 61.500.000 euro del 2003, per fortuna previste in calo nel 2004 per 41.200.000 euro

Non mi dilungo oltre in quanto tutti i dati salienti, al solito saranno prevedibilmente pubblicati sul prossimo numero di Inarcassa.

Inarcassa a grande velocità dunque ?? Si veda in seguito.

• Regolamento elettorale (proposta di modifica)
Nella precedente adunanza un fervore di proposte (voto elettronico, seggio unico, riduzione del quorum etc - vedasi precedente comunicazione) aveva portata alla proposta di nuovo regolamento, che se pur migliorabile aveva già ottime caratteristiche ma ... la privacy dove la mettiamo?
Come congegnato dagli uffici il regolamento non permetteva di avere in tempo reale l’elenco dei votanti (sarebbe poi stato però semplice con una piccola modifica al regolamento avere l’elenco dei non votanti che avessero preventivamente dato in consenso) ma i delegati “vergognosamente” hanno dapprima instaurato un’ignobile gazzarra sull’argomento, poi, messi alle strette, hanno preferito rinviare in toto l’argomento con ciò ribaltando il voto del precedente comitato. Quanto sopra per pochissimi voti di scarto (rinvio al seguito per capire l’importanza di tale votazione di cui non conosco il dettaglio, ma che non mi sorprenderebbe essere poco corretta come spiegherò più avanti).
Quindi in questa occasione Inarcassa a marcia indietro.


• Trasformazione della restituzione dei contributi in supplemento di pensione (art. 40 ed altri dello statuto da modificare, ipotesi di trattamento pensionistico in sostituzione della restituzione dei contributi versati)

Camuffata come modifica generale, la modifica in pratica andava ad incidere principalmente sui pensionati di altro ente che, sballottati a destra e manca, loro malgrado, venivano, come da proposta, costretti ad una sorta di mini pensione calcolata con in nuovo fiammante metodo contributivo studiato per ridurre i precedenti insostenibili privilegi dei liberi professionisti (pensionati Inarcassa ed ovviamente non pensionati di altro ente). Perché ora e non prima tale proposta? La domanda è retorica: prima Inarcassa perdeva capitali a favore di pensionati Inarcassa, liberi professionisti puri “di serie A”, ed a questi ultimi andava più che bene. Con il nuovo metodo di calcolo contributivo Inarcassa non può che guadagnarci, ergo il sistema “deve” essere esteso anche ai pensionati di altro ente, professionisti “di serie B”.
Il sottoscritto in merito prendeva la parola facendo notare quanto sopra, poi stendendo un pietoso velo sul passato proponeva, stessi oneri, stessi onori. Tanto per cominciare eliminazione dell’art. 31 dello statuto chiaramente discriminante (vedasi inserto in Inarcassa 3/2003 che dovrebbe essere pervenuto a tutti da poco).
Ovvio che l’approvazione di una qualsiasi modifica con tale discriminante era troppo “sporca” un pò come la proposta restituzione del 70% dei contributi (vedasi precedenti comunicazioni dell’anno 1999, restituzione poi trasformata in 95%).
Che fare? Ovvio il rinvio ad un successivo C.N.D. ove spero proprio non si voglia riproporre tale vergogna, ma ... l’esperienza insegna e quasi quasi sarei pronto a scommettere che l’argomento, condito ovviamente in salsa diversa, ma tale e quale nella sostanza, tornerà all’ordine del giorno per immolare alla causa dei professionisti puri “di serie A” i soliti agnelli professionisti “di serie B” che, in ovvia minoranza non possono che subire. Già perché in Inarcassa i diritti delle minoranze possono essere calpestati a piacimento.
Quindi anche in questa occasione, questa volta per fortuna, Inarcassa a marcia indietro.
Per le considerazioni finali rinvio all’ultimo argomento.


• Tetto massimo per indennità di maternità (ulteriore aggiornamento)

Come da Legge 289/03 (modifiche al T.U. D.Lgs 151/01 il tetto massimo per indennità di maternità per le libere professioniste è stato fissato in cinque volte l’importo minimo annuale, pertanto, dal 29.10.2003 l’importo massimo è divenuto di euro 19.864,00 (in ciò si aggiorna quanto pubblicato sul Notiziario Inarcassa 3/2003 pag. 34, 35.


• Rinnovo del Piano Sanitario Integrativo, estensione ai familiari etc.
Rinviando al Notiziario Inarcassa 3/2003 (pag. 29,30,31) per il dettaglio delle garanzie, costi etc. si fa presente che il termine di scadenza indicato al 31.12.2003 (pag. 29) è stato prorogato al 31.01.2004 con copertura assicurativa senza soluzione di continuità.


• Notiziario Inarcassa 3/2003

Preliminarmente si rinvia ai due punti precedenti per un aggiornamento di alcuni dati riportato nel notiziario.

Si segnalano poi:

- l’art. di pag. 24 Inarcassa sui quotidiani onde poter comprendere come sulla stampa possano trovarsi articoli talora apparentemente discordi circa i dati relativi alle varie casse (vedasi anche precedente comunicato). Per fare un esempio, se Inarcassa prevede che il suo capitale renderà, nei prossimi 20 anni, il 2% (al netto dall’inflazione) composto annuo, ed un’altra Cassa prevede invece un rendimento netto come sopra del 4%, il capitale di Inarcassa, dopo tale periodo, sarà meno di 1,5 volte il capitale iniziale, quello dell’altra Cassa sarà quasi 2,2 volte lo stesso capitale iniziale. Se si estende il periodo a 40 anni (come richiesto dai Ministeri Vigilanti nei bilanci di previsione) il capitale di Inarcassa dopo tale periodo sarà poco più di 2,2 volte il capitale iniziale, quello dell’altra Cassa sarà quasi 5 volte, ed è ovvio che i dati divergono completamente. Altro esempio, se Inarcassa prevede di erogare pensioni con tabelle di mortalità aggiornate (G7 in uso presso le compagnie di assicurazione) in cui il periodo utile di pensione erogabile è magari considerato di 20 anni (è solo un esempio) oltre il 65° anno di età o la data di decesso, mentre un’altra Cassa utilizza tabelle meno aggiornate (quelle Ministeriali ad esempio) e magari considera 15 anni (al posto dei 20, sempre ad esempio) oltre il 65° anno etc, è chiaro che Inarcassa avrà preventivato uscite di oltre il 33% superiori. Se si combinano i due fattori (ovviamente ce ne sono tanti altri) le differenze si amplificano perciò, in fin dei conti, potrebbe essere che, in previsione (troppo prudenziale), si preveda il fallimento di Inarcassa tra 15 anni, mentre l’altra Cassa avrebbe una sostenibilità infinita, contro una realtà che magari è esattamente opposta.

- l’inserto che contiene lo statuto Inarcassa vigente, così come approvato dai Ministeri Vigilanti. E’ ovvio che il riferimento è importantissimo, comunque è da notare come siano già state approvate da Inarcassa, non ancora dai Ministeri, ulteriori modifiche (ad esempio la variazione del contributo integrativo dal 2 al 4%) che pertanto non sono ancora recepite. Per lo statuto in vigore al momento di interesse converrà sempre consultare il sito internet di Inarcassa “www.inarcassa.it”.

• Considerazioni finali e prossimi interventi

Penso di aver dato un’idea, anche se piuttosto vaga di cosa debba intendersi per Inarcassa a due velocità, in successive comunicazioni riprenderò l’argomento sia in negativo (Inarcassa lumaca) che in positivo (Inarcassa che fila come un diretto).


Appuntamento a presto, augurando a tutti un sereno Natale ed un Felice Anno Nuovo.

BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA



NOTIZIE 8/2003
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
TEL/FAX/Q 071981237 E-MAIL: m.brodolini@fastnet.it

• Inarcassa a due velocità.
Inarcassa "tartaruga" o Inarcassa "locomotiva"?

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• Come anticipato nel precedente articolo, cercherò di evidenziare Inarcassa "tartaruga" (come vista in tal senso dal sottoscritto) ripromettendomi di illustrare, quanto prima, Inarcassa sotto l'aspetto "locomotiva".

Quando si gestisce un Ente, soprattutto previdenziale, è obbligatorio gestirlo, oltre che correttamente (indiscutibilmente Inarcassa lo fa), anche in modo chiaro, equo ed efficiente, ed anche se ciò è teoricamente vero, in pratica non lo è.

Rappresentando una Provincia con limitato numero di iscritti ho, per questo, un punto di vista necessariamente condizionato, ma cercherò di trattare l'argomento cercando di fare astrazione da tale condizione.

Se è giusto spendere molto tempo in discussioni nel trattare un argomento di vasta portata in maniera esaustiva, è altrettanto giusto risolvere rapidamente piccoli problemi, arcinoti, su cui vi sono, dichiaratamente, ampie convergenze. Nella realtà così non è, e lo illustrerò ricordando fatti accaduti.

Già all'inizio del primo mandato (anno 1995), nello studiare lo Statuto, notavo un’evidente svista nell'attribuire il numero di voti ai delegati, attribuzione che avveniva in base al numero degli iscritti rappresentati. Infatti era stata omessa, in un caso, la dicitura "o frazione", e ciò determinava un assurdo che sintetizzo con esempi numerici (chi non vuole annoiarsi vada direttamente al sunto che segue.

Province con iscritti sino a 50, voti 1 (sino a 50 "o frazione")
Province con iscritti tra 51 e 100, voti 2 (ulteriori 50 iscritti "o frazione" un ulteriore voto)
Province con iscritti tra 101 e 199, voti 2 (non è un errore ma la conseguenza che ad ulteriori 100 iscritti spetta un ulteriore voto, mancando la dicitura "o frazione", quindi per ulteriori 99 iscritti non si ha nessun aumento; in sintesi Province con iscritti tra 51 e 199 voti 2)
Province con iscritti tra 200 e 299, voti 3 (ulteriori 100 iscritti un ulteriore voto ... idem c.s. mancando sempre la dicitura "o frazione")
Province con iscritti tra 300 e 399, voti 4 (ulteriori 100 iscritti un ulteriore voto ... idem c.s.)
Province con iscritti tra 400 e 499, voti 5 (ulteriori 100 iscritti un ulteriore voto ... idem c.s.)
Province con iscritti pari a 500, voti 6 (vedasi meccanismo precedente)
Province con iscritti tra 501 e 700, voti 7 (ulteriori 200 iscritti "o frazione" un ulteriore voto)
Province con iscritti tra 701 e 900, voti 8 (ulteriori 200 iscritti "o frazione" un ulteriore voto)
e così via aumentando di 1 voto ogni 200 iscritti.

Riassumendo (sunto)
sino a 50 iscritti 1 voto
sino a 199 iscritti 2 voti
sino a 299 iscritti 3 voti
sino a 399 iscritti 4 voti
sino a 499 iscritti 5 voti
per 500 iscritti 6 voti
sino a 700 iscritti 7 voti
sino a 900 iscritti 8 voti
sino a 1100 iscritti 9 voti
e così via un voto ogni ulteriori 200 iscritti

L'errore evidentemente penalizza le Province con iscritti tra 101 e 499 cioè le Province piccole (non le piccolissime, caso peraltro raro) o da un altro punto di vista, favorisce le Province grandi (con oltre 500 o più iscritti).

Facevo notare l'anomalia ad alcuni membri dell'allora Comitato Ristretto Statuto (C.R.S.), che non si meravigliarono, anzi, l'errore era noto, comunque ritenuto poco significativo in termini pratici.
In ogni caso il C.R.S. assicurava che si sarebbe provveduto in merito, ma da lì a 2 anni di distanza, nonostante nel frattempo siano state fatte modifiche statutarie in abbondanza, tale provvedimento rettificativo non fu mai proposto.

Un fatto nuovo si ebbe in occasione del condono, quando il C.N.D. rifiutò di trattare l'argomento per una manciata di voti e, ad un'indagine più approfondita, scoprii che, se lo statuto fosse stato corretto della predetta anomalia, l'argomento (condono) sarebbe stato discusso, anziché rigettato senza discussione.

Con questa forte motivazione, saltando l’inerte C.R.S., proponevo quindi la necessaria modifica statutaria ma, per un altro anno, detta proposta non venne messa all'ordine del giorno (problemi più pressanti dovevano essere discussi).

Pazientando e sollecitando si arrivò alfine all'inserimento di detto argomento all'ordine del giorno, ma la proposta, per ovvi motivi di rapporti di forze tra province con oltre 500 iscritti e province meno numerose, non fu gradita ma, per dare una parvenza di logica detta proposta fu ulteriormente rinviata al C.R.S. per uno studio più ampio. Si ritenne, infatti, di discutere, oltre quanto detto, se fosse giusto che ci fossero delegati dal peso minimo (1 voto) e delegati dal peso rilevante (oltre 30 voti) con una differenza che tendeva sempre più ad ampliarsi. In pratica tutto fu rinviato al C.N.D. del quinquennio successivo (l'attuale).

Qualcuno si starà annoiando e criticherà perché sto portando la narrativa per le lunghe, ma è proprio questa situazione che sto cercando di far capire: il procastinare nel tempo un problema ovvio, ma con risvolti pratici “negativi” per le "grandi" Province.

Rieletto (quinquennio 2000-2005), trovavo spunto dalla mancata elezione di alcuni delegati per mancanza di quorum (tra questi il delegato ingegnere di Roma) per riaprire indirettamente l'argomento stagnante (oltre che quello del quorum, altro reale problema posto sul tappeto).

Al solito, tra impegni più pressanti ed altro, prima dell'inserimento all'ordine del giorno passò più di un anno, per arrivare ... al solito rinvio al C.R.S. per uno studio ancora più ampio ed approfondito di tutta la materia elettorale. In effetti, il Comitato Nazionale dei Delegati (C.N.D.) si poneva l'obiettivo di riformare tutta la materia, anche riducendo il numero dei delegati (un consesso di oltre 200 persone è oltremodo dispersivo), se possibile, arrivando all’auspicata formula "un delegato un voto".

Studiavo allora i vari argomenti correlati e cercavo ancora di portare il mio contributo con una proposta (aggiuntiva alle due esistenti) ottenendo l'effetto contrario.
Durante l'iter della discussione, infatti, tra un rinvio e l'altro, uscirono una miriade di ulteriori proposte perciò si arrivò ancora al ..... solito rinvio al C.R.S. per uno studio ancora più approfondito, che tenesse conto di tutte le proposte emerse.

Naturalmente il C.R.S., dopo aver ristudiato l'argomento arrivò alla conclusione che, in assenza indirizzi chiari, non si poteva avere soluzione, quindi il C.N.D. avrebbe dovuto rispondere ad una serie di domande chiarificatrici.

Ci fu una forte discussione per dare un ordine cronologico a tali domande, in quanto tale ordine avrebbe influenzato il prosieguo dei lavori. Alla fine si deliberò di votare come proposto dal C.R.S. che aveva predisposto un ordine tutt’altro che casuale.

Ed ecco le domande in sintesi.
Mantenere la rappresentanza per provincia? Risposta "si" del C.N.D..
Mantenere la distinzione tra architetti ed ingegneri? Risposta "si" del C.N.D..

Ecco fatto, il numero dei delegati non poteva più diminuire, anzi aumenterà ancora con l'aumentare delle Province (altro che riduzione del numero dei delegati).

Se la prima domanda fosse stata se diminuire o no il numero dei delegati, ritengo che il prosieguo sarebbe stato consequenzialmente stravolto, ma con la logica dei se e dei ma ... non si va lontano. Ma con l'altra logica (quella del rinvio) forse sarebbe stato diverso?

Il seguito era scontato: un voto per delegato? Ovviamente no, in quanto Milano (varie migliaia di iscritti) non può contare come Macerata ed in sostanza è rimasto tutto come prima (e sono passati ben 8 anni e si è perso un bel pò di tempo in discussioni etc.); ovvio il successivo rinvio al C.R.S. ......

Non era forse meglio esaminare in cinque minuti la semplice modifica di rimettere "o frazione" al suo posto?
Ormai sono convinto (sarei ben felice di sbagliarmi) che non si vuole tale modifica (almeno le grandi Province non la vogliono) e tutte le varie proposte hanno avuto solo lo scopo di inceppare il sistema.

Otto anni di stasi sull'argomento sono veramente troppi. Debbo forse ricominciare ex novo per vedere tutto rinviato al 2006, sperando di essere rieletto, per avere un ordine del giorno nel 2008 che rinvierà al 2009 e forse ....

Altro esempio di perditempo? Facile: il regolamento elettorale.
Ci sono le condizioni per istituire il voto telematico (via internet) con ovvi risparmi in tempo e danaro. Che si fa? (la risposta ormai la sapete) rinvio al C.R.S. per uno studio più approfondito. Relazione dello stesso e votazione sui principi .... Questa volta il C.N.D. approva, quindi è cosa fatta: s’introdurrà il voto telematico.

Mai dire quattro ....
Gli Uffici intanto studiano in problema dal punto di vista pratico e portano la loro proposta, il C.R. fa le sue considerazioni etc. sino ad arrivare alla stesura del testo da approvare.
Con tale tipo di voto è più difficile "controllare" le elezioni, allora che si fa se ci si rende conto, strada facendo, di tale fatto? Come inceppare il meccanismo?
Qualche ritocco, in fase di discussione è sempre possibile, ma all'art. 1 comma 1 la discussione “stranamente” si protrae per ore divagando in lungo e largo sinché il Presidente, per evitare il blocco anche dei successivi lavori, interviene e mette le carte in tavola: se non si vuole il voto telematico si dica apertamente. Votazione ed ecco fatto, il voto telematico è bocciato, con uno scarto irrisorio che ovviamente mi fa ripensare alle parole "o frazione" (e chissà come sarebbe andata (aspetto il prossimo verbale per controllare).
Quindi tutto allo "status quo".
E' vergognoso come si possa spendere tanto tempo e denaro per non concludere nulla.

Un esempio di velocità? (rimando peraltro ad un prossimo articolo).
Si viene a sapere che i geometri hanno deliberato l'aumento del contributo integrativo dal 2 al 4%. La cosa ovviamente (maggiore entrata) fa gola, ed all'ordine del giorno della seduta successiva immediatamente l'argomento viene proposto, anche se studiato in via approssimativa: non ci si accorge che deliberare il raddoppio del contributo "sic et simpliciter" significa deliberare il raddoppio anche dei minimi, già di per sé iniqui.
Infatti, il 2% (o 4% se tale diverrà, è un contributo integrativo, quindi non utile ai fini pensionistici) ed è una somma che il professionista incassa (teoricamente) per conto di Inarcassa per poi riversarla, rischiando solo di incorrere in sanzioni, se sbaglia qualcosa nei tempi o nei modi (altro che aggio esattoriale!!!).
Proprio non si capisce perché ci sia un minimo (tra l'altro solo per i pensionati di altro ente e non per i pensionati di Inarcassa). In pratica il concetto è come quello dell'IVA, trattasi di una partita di giro, e neppure il Fisco Italiano chiede dei minimi IVA.
Quando ormai l'assemblea era convinta dell’obiettiva necessità di abolire tale stortura, con la tecnica dell'intervento all'ultimo secondo (dichiarazione di voto), un collega del Nord portava l'esempio della sua Provincia ove professionisti, anche imprenditori, preferivano essere iscritti ad Inarcassa, in quanto con versamenti minimi (in assenza o quasi di fatture) maturavano la pensione minima Inarcassa. La cosa è ovviamente reputata conveniente da tali imprenditori, quindi questi non debbono essere agevolati togliendo loro il minimo.
Ci si è trovati nell'impossibilità di replica a tale assurda dichiarazione (come detto il 2 o 4% non va a fondo pensione); ma poi quanti saranno questi imprenditori così spiantati da pagare i minimi per avere il minimo di pensione Inarcassa? Poi ancora perché, se la cosa è vera, non si mette ulteriormente mano ai minimi soggettivi, quelli utili ai fini pensionistici, evitando di mescolare le pere con le mele (leggasi il contributo integrativo con il soggettivo)?
Nulla da fare, votazione rapida e minimi confermati (per fortuna non raddoppiati). In ogni modo si rinvia al precedente comunicato per gli sviluppi che l'argomento ha avuto.

Visto che ho cominciato a parlare di pensionati di altro ente, anche qui ho un punto di vista necessariamente condizionato, dato che mi trovo in tale situazione, e dal momento che voglio trattare tale argomento, cercherò ancora (nei limiti del possibile) di trattarlo in modo imparziale.

In precedenza ho più volte diviso, schematizzando, gli iscritti ad Inarcassa come iscritti di serie "A" e di serie "B" (la distinzione semplificherà la successiva lettura) e naturalmente occorre intendersi:
- tipico iscritto di serie "B" è l'attuale iscritto in precedenza pensionato da altro ente per limiti di età (pensionato in genere per aver superato i 65 anni di età)
- tipico iscritto di serie "A" è il professionista da sempre libero professionista;

Tra le due figure sopra ben delineate ne esistono altre intermedie:
- iscritto di serie "B" è ancora il professionista che, pur avendo fatto qualche esperienza quale libero professionista, ha principalmente operato quale lavoratore dipendente raggiungendo in tale situazione lo stato di "pensionato di altro ente" avendo superato almeno i 57-58 anni, come da normativa ultra decennale
- iscritto di serie "A" è ancora il professionista che, pur avendo fatto qualche esperienza quale dipendente, non ha protratto tale esperienza troppo a lungo, tornando poi alla posizione di libero professionista

Ma esistono anche scritti la cui posizione non è facilmente riconducibile ad uno dei due casi ("A" o "B), ma che comunque vanno in qualche modo inquadrati, altrimenti non si potrà seguire convenientemente:

- iscritto di serie "B" è ancora il professionista che ha spaziato nei due campi (nel caso del sottoscritto 15 anni quale dipendente, 18 anni quale libero professionista, oltre il periodo studi, militare etc.) ma che alla fine ha conseguito lo status di "pensionato da altro ente"
- iscritto di serie "A" è ancora il professionista che ha spaziato nei due campi ma che alla fine (non arrivando al pensionamento di altro ente) non è stato "bollato" dall'infamante marchio di "pensionato da altro ente"

E già perché la normativa Inarcassa fa dei precisi distinguo (normativa dapprima CNPAIA, poi CNPAIALP, poi Inarcassa, comunque deliberata in assenza di rappresentanza di pensionati di altro ente) e chiarisco:
- normativa ai fini delle entrate Inarcassa, basata sul doppio concetto della assoluta eguaglianza in relazione ai massimi contributivi per gli iscritti di serie "A" o "B", ed assoluta disuguaglianza in relazione ai minimi contributivi (minimi ovviamente ad hoc solo per gli iscritti di serie "A");
- normativa ai fini delle uscite Inarcassa, basata (di fatto) sul doppio concetto della assoluta disuguaglianza in relazione ai minimi delle prestazioni (minimi ovviamente ad hoc per gli iscritti di serie "B"), ed assoluta eguaglianza in relazione ai massimi delle prestazioni (ovviamente di nessun interesse pratico per gli iscritti di serie "B").

Chiacchiere? Diamo un'occhiata alla normativa (lo statuto Inarcassa è pubblicato sul recente numero 3/2003 che ormai dovrebbe essere pervenuto a tutti gli iscritti).

La non iscrivibilità ad Inarcassa di dipendenti che esercitano la libera professione è un dato più volte ripetuto ed ormai acquisito (vedasi precedente comunicazione), perciò il distinguo è obbligatorio.

Primi tre anni a contribuzione ridotta purché l'iscritto non sia ultratrentacinquanne.
La norma è eguale per tutti, ma vorrei proprio vederlo in faccia un pensionato di altro ente con meno di 35 anni (con 20 anni di contribuzione avrebbe dovuto iniziare l'università a .... 15 anni!!!).

La norma trovò la sua giustificazione, oltre che per favorire l'inserimento dei giovani, anche per facilitare l'inizio dell'attività, ma chi va in pensione ed inizia la libera professione a 65 anni (così sostiene Inarcassa) forse non inizia una nuova attività?
La risposta Inarcassa è già stata anticipata: per contribuire ovviamente la risposta è no (nessuna agevolazione, tanto si tratta di un professionista anziano), nei riguardi delle prestazioni ovviamente la risposta è sì, tanto la pensione dopo 30 anni di contribuzione il 65enne la prenderà a 95 anni!!! il 57enne solo ad 87 anni!!!
Tutti uguali quindi, che nessuno osi protestare, assoluta correttezza e trasparenza, tanto il pensionato di altro ente gode di una salute tale da essere considerato "immortale". Se Inarcassa potesse garantire tale situazione di "immortalità" tutti i pensionati di altro ente firmerebbero anche .. il patto con il diavolo ...!

Occorre interrogarsi: quale è in fine principale di Inarcassa?

Riprendiamo lo statuto: a parte prestazioni secondarie (che talora secondarie non sono proprio, perché previste dallo statuto; ad esempio di borse di studio non se ne parla neppure), lo scopo principale di Inarcassa è quello di dare una pensione dignitosa agli iscritti ormai anziani ed alle loro famiglie.
Lo statuto non parla affatto di dare una seconda pensione a chi già è pensionato, tanto è vero che proprio l'art. 31 dello statuto esclude i pensionati di altro ente da qualsiasi tipo di pensione Inarcassa, che non sia quella di vecchiaia (almeno 30 anni di contributi versati).
Che se ne fa un pensionato di altro ente di una seconda pensione (presumibilmente minima) a 95 anni o giù di lì?

Ma, se "i soldi non hanno un'anima" (frase non mia), perché quelli versati dai pensionati di altro ente debbono valere di meno?
Se è vero, come è vero, che i pensionati di altro ente versano come gli altri, perché, ad esempio, in caso di infortunio questi ultimi (di serie "B") non possono avere la pensione come gli altri (di serie "A")?
E questo non è l'unico esempio, ma non voglio annoiare più del lecito.

O si riducono le contribuzioni (mantenendo le disparità di trattamento) o le prestazioni debbono essere, a parità di versamenti, eguali per tutti.

Recentemente si è proposta la trasformazione della restituzione dei contributi in supplemento di pensione sul modello dei pensionati Inarcassa (vedasi articolo precedente che mette in evidenza come il trattamento sia sempre di serie "A" e "B"), ma è chiaro che, a monte, occorrerà equiparare le due situazioni.
Tale ovvia constatazione ha scatenato le ire del recente C.N.D. (composto, a stragrande maggioranza, da iscritti di serie "A", Roma 27-28/11/03), ma, nonostante un proliferare di interventi contrari, è di tutta evidenza che allo stesso contributo debbono corrispondere le stesse prestazioni, non il contrario.

Al limite sarebbe più corretto, da parte di Inarcassa "scaricare" i pensionati di altro Ente, che dalla padella "Inarcassa" finirebbero nella brace "INPS", ma almeno la loro mini-pensione i serie "B" la avrebbero dopo "solo" 10 anni di contribuzione.

Ma i pensionati di altro Ente sono, per Inarcassa, anche delle mucche da mungere che, catturate non si sa come (o meglio si sa, ma non si sa quanto legalmente, se volete vi scrivo un articolo specifico in proposito) alla fine degli anni '80, oggi per nessun motivo al mondo Inarcassa vuole cedere.
Sarebbe ormai ora o di cambiare registro, o di mettere mano alle decisioni di un Comitato dei Delegati che, temporibus illis, decise l'iscrivibilità dei pensionati di altro ente alle seguenti condizioni:
- essere iscritti all'albo professionale,
- essere in possesso di partita IVA (allora anche agricola, tanto per fare un esempio),
- non essere sottoposto ad altra forma di previdenza (il pensionato non lo è)
quanto sopra senza in alcun modo aver sentito il parere degli interessati.

Cosa potevano fare all'epoca i pensionati di altro ente?
Ricorsi per via legale, tutti ovviamente vinti, ma fu una vittoria di Pirro, perché, alla fine degli anni 80 si ebbe un’imprevista svolta legislativa (sollecitata da Inarcassa), sfociata poi nella legge 290/90.
Le carte in tavola erano state cambiate e la Corte di Cassazione, appunto, "cassò" le precedenti sentenze rinviandole ab origine, con la chiara indicazione di tener conto, in eventuali ulteriori procedimenti, della legge 290/90 "lex superveniens", come se gli interessati avessero avuto, a suo tempo, la sfera di cristallo. Quindi, volenti o nolenti, mucche messe nel recinto.

Quale è oggi la situazione?
Inglobati a forza, e con effetto retroattivo, nelle spire di Inarcassa, pochi di serie "B" riuscirono a farsi largo ed inserirsi all'interno della struttura come Delegati (essendo ovviamente in netta minoranza 2-3% circa) per cui, in barba a tutti i diritti delle minoranze, oggi si continua come prima, anzi, peggio di prima in quanto, data la vigente normativa, iscritti di serie "B" che possano inserirsi in Inarcassa ce ne sono sempre di meno.

Quale è la doppia velocità? Trasformato il supplemento di pensione per gli iscritti di serie "A" da retributivo a contributivo (si rinvia ancora all'articolo precedente), in un batter d'occhio Inarcassa ha proposto l'imposizione di tale metodo anche agli iscritti serie "B", disconoscendo normative preesistenti (ultraventennali) in precedenza lasciate tranquillamente invariate quando gli iscritti serie "B" ne chiedevano la modifica.
Almeno quando si vuole modificare un regime, si inseriscono norme transitorie che garantiscano un transitorio adeguato.
Proposta Inarcassa in merito: entro un anno i pensionati di altro ente debbono scegliere se chiedere la restituzione o meno.
All’apparenza il transitorio c’è, ma nella sostanza solo per gli ultrasessantaquattrenni, che nel giro di un anno superino i fatidici 65 anni, ci sarebbe la possibilità di riavere indietro il versato (e non tutto).

Nessuna scelta oggi per il pensionato di altro ente che da lungo tempo, magari oltre 30 anni ha operato la sua scelta, ha versato per oltre 30 anni, ed ora si vedrebbe “costretto” ad una pensione calcolata col metodo retributivo, in sostanza una pensione da fame, da sommare ad una altrettanto pensione da fame ottenuta con i suoi precedenti 20 anni quale dipendente.
Con quale diritto gli iscritti serie "A" scelgono il destino degli iscritti serie "B"?

Il collega architetto di Macerata (di serie “A”) ad ogni votazione sull’argomento commenta così: “con questo voto oggi ti prendo qualche decina di migliaia di euro” (tempo addietro diceva “ ... milioni di lire”) ed in buona sostanza ha perfettamente ragione.

Modifiche statutarie sì, modifiche statutarie no, regolamento elettorale sì, regolamento elettorale no, Pensionati Inarcassa sì, Pensionati di altro ente no, ecco la doppia velocità, a seconda della convenienza delle grosse province e/o dei professionisti di serie "A" si accelera o si ritarda a seconda dell’interesse.

Potrei portare una gran quantità di esempi del genere, ma penso di aver illustrato chiaramente la situazione. Se da una parte spesso mi debbo rallegrare con Inarcassa per lodevoli iniziative, impegno, risultati etc, dall'altra debbo constatare che, finché non saranno superate certe storture, ed ognuno non si sarà spogliato dei suoi interessi, Inarcassa non potrà avere quel consenso così necessario per una gestione da tutti condivisa.

Appuntamento al 2004, augurando a tutti un sereno Natale ed un Felice Anno Nuovo

BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA