NOTIZIE 1/2004
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
TEL/FAX/Q 071981237 E-MAIL: m.brodolini@fastnet.it
• Unipol, nuovo piano assicurativo multigaranzia
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• Con lettera data 29.1.2004 Inarcassa ha comunicato ai Delegati di aver concordato un nuovo piano assicurativo multigaranzie per la persona, esclusivo per gli associati Inarcassa, piano detto “A regola d'Arte”, progettato esclusivamente per Inarcassa.
“A regola d'Arte” non e una polizza tradizionale, ma un paniere di garanzie, specifiche per l'ingegnere e l'architetto, che non è compreso nelle polizze Sanitarie e in quella Responsabilità Civile Professionale, per assicurare agli associati un valore aggiunto più elevato e una migliore qualità e convenienza nel tutelare la persona, affrontando così in modo concreto le esigenze di sicurezza economica nell’attività professionale e nella vita privata.
Le coperture assicurative di “A regola d'Arte” integrano le prestazioni offerte da Inarcassa e intervengono là dove non ne sono previste (alcuni esempi: diaria per ricovero, diaria per ingessatura, invalidità inferiori al 67%, copertura immediata delle invalidità da malattia, erogazione di capitali anziché di rendite).
Per semplicità di presentazione, le garanzie sono raggruppate in base alle principali aree di rischio:
- Infortuni: la copertura privilegia da un lato la tutela degli eventi che hanno una certa gravità e dall’altro l’assicurazione con massimali elevati. Vi e inoltre una particolare condizione che prevede il raddoppio dell'indennizzo in caso di infortunio mortale in cantiere, per tutti gli iscritti che siano assicurati anche con l'RC professionale.
- Malattia: l'assicurazione riguarda il rischio di invalidità, di solito sottovalutato e con ampie zone di scopertura anche nell’ambito dell'assistenza obbligatoria.
- Assicurazione vita: tutela i familiari con un capitale, quando, ad esempio, i figli siano ancora minori, o se dall'Iscritto dipende il reddito del nucleo familiare.
Il piano è strutturato per combinazioni di garanzie e consente all'Iscritto di costruire un'assicurazione del tutto personale assemblando prodotti che sul mercato sono offerti separatamente, evitando sovrapposizioni e inutili duplicazioni di costi. La soluzione e di particolare interesse per i giovani che, come tali, si trovano nella situazione più critica, con l’attività appena avviata e con tutele obbligatorie in genere limitate a causa dei pochi anni di contribuzione.
Le combinazioni sono denominate:
- PRIME copertura globale, che e la formula "tutto compreso" pensata per chi non ha coperture di tipo antinfortunistico e per il giovane Professionista, oppure PRIME copertura individuale o dei familiari che prevede in più la possibilità di estendere l'assicurazione ai familiari.
- EXECUTIVE che offre la massima tutela contro infortuni e malattie invalidanti e, nella versione EXECUTIVE con l'assicurazione vita, ottimizza tutte le possibilità di detrazione fiscale per ottenere il risparmio più elevato.
Per le esigenze di assicurazione della casa è disponibile la particolare combinazione MULTIGARANZIE CASA che prevede uno sconto del 30%. Per tutte le esigenze specifiche che non trovano risposta nelle combinazioni sopra indicate, si potranno utilizzare le polizze tradizionali Unipol con uno sconto del 20% riservato agli Iscritti Inarcassa.
“A regola d'Arte” prevede inoltre una promozione di lancio, fino al 30 Giugno 2004, promozione che premia gli Iscritti assicurati con la polizza convenzione R.C. Professionale (o che scelgono di assicurarsi durante il periodo della promozione), riservando loro condizioni e sconti particolari.
Sul sito internet Inarcassa, alle pagine dedicate, si hanno informazioni più puntuali e dettagliate.
Sul prossimo numero della rivista Inarcassa, di prossima spedizione, sarà inserito un inserto promozionale ed esplicativo della convenzione.
Come per l'RC professionale, i professionisti interessati potranno richiedere tutte le informazioni presso le agenzie Unipol dislocate sul territorio, facilmente rintracciabili, numeri telefonici compresi, all'indirizzo internet riportato anche sul sito Inarcassa: http://www.unipolonline.it/A-Dove_Trovarci/index.html
A presto
BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA
NOTIZIE 2/2004
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
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• Rinnovo del Piano Sanitario Integrativo, estensione ai familiari etc., ulteriore proroga dei termini al 29.2.2004
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• Rinnovo del Piano Sanitario Integrativo, estensione ai familiari etc.
Con recente lettera ai Delegati Inarcassa comunica che, al fine di agevolare
l’estensione ai familiari il termine di scadenza del 31.12.2003, già
prorogato al 31.1.2004 è stato ulteriormente prorogato al 29.2.2004.
Si rinvia al Notiziario Inarcassa 3/2003 (pag. 29,30,31) per il dettaglio delle garanzie, costi etc. ed alla precedente comunicazione relativa al nuovo piano assicurativo multigaranzia Unipol.
BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA
NOTIZIE 3/2004
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
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• Variazione dell'aliquota del contributo integrativo per la Cassa Geometri,
effetti sulle Società di professionisti ed Associazioni
• Proroga dei termini sanatoria fiscale, circolare n. 7/E dell’Agenzia
delle Entrate del 18.2.2004
• Inarcassa a due velocità ??
Inarcassa "tartaruga"? Inarcassa "locomotiva"?
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• Variazione dell'aliquota del contributo integrativo per la Cassa Geometri, effetti sulle Società di professionisti ed Associazioni
Il Comitato Nazionale dei Delegati di Inarcassa, facendo seguito all'aumento
dal 2% al 4% del contributo integrativo della Cassa Geometri, approvato dai
Ministeri Vigilanti in data 27 febbraio 2003, con decorrenza dal 1° gennaio
2004, ha deliberato, nel corso della riunione del 20 marzo 2003, l’incremento
al 4% per il contributo integrativo di Inarcassa. Tale deliberazione, trasmessa
al Ministeri Vigilanti per gli adempimenti di competenza, ai sensi dell'art.
5.4 dello Statuto di Inarcassa e dell'art. 3.3 del D.Lgs. 509194, è tutt'ora
in corso di esame da parte dei Ministeri stessi.
Allo stato attuale, le normative statutarie vigenti, relative alla quantificazione
del contributo integrativo, prevedono l'applicazione di un'aliquota del 2% per
Inarcassa e del 4% per la cassa Geometri creando una serie di richieste di chiarimenti
da parte di Associazioni e Società di professionisti.
Occorre precisare che ogni professionista deve calcolare il contributo applicando
l'aliquota dovuta alla sua Cassa.
Un esempio numerico dovrebbe fare chiarezza.
ESEMPIO NUMERICO ESEMPLIFICATIVO
Un’associazione o società è composta da un Ingegnere, un
Architetto e un Geometra partecipanti in base alle seguenti quote:
Ingegnere 35%
Architetto 35%
Geometra 30%
Nel corso dell'anno, l'Ingegnere e l' Architetto applicano, su ogni fattura
emessa dalla società o associazione, una maggiorazione pari al 2% del
compenso a loro spettante, in base alla quota di partecipazione posseduta, come
contributo integrativo InarCassa; il Geometra dal 1° gennaio 2004 applica,
su ogni compenso una maggiorazione pari al 4% della parte a lui spettante, in
base alla quota di partecipazione posseduta, come contributo integrativo cassa
Geometri.
Se la società o associazione, deve emettere una fattura per euro 15.000,00
(netto da contributo)
contributo integrativo dell'Architetto 15.000,00 x 35% x 2% = 105,00
contributo integrativo dell'Ingegnere 15.000,00 x 35% x 2% = 105,00
contributo integrativo del Geometra 15.000,00 x 30% x 4% = 180,00
Totale contributi integrativi euro 390,00
Ne segue la fattura
imponibile euro 15.000,00
contributi integrativi euro 390,00
IVA 20% euro 3.078,00
Totale fattura euro 18.468,00
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• Proroga dei termini sanatoria fiscale, circolare n. 7/E dell’Agenzia delle Entrate del 18.2.2004
InarCassa informa che ingegneri, Architetti, Società di professionisti
e Società di ingegneria che intendono avvalersi della sanatoria fiscale
(L. 289/02-Finanziaria 2003 e L. 350/03 Finanziaria 2004 e successive modifiche
ed integrazioni) dovranno regolarizzare la propria posizione contributiva presso
Inarcassa, entro 60 giorni dalle scadenze stabilite per la sanatoria fiscale,
provvedendo a determinare i maggiori contributi dovuti sul maggior reddito imponibile
dichiarato.
Il versamento dell'importo relativo al debito contributivo complessivo dovrà
essere effettuato sul conto corrente postale n. 182006 intestato ad Inarcassa,
via Salaria 229 - 00199 Roma, precisando il numero di matricola e la causale
di versamento “Contributi previdenziali per condono fiscale”.
Inoltre entro lo stesso termine dovranno trasmettere ad InarCassa copia della
dichiarazione inviata all’Agenzia delle Entrate con l’attestazione
di avvenuto ricevimento della stessa Agenzia e della copia del versamento effettuato.
Inarcassa si riserva di notificare d’ufficio i provvedimenti sanzionatori
applicabili per eventuali irregolarità sia nei termini che nei pagamenti
Si ricordano le prossime scadenze (riporto così come comunicato da Inarcassa ma confesso di averci capito poco)
Prossime scadenze Inarcassa
Condoni L. 289/02-Finanziaria 2003
Concordato fiscale art. 7 e dichiarazione integrativa art. 8
15 giugno 2004 La proroga fiscale al 16 marzo 2004* riguarda:
-tutti i contribuenti che non hanno effettuato versamenti utili al 02.10.03
(data di entrata in
vigore del D.L. 209/03);
16 giugno 2004 -i titolari di redditi prodotti in forma associata che al 25
giugno 2003 hanno ricevuto comunicazione da parte delle società e
associazioni dell'avvenuta definizione.
(*) Attenzione: lo slittamento della scadenza fiscale del 16 marzo al 16 aprile
è stato confermato in sede di conversione in legge del decreto n. 355/03.
Con i decreti del Ministro dell'Economia e delle Finanze e del Direttore dell'Agenzia
delle Entrate dovranno essere rideterminati i termini connessi.
(**) Le società e associazioni avvalendosi della proroga disposta dall’art.
34 D.L 269 devono rendere la comunicazione ai soci dell'avvenuta definizione
entro il 16 aprile 2004. Medesimo termine se vogliono definire il periodo d'imposta
2002. A loro volta i titolari di redditi prodotti in forma associata se intendono
aderire alle sanatorie di cui agli artt. 7 e 8 L. n. 289, devono eseguire il
versamento entro il 17 maggio 2004.
Aliquote di calcolo dei contributi
Contributi soggettivi Contributi integrativi
sul reddito IRPEF sul volume IVA
Anno di riferim. % fino ad euro minimo (2) Anno di rif. % minimo (2)
1996 (1) 6 62.181,41 929,62
1997 6 64.608,76 965,77 1997 (1) 2 289,73
1998 6 65.693,32 981,26 1998 2 294,38
1999 10 66.881,17 996,76 1999 2 299,02
2000 10 67.965,73 1.012,25 2000 2 303,67
2001 10 69.721,68 1.038,07 2001 2 311,42
2002 (3) 10 71.600,00 1.065,00 2002 2 320,00
1) annualità oggetto di condono solo in caso di dichiarazione fiscale
omessa;
2) i contributi minimi sono dovuti dai soli iscritti a Inarcassa;
3) la Legge Finanziaria 2004 prevede la possibilità di estendere le disposizioni
agevolative di cui agli artt.7 e 8 L. n. 289 al periodo d'imposta in corso al
31.12.02, a condizione che la relativa dichiarazione fiscale sia stata presentata
entro il 31.10.03 - la condizione e realizzata se la dichiarazione è
stata presentata in via telematica entro il 03.11/03.
Contributo soggettivo:
L’aliquota percentuale si riduce al 3% sulla parte di reddito eccedente
quello indicato nella terza colonna.
Il contributo dovuto dai professionisti iscritti per la prima volta a Inarcassa
prima del 35° anno di età, e ridotto alla meta per il primo anno
di iscrizione e per i due anni solari successivi
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• Inarcassa a due velocità ??
Inarcassa "tartaruga"? Inarcassa "locomotiva"?
Come promesso nel precedente articolo, cercherò di evidenziare, questa volta, Inarcassa "locomotiva", che almeno ha assunto tale aspetto quanto meno a partire dalla privatizzazione dell'Ente.
Un pò di storia è necessaria soprattutto per chi è giovane, ed ha avuto poche opportunità di conoscere i precedenti (chi non lo è più può saltare tranquillamente la prima parte).
Prima parte
Già dagli anni '60 l'allora C.N.P.A.I.A. (Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Ingegneri ed Architetti) assunse un suo ruolo importante nell'ambito degli Enti Previdenziali ed Assistenziali. L'Ente era nato dalla volontà dei liberi professinisti dell'epoca di dotarsi di un Ente Previdenziale ed Assistenziale.
La prima attività della C.N.P.A.I.A., non essendo dotata di fondi propri, fu proprio quella di reperire fondi, fornendo contemporaneamente delle prestazioni.
Ovviamente, con la cassa azzerata, il metodo non poteva che essere il retributivo, con contributi elevati e prestazioni commisurate ai fondi disponibili (miserrime).
In questa situazione la C.N.P.A.I.A. ottenne dallo Stato che le fosse riconosciuto un contributo extra commisurato all'importo delle opere eseguite a seguito di prestazioni di ingegneri ed architetti (il 2 per mille dell'importo dell'opera). Tale entrata migliorò la situazione cassa dell'Ente.
C’era però il rovescio della medaglia in quanto se l’Ente era sotto l'aiuto legislativo, sottoposto al controllo ed alla sorveglianza statate, tale Ente era anche tenuto ad una gestione obbligatoria, in quanto costretto ad impegnare la maggior parte dei fondi disponibili in titoli di Stato e ad investire il resto in immobili. In tale situazione i rendimenti, se c’erano, erano minimi, ed in definitiva, considerando la svalutazione, il capitale non poteva produrre reddito, anzi lo produceva negativo in relazione all'inflazione.
L'Ente doveva anche gestire vari problemi di difficile soluzione, primo fra
tutti la riscossione del contributo di solidarietà (il 2 %0) e questo
per per una molteplicità di fattori (se ne riportano solo alcuni):
- l’efficienza dei Comuni all’epoca era modesta
- i Comuni non avevano interessi diretti al controllo, quindi fornivano una
collaborazione limitata, che doveva essere sollecitata dall’Ente tramite
(costosi) ispettori (controllori)
- i proprietari o i costruttori non avevano alcun interesse a versarre il 2
%0 quindi, in prima ipotesi, cercavano di non versare e, qualora costretti,
cercavano di limitare i versamenti dichiarando un costo dell’opera il
più basso possibile, con conseguente abbassamento del 2 %0.
ed il contenzioso aumentava sempre più per molteplici motivi:
- i motivi suddetti
- i conteggi degli ispettori, basati su parametri di cubatura, venivano contestati
(presunte non rispondenza al costo dell’opera)
- i costruttori contestavano il fatto che, dovendo versare un contributo di
solidarietà, lo dovevano alle casse degli imprenditori, non a quelle
di architetti ed ingegneri.
Non si poteva andare avanti così, e la C.N.P.A.I.A. chiese ed ottenne una specifica normativa (L.6/81) che ribadisse ex lege quanto sopra e, tra l'altro, ottenenne la trasformazione del 2 per mille sull'importo dell'opera nel 2 per cento (importo di prima applicazione, maggiorabile sino al 5%) sulle fatture professonali (di più facile gestione, e con controllo meno dispendioso).
In sostanza, non riuscendo ad incassare da chi di dovere, si andava a bussare cassa ove era più semplice, cioè presso iscritti (e non iscritti tenuti al versamento solo per solidarietà), rendendo di fatto ingegneri ed architetti (iscritti e non iscritti) esattori che, anziché riscuotere l'aggio esattoriale, in un modo o nell'altro, mettevano anche del proprio, rischiando pure pesanti sanzioni (dalla cassa applicate puntualmente).
Gli effetti positivi della legge, l'aumento di numero di ingegneri ed architetti (e relativi contributi,) con il conseguente (e necessario) accumulo di capitali per prestazioni future agli iscritti, fece aumentare le entrate, a dismisura, ed essendo pressoché costanti le uscite (i destinatari delle prestazioni erano quelli di prima, per cui in alcuni anni, per la concomitanza dei vari fattori, la Cassa fornì circa il 7% delle entrate in prestazioni agli iscritti) si ebbe un ovvio ed obbligatorio accumulo di capitali.
Tale accumulo di fondi fece gola, e lo Stato (sempre in difficoltà economiche) in un modo o nell'altro trovò il modo di venirne in possesso (se la memoria non mi inganna un anno i fondi forzosamente prelevati servirono per pagare le pensioni agli agricoltori).
La C.N.P.A.I.A., prese le contromisure, investendo rapidamente il 100% delle somme diponibili, così che non vi fosse nulla da prelevare, aumentò gli importi delle pensioni ai propri iscritti, abbassò i contributi soggettivi (facendo scendere l’aliquota dal 10 sino al 6%) arrivando ad una vera e propria inversione di tendenza, cioè le somme versate dai contribuenti divennero scarse rispetto alle prestazioni fornite (in breve le prestazioni superavano le contribuzioni).
Tale cambiamento di politica gestionale ben presto evidenziò una futura carenza di fondi, per cui, oltre che fare marcia indietro (per la verità solo in poche situazioni), l’Ente cominciò a ricercare fondi altrove.
Nonostante il nome fosse divenuto C.N.P.A.I.A.L.P. (gli L.P. aggiunti stanno per Liberi Professionisti) la cassa pretese l’ingresso forzoso, tra i contribuenti dei pensionati di altro Ente (assimilandoli in pratica ai neolaureati).
Tale mossa aveva l’indubbio vantaggio di aumentare le entrate Cassa, senza che al momento vi fossero uscite (era praticamente impossibile che i pensionati di altro Ente potessero raggiungere la pensione, che avrebbero raggiunto dopo almeno 30 anni di contribuzione). In più i versamenti, se non trasformati in pensione, erano sì restituibili, ma dopo il compimento dei 65 anni degli interessati, ed erano restituiti (solo a domanda) con interessi del 5% in periodi in cui gli interessi erano nell’ordine del 15-20%, per cui, in sintesi, si aumentavano, al momento, le entrate, con una possibile restituzione, per di più parziale, a tempi lunghi.
Ne derivò un nuovo aumento del contenzioso, ed ancora una volta la C.N.P.A.I.A.L.P. ottenne il supporto legislativo (Legge 290/90).
Ma i tempi stavano cambiando, ed ormai gli Enti Previdenziali interessavano sempre meno le casse statali (sia per la politica sempre più difensiva degli Enti stessi, sia per la necessaria restituzione dei prestiti forzosi, pena la bancarotta delle Casse stesse, con ovvio ritorno dei debiti ancora a carico delle casse statali, un pò come il gatto che si tenta di mordersi la coda).
Erano maturi ulteriori interventi legislativi che sbloccassero tale situazione, ed ecco il Decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 (trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza).
In sostanza, in presenza di talune condizioni e garanzie, gli enti quali la C.N.P.A.I.A.L.P., pur restando sotto il controllo Ministeriale, si sarebbero comportati come Enti privati.
La C.N.P.A.I.A.L.P. fu tra i primi e più attivi Enti a cogliere la nuova
opportunità, e ad accelerare il processo di svecchiamento, con modifiche
sostanziali, divenendo elemento trainante per la formazione e la gestione dell'ADEPP
(Associazione degli Enti Previdenziali Privati).
Inarcassa (questa la nuova denominazione) ormai libera (a parte il predetto
controllo dei Revisori dei Conti di nomina statale o i controlli Ministeriali
sulle delibere statutarie) cominciò (o meglio comincia, dato che è
ora di usare il presente) a comportarsi come Ente gestore di fondi con nuovi
e più efficienti metodi.
Seconda parte
Primo passo obbligato, dopo la privatizzazione, è stato quello di monitorare il capitale esistente (fabbricati e buoni del tesoro), di controllarne la gestione, per poi studiare migliori strategie di investimento.
Le conseguenti innovazioni sono tali e tante che chiedo scusa sin d’ora se non riuscirò a citarle tutte.
Inarcassa acquista programmi di monitorazione e gestione degli immobili così
che in tempi ridotti si arriva ad avere una situazione chiara del patrimonio
immobiliare, della consistenza, del rendimento, dell’impiego, dell’uso
etc.
In breve si migliora la gestione ma i dati relativi al capitale ben presto evidenziano
che il rendimento del capitale, così come impiegato, è modesto
rispetto ad altre forme di investimento; anche la detenzione di buoni del tesoro
evidenzia limiti in tal senso.
Qualche dato che ho reperito a caso tra i miei appunti: il bilancio consuntivo anno 1999 indicava un patrimonio netto di inarcassa di oltre 3.300 miliardi (di lire), il bilancio di previsione 2001 (bilancio poi migliorato a consuntico) al di sopra dei 4.000 miliardi (di lire) e la tendenza è di questo tipo (dovuta anche all'aumento del numero degli iscritti
Inarcassa si dota allora di personale di altissimo livello, in grado dapprima di analizzare ed impostare i problemi, quindi di indirizzare il C.N.D. in decisioni propedeutiche ma basilari (“asset allocation”, gestione del patrimonio mobiliare, strumenti per la misurazione del rischio nella gestione del patrimonio, mercati azionari, fondi comuni di investimento, mercati obbligazionari, rischio di cambio ed anche “assets immobiliari” dividendi, “capital gain”, “trading immobiliare”, “project financing”, progetti di riqualificazione, ricerca di opportunità nel mercato, “higt and best use” etc.) per una più efficiente gestione del patrimonio, con un rischio programmato (ovviamente estremamente contenuto dato il tipo di Ente da gestire).
La struttura diventa tanto efficiente da meritare (a posteriori) il riconoscimento
europeo ad Inarcassa quale migliore investitore istituzionale negli ultimi due
anni (rimando al sito inarcassa.it per una documentazione completa, con tanto
di foto del presidente, arch. Muratorio che ritira il premio).
Talune operazioni sono particolarmente indovinate, tanto che più volte
è capitato di comperare, ad aste pubbliche, immobili di pregio per i
quali, a distanza di pochi mesi, si sono avute offerte di riacquisto per importi
superiori al 50% del prezzo di acquisto all'asta (per inciso Inarcassa non ha
venduto tali immobili in quanto lo scopo strategico al momento non è
quello della rivendita immediata)
I buoni rendimenti del capitale sono però penalizzati dalla fiscalità statale, ed ecco Inarcassa (ed AdEPP) battersi contro l’iniqua doppia tassazione (sul capitale e sulle pensioni) con interventi a tutti i livelli, convegni etc. tanto che ormai anche i vari Ministeri e Ministri hanno dovuto riconoscere (vedasi l'ultimo numero di Inarcassa, pervenuto ad articolo ormai concluso, ma che conferma quanto sopra, basta rileggere quanto scritto sul convegno di Torino) la validità delle posizioni di Inarcassa (e dell’AdEPP). Certo per i provvedimenti pratici bisognerà attendere ancora, ma si è sulla buona strada.
Il processo di informatizzazione va avanti, tra l'altro anche con il progetto “sinia” (controllo incrociato delle posizioni contributive Inarcassa con i dati del Ministero delle Finanze - posizioni IVA - posizioni IRPEF e dati risultanti dagli ordini professionali), e si sta sempre più allargando (INPS, INAIL etc.)
Finalmente Inarcassa si muove anche sul campo assistenziale, con la Polizza Rischio grandi interventi, polizza che di anno in anno migliora e cresce, cui ora si affianca quella sui gravi eventi morbosi, sui piani sanitari integrativi, sino ad arrivare al nuovissimo piano assicurativo multigaranzia, con possibilita (a basso costo) di estensione ai familiari delle polizze menzionate.
Le esigenze di cassa sono sempre e comunque alte, per cui, oltre il rigido controllo delle entrate (con forti penalità sulle evasioni contributive, attenta gestione del capitale) che sulle uscite (eliminazione, nei limiti del possibile, delle “pensioni d’annata”, modifica del meccanismo delle integrazioni di pensione, della restituzione dei contributi), si rende necessario mette mano anche ai contributi soggettivi vengono riportati al 10% (tanti protesteranno, ma in effetti all'epoca della decisione, ed a tutt'oggi, nessun Ente Previdenziale aveva ed ha aliquote inferiori). Inoltre, sulla sci di quanto fatto e ministerialmente approvato dalla cassa Geometri, i contributi intregrativi vengono proposti al 4 %0 , (proposta al vaglio dei Ministeri vigilanti che hanno dato una prima sospensiva).
L’attenzione non si limita solo all'aspetto venale. Inarcassa si muove dinamicamente anche sulle nuove tecnologie, ad esempio è tra i primi Enti riesce a costruire un sito internet degno di tale nome, tanto che potrei smettere di scrivere dirottandovi su http//www.inarcassa.it
Tale sito è sempre più importante in quanto, già per la sua struttura e configurazione, Inarcassa è in grado di rispondere alla maggior parte dei dubbi che gli iscritti possono avere, ed il sito ormai è così interattivo da poter chiarire ad ognuno la propria posizione previdenziale. Inoltre fornisce una notevole serie di servizi, molti anche on line, quali dichiarazioni annuali, le cosidette dich., variazioni anagrafiche, finanziamenti, pagamenti o dilazioni-rateazioni con inarcassa card etc., oltre alla classica normativa, modulistica etc.
Ma non è solo il sito internet a crescere, cresce anche la raggiungibilità
di Inarcassa:
qualche dato fornito dall'allora direttore generale dott. Paolo Caron (oggi
il nuovo direttore è l'ing. Alfio Di Grazia cui va ovviamente, oltre
il saluto, l'augurio di una proficua collaborazione)
- contatti telefonici mensili passati (dati marzo 2001) da 600 contatti telefonici
mensili con gli iscritti (dato di due anni prima) a 6.000 telefonate al mese
(nonostante l'incremento di altri canali di collegamento, internet in primis)
- contatti tra iscritti ed inarcassa circa 32.000 al mese (oltre 1.000 contatti
al giorno) tra posta normale, posta elettronica (e-mail), fax e telefonate (il
mezzo meno indicato).
- contatti via fax, e-mail
- aggiungo che nel tempo sono stati istituiti, a favore del delegato provinciale (non per uso personale, tra l'altro impensabile) un numero verde (che realmente risponde) un contatto fax diretto con la segreteria della Presidenza, e, recentemente, un ulteriore servizio di appuntamento diretto presso Inarcassa (su prenotazione, con anticipo dell'argomento da trattare di almeno di una settimana, così che gli uffici possano essere documentati in occasione dell'incontro).
Spero proprio, nell'interesse di tutti, che tale ultimo servizio sia limitato ad un numero di casi veramente particolari, in quanto eccessivamente impegnativo per tutte le parti.
Debbo riportare una mia personalissima statistica di contatti con Inarcassa, per risolvere problemi degli iscritti con la stessa, o tramite fax, o via e-mail, o via numero verde, che ha dato come risultato la soluzione del problema in tempi brevissimi (3-4 giorni) in oltre l'80% dei casi, ed in tempi brevi (entro10-15 giorni) del 100% dei casi (sempre con problema risolubile a breve).
Prescrizione quinquennale (a partire dal 1.1.2004 senza effetto retroattivo)
Inarcassa ha una struttura di controllo degli iscritti che ormai le consente di agire in tempi brevi, così da rinunciare, di sua volontà, alla vecchia prescrizione decennale.
Altri esempi di efficienza? La capacità di intervenire rapidamente in
situazioni particolari ed imprevedibili. Ad esempio in occasione del sisma del
settembre 1997, al primo CND utile (entro un mese circa) il CDA aveva già
studiato il problema, proponendo uno stanziamento straordinario in favore di
ingegneri ed architetti (iscritti e non iscritti ad Inarcassa) delle modalità
di domanda di contributo con chiare indicazioni, istituzione di una apposita
commissione per l'esame delle situazioni etc..
Nel giro di pochi mesi venivano erogati contributi che coprivano la quasi totalità
dei danni agli studi professionali (compresi macchinari etc) ed in misura leggermente
inferiore delle abitazioni. In altre parole quando ancora lo stato stava studiando
forme e modalità di domanda di contributo, ingegneri ed architetti avevano
già a disposizione il 70-85% della somma necessaria per le loro abitazioni
o i loro studi professionali (macchinario compreso, come da fatturazione in
atti).
Mi fermo qui ma l’argomento non è di certo esaurito.
Alla prossima.
BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA
NOTIZIE 4/2004
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
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• Adeguamenti ISTAT Inarcassa (contributi, pensioni, indennità)
• Mutui fondiari, aumenti di minimi e massimi richiedibili
• Calendario adempimenti Inarcassa
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• Adeguamenti ISTAT Inarcassa (contributi, pensioni, indennità)
Con lettera del 2.3.04 Inarcassa comunica la variazione percentuale ISTAT del 2,5% con decorrenza 1.1.2004, ne conseguono i seguenti aumenti:
- pensioni
la minima diventa di euro 8.920,00 (era di 8.720,00, pari ad 8 volte il contributo
soggettivo minimo)
gli scaglioni di reddito su cui calcolare le pensioni che eccedono la minima
(art. 25 comma 5 dello Statuto, pubblicato su un recentissimo numero di Inarcassa)
sono
1° scaglione euro 37.500,00
2° scaglione euro 56.500,00
3° scaglione euro 65.900,00
4° scaglione euro 75.150,00
- indennità di maternità
per le professioniste iscritte, importo minimo euro 4.075,00, massimo euro 20.375,00
(fermi restando i predetti minimo e massimo l'importo si calcola prendendo come
riferimento il reddito di lavoro autonomo denunciato ai fini fiscali nel secondo
anno precedente l'evento, in misura pari all'80% dei cinque dodicesimi di tale
reddito (cinque dodicesimi dell'80% sono, se interpreto bene, quattro dodicesimi,
cioè un terzo del reddito, ne conseguirebbe che con reddito sino a 12.225,00
si ha la minima, con reddito superiore a 61.125,00 si ha la massima, all'interno
si avrebbe 1/3 del dichiarato fiscale)
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• Mutui fondiari, aumenti di minimi e massimi richiedibili
Con lettera del 5.3.04 Inarcassa comunica la modifica all’art. 6 del
Regolamento mutui fondiari-edilizi che comporta le seguenti modifiche;
con decorrenza 1.3.2004, l’importo minimo erogabile diventa di 20.000,00
euro, il massimo di 200.000,00 euro (erano rispettivamente di 10.300,00 e di
103.300,00 euro).
Su www.inarcassa.it sono chiarite modalità di richiesta etc.
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• Calendario adempimenti Inarcassa
Nulla di nuovo, comunque si rammentano le scadenze comunicate da Inarcassa con lettera del 2.3.04:
iscritti ad Inarcassa
30 giugno 1° rata contributi minimi e maternità
31 agosto Dichiarazione (cosiddetta Dich.) per l'anno 2003
30 settembre 2° rata contributi minimi e maternità
31 dicembre conguaglio dei contributi soggettivo ed integrativo
una prima lettera Inarcassa, in vista della scadenza comunicherà gli importi, ed a ridosso della scadenza la Banca Popolare di Sondrio farà pervenire il MAV per il pagamento (il mancato ricevimento non esonera dal pagamento, ed occorrerà contattare il numero verde 800248464)
i non iscritti con partita IVA sono tenuti al solo rispetto della scadenza del 31 agosto, cioè
31 agosto Dichiarazione (cosiddetta Dich.) per l'anno 2003
31 agosto Versamento del contributo integrativo (2% per il 2003)
Inarcassa, in vista della scadenza invierà, assieme al modello Dich. un bollettino di C/C postale per il versamento del 2% del reddito; in assenza di reddito va comunque effettuata la Dich.
Gli appartenenti a Società di professionisti rispetteranno le scadenze di cui sopra, a seconda se trattasi di iscritti o non iscritti ad Inarcassa; la comunicazione non comporta obblighi contributivi per la società, ed il contributo integrativo è a carico dei singoli professionisti soci in proporzione alla loro quota di partecipazione che sono tenuti ad indicare nella Dich.
Le scadenze che ricadono in giorni festivi o di sabato slittano al primo giorno lavorativo utile successivo
La Dich. può essere inviata anche per via telematica da chi è già registrato ad Inarcassa ON line (chi non è registrato e vuole farlo deve fare richiesta on line almeno un mese prima, vedasi precedenti comunicati, oppure le istruzioni direttamente su Inarcassa ON line - consiglio di munirsi di documento di identità non scaduto e di matricola Inarcassa)
Tramite Inarcassa card (carta di credito) si possono versare anche i contributi on line (eventualmente anche rateizzandoli ad interessi convenienti, vedansi on line le modalità, sempre su www.inarcassa.it)
gli importi, ed a ridosso della scadenza la Banca Popolare di Sondrio farà pervenire il MAV per il pagamento (il mancato ricevimento non esonera dal pagamento, ed occorrerà contattare il numero verde 800248464)
Come promesso nel precedente articolo, cercherò di evidenziare, questa volta, Inarcassa "locomotiva", che almeno ha assunto tale aspetto quanto meno a partire dalla privatizzazione dell'Ente.
Un pò di storia è necessaria soprattutto per chi è giovane, ed ha avuto poche opportunità di conoscere i precedenti (chi non lo è più può saltare tranquillamente la prima parte).
Prima parte
Già dagli anni '60 l'allora C.N.P.A.I.A. (Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Ingegneri ed Architetti) assunse un suo ruolo importante nell'ambito degli Enti Previdenziali ed Assistenziali. L'Ente era nato dalla volontà dei liberi professinisti dell'epoca di dotarsi di un Ente Previdenziale ed Assistenziale.
La prima attività della C.N.P.A.I.A., non essendo dotata di fondi propri, fu proprio quella di reperire fondi, fornendo contemporaneamente delle prestazioni.
Ovviamente, con la cassa azzerata, il metodo non poteva che essere il retributivo, con contributi elevati e prestazioni commisurate ai fondi disponibili (miserrime).
In questa situazione la C.N.P.A.I.A. ottenne dallo Stato che le fosse riconosciuto un contributo extra commisurato all'importo delle opere eseguite a seguito di prestazioni di ingegneri ed architetti (il 2 per mille dell'importo dell'opera). Tale entrata migliorò la situazione cassa dell'Ente.
C’era però il rovescio della medaglia in quanto se l’Ente era sotto l'aiuto legislativo, sottoposto al controllo ed alla sorveglianza statate, tale Ente era anche tenuto ad una gestione obbligatoria, in quanto costretto ad impegnare la maggior parte dei fondi disponibili in titoli di Stato e ad investire il resto in immobili. In tale situazione i rendimenti, se c’erano, erano minimi, ed in definitiva, considerando la svalutazione, il capitale non poteva produrre reddito, anzi lo produceva negativo in relazione all'inflazione.
L'Ente doveva anche gestire vari problemi di difficile soluzione, primo fra
tutti la riscossione del contributo di solidarietà (il 2 %0) e questo
per per una molteplicità di fattori (se ne riportano solo alcuni):
- l’efficienza dei Comuni all’epoca era modesta
- i Comuni non avevano interessi diretti al controllo, quindi fornivano una
collaborazione limitata, che doveva essere sollecitata dall’Ente tramite
(costosi) ispettori (controllori)
- i proprietari o i costruttori non avevano alcun interesse a versarre il 2
%0 quindi, in prima ipotesi, cercavano di non versare e, qualora costretti,
cercavano di limitare i versamenti dichiarando un costo dell’opera il
più basso possibile, con conseguente abbassamento del 2 %0.
ed il contenzioso aumentava sempre più per molteplici motivi:
- i motivi suddetti
- i conteggi degli ispettori, basati su parametri di cubatura, venivano contestati
(presunte non rispondenza al costo dell’opera)
- i costruttori contestavano il fatto che, dovendo versare un contributo di
solidarietà, lo dovevano alle casse degli imprenditori, non a quelle
di architetti ed ingegneri.
Non si poteva andare avanti così, e la C.N.P.A.I.A. chiese ed ottenne una specifica normativa (L.6/81) che ribadisse ex lege quanto sopra e, tra l'altro, ottenenne la trasformazione del 2 per mille sull'importo dell'opera nel 2 per cento (importo di prima applicazione, maggiorabile sino al 5%) sulle fatture professonali (di più facile gestione, e con controllo meno dispendioso).
In sostanza, non riuscendo ad incassare da chi di dovere, si andava a bussare cassa ove era più semplice, cioè presso iscritti (e non iscritti tenuti al versamento solo per solidarietà), rendendo di fatto ingegneri ed architetti (iscritti e non iscritti) esattori che, anziché riscuotere l'aggio esattoriale, in un modo o nell'altro, mettevano anche del proprio, rischiando pure pesanti sanzioni (dalla cassa applicate puntualmente).
Gli effetti positivi della legge, l'aumento di numero di ingegneri ed architetti (e relativi contributi,) con il conseguente (e necessario) accumulo di capitali per prestazioni future agli iscritti, fece aumentare le entrate, a dismisura, ed essendo pressoché costanti le uscite (i destinatari delle prestazioni erano quelli di prima, per cui in alcuni anni, per la concomitanza dei vari fattori, la Cassa fornì circa il 7% delle entrate in prestazioni agli iscritti) si ebbe un ovvio ed obbligatorio accumulo di capitali.
Tale accumulo di fondi fece gola, e lo Stato (sempre in difficoltà economiche) in un modo o nell'altro trovò il modo di venirne in possesso (se la memoria non mi inganna un anno i fondi forzosamente prelevati servirono per pagare le pensioni agli agricoltori).
La C.N.P.A.I.A., prese le contromisure, investendo rapidamente il 100% delle somme diponibili, così che non vi fosse nulla da prelevare, aumentò gli importi delle pensioni ai propri iscritti, abbassò i contributi soggettivi (facendo scendere l’aliquota dal 10 sino al 6%) arrivando ad una vera e propria inversione di tendenza, cioè le somme versate dai contribuenti divennero scarse rispetto alle prestazioni fornite (in breve le prestazioni superavano le contribuzioni).
Tale cambiamento di politica gestionale ben presto evidenziò una futura carenza di fondi, per cui, oltre che fare marcia indietro (per la verità solo in poche situazioni), l’Ente cominciò a ricercare fondi altrove.
Nonostante il nome fosse divenuto C.N.P.A.I.A.L.P. (gli L.P. aggiunti stanno per Liberi Professionisti) la cassa pretese l’ingresso forzoso, tra i contribuenti dei pensionati di altro Ente (assimilandoli in pratica ai neolaureati).
Tale mossa aveva l’indubbio vantaggio di aumentare le entrate Cassa, senza che al momento vi fossero uscite (era praticamente impossibile che i pensionati di altro Ente potessero raggiungere la pensione, che avrebbero raggiunto dopo almeno 30 anni di contribuzione). In più i versamenti, se non trasformati in pensione, erano sì restituibili, ma dopo il compimento dei 65 anni degli interessati, ed erano restituiti (solo a domanda) con interessi del 5% in periodi in cui gli interessi erano nell’ordine del 15-20%, per cui, in sintesi, si aumentavano, al momento, le entrate, con una possibile restituzione, per di più parziale, a tempi lunghi
Ne derivò un nuovo aumento del contenzioso, ed ancora una volta la C.N.P.A.I.A.L.P. ottenne il supporto legislativo (Legge 290/90).
Ma i tempi stavano cambiando, ed ormai gli Enti Previdenziali interessavano sempre meno le casse statali (sia per la politica sempre più difensiva degli Enti stessi, sia per la necessaria restituzione dei prestiti forzosi, pena la bancarotta delle Casse stesse, con ovvio ritorno dei debiti ancora a carico delle casse statali, un pò come il gatto che si tenta di mordersi la coda).
Erano maturi ulteriori interventi legislativi che sbloccassero tale situazione, ed ecco il Decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 (trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza).
In sostanza, in presenza di talune condizioni e garanzie, gli enti quali la C.N.P.A.I.A.L.P., pur restando sotto il controllo Ministeriale, si sarebbero comportati come Enti privati.
La C.N.P.A.I.A.L.P. fu tra i primi e più attivi Enti a cogliere la nuova
opportunità, e ad accelerare il processo di svecchiamento, con modifiche
sostanziali, divenendo elemento trainante per la formazione e la gestione dell'ADEPP
(Associazione degli Enti Previdenziali Privati).
Inarcassa (questa la nuova denominazione) ormai libera (a parte il predetto
controllo dei Revisori dei Conti di nomina statale o i controlli Ministeriali
sulle delibere statutarie) cominciò (o meglio comincia, dato che è
ora di usare il presente) a comportarsi come Ente gestore di fondi con nuovi
e più efficienti metodi.
Seconda parte
Primo passo obbligato, dopo la privatizzazione, è stato quello di monitorare il capitale esistente (fabbricati e buoni del tesoro), di controllarne la gestione, per poi studiare migliori strategie di investimento.
Le conseguenti innovazioni sono tali e tante che chiedo scusa sin d’ora se non riuscirò a citarle tutte.
Inarcassa si dota di programmi di monitorazione e gestione degli immobili così
che in tempi ridotti si arriva ad avere una situazione chiara del patrimonio
immobiliare, della consistenza, del rendimento, dell’impiego, dell’uso
etc.
In breve si migliora la gestione ma i dati relativi al capitale ben presto evidenziano
che il rendimento del capitale, così come impiegato, è modesto
rispetto ad altre forme di investimento; anche la detenzione di buoni del tesoro
evidenzia limiti in tal senso.
Qualche dato che ho reperito a caso tra i miei appunti: il bilancio consuntivo anno 1999 indicava un patrimonio netto di inarcassa di oltre 3.300 miliardi (di lire), il bilancio di previsione 2001 (bilancio poi migliorato a consuntico) al di sopra dei 4.000 miliardi (di lire) e la tendenza è di questo tipo (dovuta anche all'aumento del numero degli iscritti
Inarcassa si dota allora di personale di altissimo livello, in grado dapprima di analizzare ed impostare i problemi, quindi di indirizzare il C.N.D. in decisioni propedeutiche ma basilari (“asset allocation”, gestione del patrimonio mobiliare, strumenti per la misurazione del rischio nella gestione del patrimonio, mercati azionari, fondi comuni di investimento, mercati obbligazionari, rischio di cambio ed anche “assets immobiliari” dividendi, “capital gain”, “trading immobiliare”, “project financing”, progetti di riqualificazione, ricerca di opportunità nel mercato, “higt and best use” etc.) per una più efficiente gestione del patrimonio, con un rischio programmato (ovviamente estremamente contenuto dato il tipo di Ente da gestire).
La struttura diventa così efficiente tanto da far meritare (a posteriori)
ad Inarcassa il riconoscimento europeo quale migliore investitore istituzionale
negli ultimi due anni (rimando al sito inarcassa.it per una documentazione completa,
con tanto di foto del presidente, arch. Muratorio che ritira il premio).
Talune operazioni sono particolarmente indovinate, tanto che più volte
è capitato di comperare, ad aste pubbliche, immobili di pregio per i
quali, a distanza di pochi mesi, si sono avute offerte di riacquisto per importi
superiori al 50% del prezzo di acquisto all'asta (per inciso Inarcassa non ha
venduto tali immobili in quanto lo scopo strategico al momento non è
quello della rivendita immediata)
I buoni rendimenti del capitale sono però penalizzati dalla fiscalità statale, ed ecco Inarcassa (ed AdEPP) battersi contro l’iniqua doppia tassazione (sul capitale e sulle pensioni) con interventi a tutti i livelli, convegni etc. tanto che ormai anche i vari Ministeri e Ministri hanno dovuto riconoscere (vedasi l'ultimo numero di Inarcassa, pervenuto ad articolo ormai concluso, ma che conferma quanto sopra, basta rileggere quanto scritto sul convegno di Torino) la validità delle posizioni di Inarcassa (e dell’AdEPP). Certo per i provvedimenti pratici bisognerà attendere ancora, ma si è sulla buona strada.
Il processo di informatizzazione va avanti, tra l'altro anche con il progetto sinia (controllo incrociato delle posizioni contributive Inarcassa con i dati del Ministero delle Finanze - posizioni IVA - posizioni IRPEF e dati risultanti dagli ordini professionali), e si sta sempre più allargando (INPS, INAIL etc.)
Finalmente Inarcassa si muove anche sul campo assistenziale, con la Polizza Rischio grandi interventi, polizza che di anno in anno migliora e cresce, cui ora si affianca quella sui gravi eventi morbosi, sui piani sanitari integrativi, sino ad arrivare al nuovissimo piano assicurativo multigaranzia, con possibilita (a basso costo) di estensione ai familiari delle polizze menzionate.
Le esigenze di cassa sono sempre e comunque alte, per cui, oltre il rigido controllo delle entrate (con forti penalità sulle evasioni contributive, attenta gestione del capitale) che sulle uscite (eliminazione, nei limiti del possibile, delle “pensioni d’annata”, modifica del meccanismo delle integrazioni di pensione, della restituzione dei contributi), si rende necessario mette mano anche ai contributi soggettivi vengono riportati al 10% (tanti protesteranno, ma in effetti all'epoca della decisione, ed a tutt'oggi, nessun Ente Previdenziale aveva ed ha aliquote inferiori). Inoltre, sulla sci di quanto fatto e ministerialmente approvato dalla cassa Geometri, i contributi intregrativi vengono proposti al 4 %0 , (proposta al vaglio dei Ministeri vigilanti che hanno dato una prima sospensiva).
L’attenzione non si limita solo all'aspetto venale. Inarcassa si muove dinamicamente anche sulle nuove tecnologie, ad esempio è tra i primi Enti riesce a costruire un sito internet degno di tale nome, tanto che potrei smettere di scrivere dirottandovi su http//www.inarcassa.it
Tale sito è sempre più importante in quanto, già per la sua struttura e configurazione, Inarcassa è in grado di rispondere alla maggior parte dei dubbi che gli iscritti possono avere, ed il sito ormai è così interattivo da poter chiarire ad ognuno la propria posizione previdenziale. Inoltre fornisce una notevole serie di servizi, molti anche on line, quali dichiarazioni annuali, le cosidette dich., variazioni anagrafiche, finanziamenti, pagamenti o dilazioni-rateazioni con inarcassa card etc., oltre alla classica normativa, modulistica etc.
Ma non è solo il sito internet a crescere, cresce anche la raggiungibilità
di Inarcassa:
qualche dato fornito dall'allora direttore generale dott. Paolo Caron (oggi
il nuovo direttore è l'ing. ** cui va ovviamente, oltre il saluto, l'augurio
di una proficua collaborazione)
- contatti telefonici mensili passati (dati marzo 2001) da 600 contatti telefonici
mensili con gli iscritti (dato di due anni prima) a 6.000 telefonate al mese
(nonostante l'incremento di altri canali di collegamento, internet in primis)
- contatti tra iscritti ed inarcassa circa 32.000 al mese (oltre 1.000 contatti
al giorno) tra posta normale, posta elettronica (e-mail), fax e telefonate (il
mezzo meno indicato).
- contatti via fax, e-mail
- aggiungo che nel tempo sono stati istituiti, a favore del delegato provinciale (non per uso personale, tra l'altro impensabile) un numero verde (che realmente risponde) un contatto fax diretto con la segreteria della Presidenza, e, recentemente, un ulteriore servizio di appuntamento diretto presso Inarcassa (su prenotazione, con anticipo dell'argomento da trattare di almeno di una settimana, così che gli uffici possano essere documentati in occasione dell'incontro).
Spero proprio, nell'interesse di tutti, che tale ultimo servizio sia limitato ad un numero di casi veramente particolari, in quanto eccessivamente impegnativo per tutte le parti.
Debbo riportare una mia personalissima statistica di contatti con Inarcassa, per risolvere problemi degli iscritti con la stessa, o tramite fax, o via e-mail, o via numero verde, che ha dato come risultato la soluzione del problema in tempi brevissimi (3-4 giorni) in oltre l'80% dei casi, ed in tempi brevi (entro10-15 giorni) del 100% dei casi (sempre con problema risolubile a breve).
Prescrizione quinquennale (a partire dal 1.1.2004
In fase di crescita di iscritti (siamo già quota 103.000 con un aumento
del 7% solo nell’ultimo anno), crescita che si prevede anche per i
Prossimi anni (lauree brevi),
12.2003
Altri esempi di efficienza? La capacità di intervenire rapidamente in
situazioni particolari ed imprevedibili. Ad esempio in occasione del sisma del
settembre 1997, al primo CND utile (entro un mese circa) il CDA aveva già
studiato il problema, proponendo uno stanziamento straordinario in favore di
ingegneri ed architetti (iscritti e non iscritti ad Inarcassa) delle modalità
di domanda di contributo con chiare indicazioni, istituzione di una apposita
commissione per l'esame delle situazioni etc..
Nel giro di pochi mesi venivano erogati contributi che coprivano la quasi totalità
dei danni agli studi professionali (compresi macchinari etc) ed in misura leggermente
inferiore
BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA
DELEGATO INARCASSA PROV. DI MACERATA
DOTT. ING. BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
VIA VENIERI N. 1 62019 RECANATI (MC)
Tel/Fax/Q 071981237 e-mail: m.brodolini@fastnet.it
• Comitato Nazionale dei Delegati del 1-2 aprile 2004 (con pesce d’aprile)
- Notizie varie
- Concordato preventivo
- Proposta di modifica degli artt. 22, 23, 30, 31, 40 ed integrazione dell'art.
42 dello statuto (introduzione dei supplementi di pensione per chi abbia maturato
almeno 5 anni di contribuzioni, eliminazione della restituzione dei contributi)
- Proposta di modifica degli artt. 11 e 12 dello statuto (riduzione del quorum
nelle votazioni, numero dei delegati e loro rappresentatività)
- Proposta di modifica del regolamento elettorale (eliminazione del ballottaggio
e modifiche minori)
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• Comitato Nazionale dei Delegati del 1-2 aprile 2004.
- Notizie varie
Primo aprile, attenti allo scherzo, e così è stato (si veda più
avanti; chi è irrefrenabilmente curioso vada subito ai grafici).
Battute a parte vengo al resoconto (mi scuso sin d'ora per la fretta degli
appunti).
Comincio al solito dalla relazione del Presidente, all'insegna dello slogan
"Inarcassa, da esattore a partner" (slogan con pesce d’aprile)
a rilevare i profondi cambiamenti che si sono avuti dagli inizi, quando il fondo
cassa era minimo e la politica non poteva che essere di esazione (per accumulare
i necessari capitali) per arrivare alla situazione attuale, non di maturità
(Inarcassa è un ente ancora relativamente giovane come si evidenzia da
vari parametri ed indicatori) ma certamente di maggiore costruttività
e consapevolezza.
-Parliamo ancora di bilanci.
Il Presidente rammenta i numerosi incontri avuti con il Ministro del lavoro
e delle politiche sociali, Maroni che, dopo vari contatti, ora condivide le
proposte Inarcassa sulle modifiche al collegato alla finanziaria; forse ci sarà
un’ulteriore legge sulla delega, o forse si avranno modifiche presto sotto
altra forma.
Il Ministro concorda infatti sull'istituzione della previdenza complementare
e sanitaria integrativa, già inserita da Inarcassa (in precedenza i Ministeri
avevano espresso seri dubbi in proposito).
Piuttosto il freno che non consente la pratica integrale applicazione della
legge 335/95 è quello economico, infatti dal 1990 ad oggi le tavole di
mortalità indicano un aumento di 5 anni nella vita media, ed i benefici
economici ricercati con la legge 335 /95 si sono vanificati, non consentendo
la prevista inversione di tendenza economica.
Ancora niente di nuovo sulla doppia tassazione e neanche sulla detassazione
della previdenza complementare (ancora motivi economici); sta di fatto che nella
previdenza complementare Inarcassa sconta l'aliquota fiscale del 33%, contro
il 12,5% dell'INPS, ed i passi avanti si fanno solo a parole (grandi sono le
resistenze per motivi economici e lo Stato deve pur far quadrare i suoi bilanci
in modo giusto o ingiusto che sia).
Circa i requisiti minimi per le prestazioni relative all'anzianità l'intervento
del governo, anche sulle casse private, si va mitigando.
E’ accolta la richiesta Inarcassa affinché i nuovi bilanci delle
casse siano effettuati (tutti e per tutte le casse) solo su basi aggiornate
ed eguali per tutti (vedasi precedente articolo); permane ora l'unica differenza
circa il modello di riferimento, che per il Ministero è l'ISTAT (tavole
di mortalità), mentre per Inarcassa si deve far riferimento alle tavole
RG48 (tavole di mortalità usate anche dalle assicurazioni private, che
contengono parametri più prudenti, prevedendo una vita media più
lunga).
Il Ministero indica un nuovo parametro, il punto (o meglio il tempo) di equilibrio
minimo, che sarebbe al 15° anno (novità assoluta, poiché prima
si parlava sempre di indici di copertura finanziaria; tale punto di equilibrio
è il tempo minimo che deve passare per le casse prima che le stesse possano,
di previsione, andare in passivo). Comunque con le tavole proposte (ISTAT) l'obiettivo
sarebbe, per Inarcassa, raggiungibile con maggiore facilità (ma con maggiore
incertezza).
Il Ministero ha poi approvato il bilancio Inarcassa, con la sola raccomandazione
di fare, in futuro, il minimo ricorso a consulenze esterne.
Il rapporto iscritti pensionati negli anni 2002 2003 2004 è cresciuto
(rispettivamente 9,2 9,6 10, in altre parole oggi ci sono 10 lavoratori in attività
per ogni pensionato) a conferma che la popolazione d’Inarcassa è
giovane, come testimonia anche l'incremento +2.2% delle pensioni rispetto l'incremento
delle entrate +7,5% (altro parametro che sta ad Indicare che Inarcassa sta accumulando
fondi per i futuri pensionati).
Il Ministero ha invece bocciato la proposta di modifica all'art. 37 dello statuto,
modifica che prevedeva l'abolizione degli interessi sulle sanzioni. Il Ministero
è contrario in linea di principio perché, anche se di poco, diminuirebbero
le entrate; comunque chiede ulteriori ragguagli circa la sostenibilità
del provvedimento proposto.
Il Ministero ha invece approvato la proposta modifica all'art. 46 dello statuto
(trasparenza nei rapporti con gli iscritti).
In definitiva il Ministero si dimostra molto più attivo del solito, e
questo è un fatto nuovo e positivo.
-Notizie alla rinfusa.
Su fronte delle comunicazioni sono oggi 32814 (in forte crescita) gli iscritti
ad Inarcassa on line, ed è opportuno usare tale servizio gratuito. Per
fare un esempio, un collega ha versato quasi 15.000 euro per ricongiungere presso
Inarcassa anni giacenti presso un altro ente, senza avere alcun ritorno pensionistico,
dato che ha ricongiunto solo anni con versamenti minimi, che, a fronte di una
pensione minima, dopo la ricongiunzione lasciavano ancora la pensione al minimo.
Se avesse usato la simulazione del calcolo della pensione presente in rete,
si sarebbe accorto dell'inutilità dell’operazione e del relativo
versamento.
Sono state superate le 3000 Inarcassa card (carte di credito Inarcassa) numero
previsto da raggiungere a medio termine, ma che è stato raggiunto in
tempi brevi. Tra l'altro Inarcassa card consente di fatto la rateizzazione dei
versamenti ad Inarcassa ad un saggio decisamente buono; anche qui non bisogna
esagerare nelle rateazioni; ad esempio non è conveniente rateare i minimi
mediante il RIB, in quanto solo il costo dei RIB supera il 10% in caso di versamenti
minimi (la percentuale scende all’aumentare degli importi).
Allo scopo di rimediare a tale situazione Inarcassa sta cercando di passare
dalla rata mensile a quella semestrale (riduzione dei costi).
C’è poi il nuovo servizio di finanziamento -on line- per chi ha bisogno di finanziamenti per lo studio o per la casa.
Il nuovo tetto per le indennità di maternità è di 4.075 - 20.375 euro (min - max), ed anche i mutui hanno i nuovi importi 20.000-200.000 euro (min - max).
E' realtà (approvazione Ministeriale) il nuovo indirizzo in materia di prescrizioni delle sanzioni (prescrizione quinquennale) anche se l'effetto non è retroattivo.
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- Concordato preventivo
Il concordato preventivo ha pensato alle casse statali, anche a scapito (talora
esplicitamente dichiarato) delle casse private.
In particolare il comma sette dell'art. 33 del D.L. 30.9.2003 n. 269 (concordato)
non è di gradimento delle casse private in quanto recita ".... Sul
reddito che eccede quello minimo determinato ..... non sono dovuti contributi
previdenziali per la parte eccedente il minimo .... se il contribuente intende
versare comunque ...." che, letto alla lettera, dà facoltà
di versare o meno il supero dei contributi minimi, anche in presenza di redditi
certi e documentati superiori ai minimi (altrimenti non avrebbe senso chiedere
il concordato).
Inarcassa, al contrario, vuole riscuotere per intero il 2% (contributo integrativo)
ed anche il 10% (contributo soggettivo) sull'eccedenza dei minimi, proprio per
la certa e documentabile esistenza dei redditi.
Riguardo al 2% non si tratta, in sintesi, di contributi a carico del tecnico,
ma di un contributo di solidarietà a carico dell'utente finale, equivalente
ad una partita di giro, per cui non dovrebbero esserci problemi, neppure interpretativi.
Non si tratta di contributo previdenziale, ma di somme che il professionista
riscuote in nome e per conto di Inarcassa (legge 86/91, 290/90) e l’eventuale
appropriazione delle stesse da parte del professionista sarebbe appropriazione
indebita.
Circa il contributo integrativo (10% sino al massimo previsto, 3% sulla parte
eccedente il massimo) la cosa è più complicata: alcuni sostengono
che la normativa si riferisce solo alle casse pubbliche, INPS per esempio (cosa
non scritta nella legge), quindi Inarcassa potrebbe comportarsi autonomamente,
altri sostengono che la normativa (peraltro esplicita) valga anche per Inarcassa
(legge universale).
Certo sarebbe singolare che da una parte lo stato prenda un provvedimento contabilmente
dannoso per i bilanci delle casse private, dall'altra vieti alle stesse di rinunciare
agli interessi sulle sanzioni, proprio per non incidere negativamente sui bilanci
(per inciso gli interessi sono misera cosa, per di più impegnano contabilmente
il personale della cassa, e non è chiaro se la rinuncia porti in realtà
ad un vantaggio o ad uno svantaggio, per contro il mancato versamento, di parte
del 10%, e/o del 3% è invece un danno certo e notevole per le casse).
In relazione a quanto sopra il C.N.D. ha approvato, a larga maggioranza un documento
che riafferma l'autonomia di Inarcassa (artt. 22 ,23 dello statuto artt. visti
anche alla luce del D. L.vo 30 giugno 1994 n. 509) soprattutto per dare forza
al C.D.A. per trattare una possibile soluzione con il Ministero.
Pur ritenendo la delibera "contra legem" ho votato a favore con la
motivazione di cui sopra, resta peraltro il fatto che una legge la si applica,
non la si disapprova.
In ogni caso le possibilità di ottenere risultati concreti sono, a mio
parere, estremamente ridotte.
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- Proposta di modifica statutaria degli artt. 22, 23, 30, 31, 40 ed integrazione dell'art. 42
In genere sono sintetico, non lo sarò in questo caso data l’importanza dell’argomento.
Chi segue i miei articoli conosce già i preliminari, e può saltare l'intervento da me predisposto (e non effettuato nei termini riportati come spiegherò più avanti); per gli altri riporto tale intervento (a stralci per brevità) solo per inquadrare il problema.
In merito alla proposta di modifica statutaria degli artt. 22, 23, 30, 31,
40 ed integrazione dell'art. 42 ho letto il commento del dott. Fiore, per molti
versi interessante, e che va analizzato prima delle proposte di modifica statutaria,
...
....... oltre a far riferimento a quanto emerge dalla riforma Dini (legge 335/95)
in poi, occorre estendere le analisi quanto meno all'anno 1981 (legge 6/81 del
3.1.1981) quando i concetti della legge 335/95 erano di là da venire,
ma i pensionati di altro ente esistevano già.
Proprio da quell’epoca e sino al 1995 chi era nell'età, e nelle condizioni, doveva prendere la sue decisioni, evidentemente in assenza della legge 335/95, decisioni che debbono essere viste solo in quest'ottica, perché una scelta di vita di vari decenni addietro va rispettata in relazione al contesto, non interpretata in relazione a parametri odierni.
Per fare un esempio banale, all'epoca un pensionato di altro ente non poteva iscriversi alla CNPAIA neanche volontariamente, mentre oggi è obbligato a farlo, volente o nolente. .......
....... nessuno vuole costruire percorsi di inutilità previdenziale, ma è Inarcassa per prima, nei confronti di pensionati di altro ente, a creare percorsi non lineari; peraltro la restituzione non è una inutilità previdenziale, altrimenti si dovrebbero definite inutilità tutte quelle forme assicurative che prevedono, ad un certo punto della vita, la restituzione dei capitali versati, ma non solo (ad esempio esistono i FIP ed altre forme di contribuzioni ove la restituzione del versato, su volontà dell'interessato, addirittura è certa).
Ciò solo per evidenziare che la restituzione dei contributi è un pò come una buonuscita in un particolare momento della vita (specie per chi non ha necessità di avere un trattamento pensionistico, dato che lo ha già) e questa non è farina del mio sacco, ma è quanto affermato anche da fior di relatori appositamente invitati da Inarcassa anche per il CND.
Proporre opzioni da esercitare entro un anno (o altra data breve che si voglia proporre) è un assurdo per chi tale opzione già la ha esercitata, e da decenni.
Piuttosto mi sento di affermare l’esatto contrario, cioè che sono percorsi di inutilità quei versamenti che non producono alcun effetto previdenziale.
Quando poi un ente previdenziale, anziché fornire una prestazione prevista per legge e per statuto, la restituzione di somme versate, pretende di incamerare, non si sa a quale titolo, tali somme, forzosamente o volontariamente versate che siano, al solo scopo di ottenerne il rimborso a tempo debito, certamente siamo più vicini al concetto dell’appropriazione indebita che al principio solidaristico.
Se poi si vuole prendere esempio dallo stato italiano o da enti sue emanazioni che si appropriano di somme simili (cito ad esempio l’INPS) certo non si sceglie il migliore degli esempi; si possono scegliere esempi migliori (le esose banche o assicurazioni che tuttavia restituiscono i capitali) o peggiori (tanto per farne uno, l’esempio dell’Argentina di qualche anno addietro).
D'altra parte lo statuto non parla di volere o dover dare una seconda pensione ha chi ne ha già una, quindi la restituzione dei contributi non utilizzati non è un fatto così anomalo come viene presentato.
Patti chiari ed amicizia lunga, dice il proverbio, e certamente non si può pensare nell'anno 1981 di escludere i pensionati di altro ente, nel '90 di iscriverli forzosamente per di più con effetto retroattivo (barbaramente applicato) in previsione di una restituzione di contributi ad interesse composto del 5% che improvvisamente diventa una restituzione al 95%, che ora dovrebbe diventare una mini pensione (contributiva), senza innescare un sacrosanto contenzioso, a meno di non concedere il beneficio della scelta ai maggiori interessati.
Nel documento si passa poi all'obiettivo di uguaglianza da raggiungere con le modifiche proposte, tra pensionati Inarcassa e pensionati di altro ente, ma tale obbiettivo andrebbe perseguito preliminarmente ed indipendentemente da dette modifiche.
Un esempio per chiarire questo concetto mi viene suggerito quando, nel documento,
si tracciano gli effetti delle modifiche (cito testualmente)"... in qualità
di pensionato dell'Associazione è esonerato dal pagamento dei minimi
..." (ovviamente il pensionato Inarcassa). Questa è una stortura
(delle tante) che va corretta indipendentemente dalle modifiche proposte. Perché
il pensionato di altro ente dopo l'età pensionabile deve continuare a
pagare i minimi ed il pensionato Inarcassa no? Forse a 65 anni il pensionato
Inarcassa (mi si consenta di dire) rinc......isce (rincitrullisce o altro a
scelta) ed il pensionato di altro ente no?
Ripeto un concetto già tante volte espresso: stessi versamenti, stesse
prestazioni, perché continuare a dividere i professionisti in serie A
e serie B?
Anziché proporre tutta quella serie di modifiche statutarie che non fanno altro che mettere toppe qua e là, con forte probabilità che poi permangano delle discriminazioni, è più logico e più semplice equiparare, a monte, i pensionati Inarcassa ai pensionati di altro ente, modificando lo statuto ove lo stesso parla di pensionato "Inarcassa" aggiungendo le parole ",o altro Ente Previdenziale;
A titolo di esempio l'Art. 22.3 diverrebbe "Il contributo di cui al primo comma è dovuto anche dagli iscritti che usufruiscono di un trattamento previdenziale erogato da Inarcassa, o altro Ente (Previdenziale), e che proseguono nell'esercizio della professione. Per essi non si applica il secondo comma del presente articolo." (per inciso il secondo comma parla dei contributi minimi che –automaticamente- sparirebbero anche per i pensionati di altro ente).
Operata tale correzione tutto il resto viene da sé, ....... non ci sarà poi bisogni di fare i vari distinguo.
Occorre infine una normativa transitoria chiara ed il più possibile ampia, che non consenta contenziosi, dannosi per tutte le parti (modifica alla proposta per l'art. 42.8 che diverrebbe un nuovo art. 42.9).
Con quanto sopra detto si propongono i nuovi articoli corretti.
Proposta di modifiche statutarie
Art. 31- Pensionati di altro Ente
(attuale)
Art. 31- Pensionati di altro Ente
Il rapporto assicurativo di iscritto che goda di trattamento pensionistico a
carico di altro istituto previdenziale non può dar titolo alla maturazione
di pensione di inabilità, invalidità o indiretta.
(proposta di modifica)
Art. 31- Pensionati di altro Ente
Art. 31.1 - Il rapporto assicurativo di iscritto che goda di trattamento pensionistico
a carico di altro istituto previdenziale è equiparato al rapporto assicurativo
di iscritto che goda di trattamento pensionistico a carico di Inarcassa.
Art. 31.2 - I Pensionati di altro Ente, iscritti ad Inarcassa continuativamente
dal 1.1.1996 (Nota: data di allineamento alla legge 335/96 dell'INPDAP e dei
maggiori enti assistenziali, data fissata anche dalla legge quale limite per
esercitare alcune opzioni) entro un anno dall'entrata in vigore della presente
modifica statutaria, potranno optare per l'applicazione, nei loro confronti,
della normativa previgente sia per gli effetti immediati che futuri (Nota: restituzione
dei contributi al raggiungimento dell'età pensionabile etc.)
(proposta di modifica)
Art 23.6 - Il contributo integrativo non è dovuto per le prestazioni
effettuate nei rapporti di collaborazione tra ingegneri ed architetti anche
in quanto partecipanti ad associazioni o società di professionisti. Il
contributo integrativo inoltre non è dovuto per le prestazioni effettuate
nei rapporti di collaborazione tra società di ingegneria e tra queste
e gli ingegneri ed gli architetti, anche in quanto partecipanti ad associazioni
o società di professionisti. Il contributo invece è dovuto quando
il destinatario della prestazione professionale è l’ingegnere,
l’architetto, l’associazione o società di professionisti,
o la società di Ingegneria quale committente finale. Il contributo integrativo
minimo non è dovuto dagli iscritti che usufruiscono di un trattamento
previdenziale erogato da Inarcassa, o altro Ente Previdenziale, e che proseguono
nell'esercizio della professione. Il contributo integrativo non è assoggettabile
all'IRPEF e non concorre alla formazione del reddito professionale....
Naturalmente tale intervento era la logica conseguenza di un precedente (analogo)
contributo da me inviato al C.R.S., contributo non recepito se non per aspetti
marginali, e di altri analoghi contributi che da tempo ho messo in circolazione.
Nel presentare l'argomento però, rispetto al testo contenuto nella proposta
inviata ai Delegati per la discussione, veniva, dal Presidente, illustrato un
testo modificato, per cui l'intervento predetto doveva essere modificato seduta
stante (noto con rammarico che tale modo di procedere - testo presentato all'ultimo
minuto - perdura, nonostante gli impegni assunti).
Un bellissimo intervento dell'ing. Pisano anticipava quello (in fase di modifica)
del sottoscritto e lo sintetizzo nei punti salienti:
- le prestazioni che Inarcassa può fornire col metodo retributivo/contributivo
sono nel rapporto 3/1 o anche 4/1 (si vedano avanti i grafici da me realizzati
ove tale affermazione talvolta si rivela persino ottimistica), con la conseguenza
che le fasce più deboli (non solo i pensionati di altro ente, ma chi
per qualsiasi motivo non raggiunga la pensione) avrebbero prestazioni pari ad
1/3 - 1/4 (o anche molto meno) delle prestazioni riservate alle fasce più
forti, aumentando così la sperequazione già esistente.
Certo l’intervento a parole non rende l’idea quanto l’immagine
espressa in un grafico dal quale si evince chiaramente che Inarcassa propone
una netta distinzione tra ingegneri ed architetti che possono raggiungere la
pensione Inarcassa (di serie “A”) e quelli che non possono raggiungerla
(di serie “B”), nel caso specifico aumentando vieppiù la
forbice già esistente, altro che uguaglianza!
Se poi ci si mettono tutta una serie di interventi di colleghi risentiti (ing.
Marzola in testa) che a gran voce sostengono che con questo provvedimento tutte
le differenze tra colleghi, se mai ci sono state, cadranno con la prossima “democratica”
votazione, e che quindi è ora di finirla con la barzelletta degli ingegneri
ed architetti di serie “A” e di serie “B”, il pesce
d’aprile è completo.
Per chi proprio non vuol capire faccio un esempio con il mondo “animale”:
ci sono 100 formiche, 98 rosse e fameliche, 2 nere, fameliche anch’esse,
che si imbattono in un pasto succulento. Si indicono libere votazioni sul comportamento
da tenere e, tra le tante proposte “democraticamente”, a larga maggioranza,
si approva quella in cui le formiche rosse si sfamano immediatamente, quelle
nere stanno di vedetta; al termine del banchetto gli avanzi saranno portati
da tutto il gruppo al formicaio, formiche nere in testa in modo da controllare
che il loro prelievo non sia più di un assaggio. Se poi sulla strada
del ritorno le formiche rosse intonano un bel coro inneggiante la democrazia
(beeee ... alla Frizzi) è proprio il primo di aprile.
Sempre l’ing. Pisano
- con la proposta di modifica si è in anticipo sugli indirizzi ministeriali
circa la totalizzazione (ogni ente calcolerebbe con il suo sistema, quindi non
con il troppo restrittivo metodo contributivo), conviene pertanto attendere,
prima di prendere una frettolosa decisione, chiarimenti e direttive ministeriali
di prossima emanazione;
- i capitali versati producono una riserva matematica che non viene né
considerata, né trasformata in pensione, e ciò va ovviamente a
danno dei professionisti che, per un motivo o per l’altro, indipendente
dalla loro volontà (categoria più debole o svantaggiata) non raggiungeranno
la pensione o, per contro, andrà a vantaggio degli altri che la raggiungeranno
(categoria più forte o avvantaggiata);
- si andrebbe a modificare un articolo statutario già modificato e non
ancora approvato dai Ministeri, mettendo in atto una procedura affrettata, se
non addirittura inammissibile (modifica su una modifica non ancora in vigore);
- in conclusione l’ing. Pisano chiedeva un ripensamento o almeno, in tale
fase ancora non chiara, una sospensiva.
L'intervento del sottoscritto, oltre a condividere il precedente, mirava, in
previsione del pesce di aprile:
- alla semplificazione, proponendo la modifica dell'art. 31 in modo da equiparare
i pensionati di altro ente a quelli di Inarcassa; qualunque altra modifica,
presente o futura, sarebbe poi semplice, e soprattutto uguale per tutti;
- ad un transitorio con opzione di scelta per gli iscritti ad Inarcassa (pensionati
o meno) continuativamente dal 1.1.1996 (riforma Dini) eliminando di fatto qualsiasi
controversia legale;
- alla restituzione dei contributi versati che non producano alcun effetto (su
domanda, e sempre dopo il compimento dell'età pensionabile) per eliminare
percorsi di inutilità previdenziale.
Anche l'ing. Tesser condivideva quanto sopra rimarcando il fatto che:
- a parità di montante versato si dovrebbero avere le stesse prestazioni,
mentre con la proposta avanzata, a parità di montante si avrebbero prestazioni
estremamente diverse. (Anche se Inarcassa non è una compagnia di assicurazione,
faccio notare come il comportamento delle compagnie assicurative sia diametralmente
opposto. Se ad una compagnia di assicurazioni si presentano due persone che
in quel momento sono in situazioni paragonabili (ad esempio sane, con stessa
composizione del nucleo familiare etc.) che versino lo stesso capitale, entrambe
otterranno la stessa prestazione (indipendentemente dal fatto che una abbia
lavorato per tutta la vita e l’altra sia sempre vissuta di rendita).
Con diverse sfaccettature, erano almeno parzialmente in linea con quanto sopra
gli interventi dell'arch. Caroli, dell'ing. Gibiino dell'ing. Palazzolo etc.
.... poi cominciava una nutrita serie di interventi (delle formiche rosse) a
sostegno delle proposte dell’Amministrazione, interventi che culminavano
con quello del Presidente che li riassumeva tutti.
Cito i punti di maggiore appiglio per forzare la decisione immediata:
- la proposta è stata discussa a più riprese ed ha impegnato a
lungo il C.N.D., per cui è ora di decidere per non vanificare gli sforzi
sinora fatti;
- la restituzione dei contributi è diventata un fatto quasi singolare,
certamente anomalo nell'universo previdenziale;
- la proposta di modifica renderebbe tutti uguali; (nota: non si spiega allora
come mai l'art. 31 faccia ancora i suoi bravi distinguo);
- il C.N.D. è legittimato ad apportare le modifiche proposte in quanto
alla luce del D. L.vo 30 giugno 1994 n. 509 Inarcassa sarebbe autorizzata a
tale modifiche. Un comportamento analogo si è tenuto in altre occasioni,
con modifiche poi approvate con Decreti Interministeriali, Decreti che, approvati,
avrebbero forza di legge;
- dal 1.1.2004 i pensionati di altro ente iscritti alla gestione separata INPS
pagheranno il 15% (non più il 10%) del reddito netto (con il contributo
di una considerevole quota non a carico dei contribuenti) quindi Inarcassa sarà
ancora più conveniente (il confronto ovviamente è con l'INPS);
- il decreto attuativo sulla totalizzazione è già fatto e non
cambierà tanto presto, comunque si propone un transitorio di tre anni
(era stato proposto un anno) in modo tale che se dovessero esserci novità
in tale lasso di tempo, si sarebbe ancora in corsa per ulteriori cambiamenti;
- la modifica così proposta è finanziariamente sostenibile (col
metodo contributivo, quindi senza aggravi per Inarcassa), equa e corrisponde
a moderni canoni;
- si accetterebbe di considerare un montante utile pari al 100% del versato
(sino ai 65 anni, mentre la restituzione dal 2001 oggi è al 95%) così
in qualche modo anche Inarcassa si assumerebbe un onere sociale, anche se piccolo,
e ciò a maggior ragione alla luce della riforma Dini (legge 335/95);
- la prestazione è reversibile (coniuge e figli eventualmente a carico).
Votazioni e, a larga maggioranza il C.N.D boccia la sospensiva ed approva le modifiche come rettificate dalla presidenza (i tanti “Cicero” hanno ovviamente votato “pro domo sua”).
Vengo alle conseguenze di quanto sopra:
- chi non raggiunge la pensione normale (indicativamente 35 anni di contributi
con almeno 58 anni o 30 anni di contributi con almeno 65 anni) ed ha almeno
5 anni di contribuzione, avrà una mini pensione (veramente mini) senza
possibilità di restituzione del versato (per tre anni si potrà
optare per la vecchia normativa);
- con meno di 5 anni di contribuzione o si provvederà (se ci sono le
condizioni) alla ricongiunzione (in genere onerosa) presso altro ente, o i contributi
non produrranno alcun effetto (cioè saranno persi per chi li ha versati,
introitati da Inarcassa);
- i pensionati di altro ente (tranne piccole limitazioni, e questa è
una nota positiva) saranno in pratica equiparati ai liberi professionisti (come
se fossero neolaureati, senza averne i vantaggi della giovane età);
- tale mini pensione non comporta la cancellazione dalla cassa, ed al proseguire
dell'attività e dei versamenti; ogni 5 anni si avrà diritto alla
prestazione supplementare di cui all'art. 25.6 (articolo non ancora approvato
dai Ministeri vigilanti) come i pensionati Inarcassa (l'uguaglianza, per chi
sostiene tale concetto, cominciierebbe almeno a 70 anni di età).
Riporto due tabelle fornite dall'amministrazione (una con contributi versati
minimi, l'altra con contributi versati massimi) con dati di calcolo al 23.1.2004
(cambiando data cambiano i coefficienti di rivalutazione ISTAT, e cambiano,
se pur di poco, i valori indicati), dati in euro (prestazione = pensione annua
lorda)
anzianità al 65° contributi minimi montante maturato prestazione
anno di età versati (attuale restituzione)
5 5.202,10 5.514,80* 346,85 10 9.814,05 12.133,80 740,14
15 13.475,73 18.710,05 1.192,16 20 16.150,97 24.829,52 1.806,75 25 17.050,63
27.360,46 2.177,71
(nota: il dato relativo ai 25 anni è corretto, in quanto negli anni 1979-80-81
il contributo era fisso pari ad euro 74,37, solo dal 1982 il contributo divenne
di 309,87 euro rivalutabile annualmente, ad esempio nel 1983 divenne di 366,68
euro;
* vedi la correzione successiva)
anzianità al 65° contributi massimi montante maturato prestazione
anno di età versati (attuale restituzione)
5 34.946,86 35.492,93 2.250,06 10 53.440,15 61.742,86 3.772,10
15 68.094,10 87.118,89 5.455,32 20 82.920,02 119.937,13 8.521,07 25 87.662,13
132.434,67 10.133,08
(nota: come sopra il dato relativo ai 25 anni è corretto, in quanto negli
anni 1979-80-81 il contributo era fisso pari ad euro 74,37, solo dal 1982 il
contributo divenne di 2.065,83 euro rivalutabile annualmente, ad esempio nel
1983 divenne di 2.453,17 euro)
Ognuno può fare (di massima) i suoi conti.
Per il dettaglio del calcolo sono state fornite ulteriori tabelle, riporto solo
una riga di tali tabelle per comprenderne il meccanismo (posso comunque fornire
agli interessati tali tabelle, anche se presentano qua e là piccoli errori).
Ad esempio i dati della prima tabella prima riga provengono dal calcolo sotto
specificato
anzianità al 65° di anni 5, contributi minimi
anno contributi versati (attuale restituzione)
1999 996,76 996,76+219,08 int. * 2000 1.012,26 1.012,26+163,69 int. * 2001 1.038,08
1.038,08+110,44 int. 2002 1.065,00 1.011,75+ 46,00 int. 2003 1.090,00 1.035,50+
0,00 int.
Totale 5.202,10 5.633,56 *
(Nota: * l'asterisco indica correzioni del sottoscritto in quanto, probabilmente,
nel testo fornito ci sono errori, come rilevabile dalle tabelle successive fornite
sempre da Inarcassa; il totale di 5.633,56 corregge i 5.514,80 indicati in tabella,
comunque la correzione, ai fini del grafico successivo, è trascurabile).
La prestazione annua lorda corrispondente sarebbe di euro 346,85 (calcolo come
per il supplemento di pensione)
(Nota: per i probabili errori contenuti nel documemto, l'importo di 346,85 dovrebbe
aumentare leggermente; con la modifica dell'ultimo momento - montante al 100%
invece del 95%, sia pur di poco, la prestazione aumenterà (la tabella
corretta dovrebbe essere la sottostante, desumendo i dati per analogia dalle
tabelle successive fornite da Inarcassa; il totale di 5.633,56 corregge i 5.514,80
proposti)
anzianità al 65° di anni 5, contributi minimi
anno contributi versati (attuale restituzione)
1999 996,76 996,76+219,08 int. * 2000 1.012,26 1.012,26+163,69 int. * 2001 1.038,08
1.038,08+110,44 int. 2002 1.065,00 1.065,00+ 48,42 int. 2003 1.090,00 1.090,00+
0,00 int.
totale 5.202,10 5.643,73 *
Ma veniamo ai grafici: ecco il primo che chiamerei "Pisano minimi"
ed un commento è doveroso:
- con versamenti pari ai minimi, chi non raggiunge la pensione dopo, ad esempio,
20 anni di versamenti, al compiere dei 65 anni (contributi versati pari ad euro
16.150,97, che rivalutati con l'inflazione corrispondono ad euro 24.829,52)
avrebbe diritto ad una prestazione annua lorda di 1.806,75 (facendo una divisione
bruta si vede che si deve arrivare quasi ad 80 anni per avere indietro il capitale)
- ai 25 o 30 anni di versamento (quest'ultimo dato lo ho calcolato direttamente
ed in via approssimata, dato che la cassa ha fornito dati sino a 25 anni) con
riferimento all'anno 2004 la situazione peggiora, (la prestazione non aumenta
proporzionalmente all'avanzare degli anni) in quanto vengono ad essere inclusi
nel conteggio anni anteriori al 1982 (anni a versamento fisso, indipendente
dal reddito, che abbassano certamente la media)
- a causa di quanto sopra ho introdotto una curva correttiva (linea a tratteggio)
che in prospettiva tiene conto del fatto che nel 2011 tale stortura non dovrebbe
più esistere)
- a 30 anni di versamenti si può fare un confronto, in quanto con tale
anzianità (anche se il caso sarebbe raro) possono coesistere sia pensioni
(chi ha raggiunto i 65 anni) sia prestazioni integrative (chi non ha raggiunto
i 65 anni di età)
- conclusioni (Pisano) si vede che attualmente, rispetto alla pensione minima
di 8.920 euro con 30 anni di versamenti, oggi si ottiene una prestazione integrativa
di 2.291 euro (circa), pari a poco più di un quarto della minima (in
altre parole i soldi versati da professionisti di serie "B", almeno
sino ai 65 anni valgono poco più di 1/4 di quelli versati da professionisti
di serie "A")
- conclusioni in prospettiva (linea tratteggiata) rispetto alla pensione minima
di 8.920 euro con 30 anni di versamenti, si otterrà una prestazione integrativa
di 3.000 euro (circa), pari a circa un terzo della minima (in altre parole i
soldi versati da professionisti di serie "B", almeno sino ai 65 anni
varranno circa 1/3 di quelli di serie "A")
Ma l'ing. Pisano, che nel contesto sembrerebbe pessimista, in realtà
è ottimista, in quanto la situazione è ancora peggiore, ed il
grafico reale (non teorico) è il seguente
che si ottiene calcolando la pensione minima in base ai redditi dichiarati (ovviamente
i minimi) con le regole del calcolo normale della pensione (vedasi la rivista
Inarcassa numero 1 del 2003; si dovranno prendere i migliori 15 redditi degli
ultimi 20 anni rivalutati; i minimi però variano in quanto variano i
coefficienti, l’ISTAT ed altri parametri; per semplicità adopero
la tabella fornita da Inarcassa).
Vi risparmio il calcolo (anni di riferimento, aliquote 6-9-10%, rivalutazione
dei redditi con indici ISTAT etc.) e vado ai risultati (migliori redditi praticamente
corrispondenti agli anni dal 1985 al 1999) con media rivalutata di euro 19.553,09
(ricade entro il primo scaglione di calcolo, quello sino a 37.500 euro, con
aliquota al 2%) cui corrisponde la pensione (vi rimando al numero 1/2003 della
rivista)
Pensione = reddito medio x aliquota scaglione di riferimento x anni di contribuzione
Pensione = 19.553,09 x 2% x 30 = 11.731,85 euro
Dal grafico si possono fare ulteriori considerazioni:
- a 30 anni di versamenti si vede che, rispetto alla pensione corrispondente
ai contributi minimi versati (pensione di 11.732 euro con 30 anni di versamenti)
oggi si ottiene una prestazione integrativa di 2.291 euro (circa), prestazione
integrativa pari a poco meno di un quinto della pensione minima (in altre parole
i soldi versati dai professionisti di serie "B", almeno sino ai 65
anni, valgono poco meno di 1/5 di quelli versati dai professionisti di serie
"A") veramente una differenza eclatante ed ingiusta
- la linea continua si riferisce alla situazione attuale, condizionata da pregresse
situazioni particolari, in prospettiva la linea tratteggiata sarà (all’incirca)
quella reale, e rispetto alla pensione minima di 11.732 euro con 30 anni di
versamenti, in futuro si otterrà una prestazione integrativa di 3.000
euro (circa), pari a circa un quarto della minima (in altre parole i soldi versati
da professionisti di serie "B", almeno sino ai 65 anni varranno circa
1/4 di quelli di serie "A")
- quanto sostenuto dall'ing. Pisano va corretto, in negativo, da 1/3-1/4 a 1/4-1/5,
e ciò amareggia ancora di più perché ai minimi di contribuzione
si parla proprio delle categorie più deboli.
Passiamo ai massimi (le situazioni intermedie saranno comprese tra le due situazioni
limite)
- per il calcolo della pensione massima il procedimento è analogo, con
la differenza che vengono chiamati in causa anche gli scaglioni successivi al
primo. Analogamente, tenendo conto delle aliquote, dei coefficienti di rivalutazione
etc. (al solito vi risparmio il calcolo) con versamenti sempre pari ai massimi,
la media dei migliori redditi di 15 degli ultimi 20 anni (anni dal 1985 al 1999)
risulta di 82.227,27 euro ed il calcolo procede in questa maniera (n. 1/2003
della rivista)
Pensione = sommatoria di più termini di cui ognuno vale
Porzione del reddito medio x aliquota scaglione di riferimento x anni di contribuzione
1° scaglione sino ad euro 37.500 aliquota 2% l’anno
2° scaglione sul di più sino ad euro 56.500 (quindi su 19.000) aliquota
1,71 % l’anno
3° scaglione sul di più sino ad euro 65.900 (quindi su 9.400) aliquota
1,43 % l’anno
4° scaglione sul di più sino ad euro 75.150 (quindi su 9.250) aliquota
1,14 % l’anno, da cui
37.500 x 2% x 30 + 19.000 x 1,71 % x 30 + 9.400 x 1,43 % x 30 + 9.250 x 1,14 % x 30 = 39.443,10 euro lordi l’anno, da qui il grafico successivo ed il relativo commento:
- sino a 20 anni di versamenti la linea continua (prestazione contributiva)
cresce abbastanza regolarmente, poi non è più regolare (vedi analoga
nota precedente) inoltre si fa notare come versamenti fissi di piccola entità
abbiano un effetto maggiore sui massimi piuttosto che sui minimi)
- il rapporto tra pensione Inarcassa a 30 anni e prestazione contributiva è
di poco meno di 4 (i soldi versati dalle categorie più deboli, almeno
sino a 65 anni, valgono poco più di un quarto di quelli versati dalle
categorie più forti)
- prendendo in considerazione la linea tratteggiata, (a regime dal 2011 in poi,
vedi nota precedente) il rapporto diventa poco meno di 3 (i soldi versati dalle
categorie più deboli, almeno sino a 65 anni, valgono poco più
di un terzo di quelli versati dalle categorie più forti)
- in sostanza anche ai massimi dei versamenti si ha una fortissima sperequazione,
anche se si passa dal rapporto 5:1 - 4:1 al rapporto 4:1 - 3:1.
Mi rimane una tenue speranza, dal momento che è la prima volta che mi cimento nel calcolo delle pensioni e dei trattamenti pensionistici contributivi: l’aver clamorosamente sbagliato (ne sarei felicissimo, chi può me lo faccia sapere, d’altra parte in fatto di errori sarei in buona compagnia).
Più fatti mi indicano che in sostanza ho centrato i risultati corretti,
ed uno di questi è il comportamento della maggioranza, che ovviamente
questi conti li ha già fatti e rifatti da tempo (il tema non è
una novità assoluta).
Orbene, quando il supplemento di pensione (così andava di moda chiamarlo
sino a poco tempo fa) era tanto pingue che l’attuario, conti alla mano,
ne affermò l’insostenibilità economica, il C.R. propose
una riduzione del 30% di tale trattamento (vero nocciolo del problema) e contemporaneamente,
per chi non era pensionato Inarcassa una decurtazione nella restituzione dei
contributi versati del 30% (non faceva parte del problema, ma tanto valeva tirare
in ballo un pò tutti; essendo un amante delle esemplificazioni “animali”
torno alle formiche rosse e nere: nel formicaio ove le formiche rosse divorano
a più non posso e quelle nere sono “democraticamente” a dieta,
ci si accorge che le scorte non saranno sufficienti per la stagione, si decide
quindi una riduzione dei consumi del 30% che "democraticamente" sarà
estesa a tutti, anche a chi già è a dieta).
Quando a colpi di votazioni (i vari “Cicero” erano e sono in netta
maggioranza) si ebbe come risultato finale che il supplemento di pensione rimase
com’era, mentre i contributi furono ridotti di circa il 10% (5% riducendo
la restituzione al 95% del versato, un altro 5% circa eliminando gli interessi
indicati dalle leggi 6/81 e 290/90, concedendo al loro posto altri interessi
irrisori) con il pretesto di ipotetiche “spese di gestione” (che
stranamente esistevano solo per ingegneri ed architetti di serie “B”)
pensai che si fosse raggiunto l’apice della disparità di trattamento
(diritti delle minoranze ignorati, un vero e proprio esproprio) mi sbagliavo,
ed ecco puntuale la riprova.
La matematica non è un’opinione e l’attuario è tornato
alla carica facendo capire che ridurre del 10% importi che riguardano solo un
2% (per esempio) della popolazione è un provvedimento su una minoranza,
quindi poco incisivo, mentre per la soluzione del problema, occorre un provvedimento
drastico, sui supplementi di pensione, non sulla restituzione dei contributi,
per cui punto e a capo.
Ed ecco la nuova proposta che guarda caso, anziché incidere solo dove
necessario, va a pescare anche sui contributi da restituire, e questa volta
non interessandoli per un 10%, ma rimettendone in discussione la totalità.
Dai grafici si è visto che i versamenti relativi alla prestazione contributiva
valgono (a parità di montante) mediamente un quarto (per semplificare)
di quelli che vanno a formare la pensione Inarcassa. in pratica con l’operazione
proposta i professionisti di serie “A” si vedono ridotti ad un quarto
circa i contributi versati dopo il 65° anno, quelli di serie “B”
si vedono ridotta ad un quarto tutta la loro vita contributiva.
Porterò alcuni esempi numerici, spesso campati in aria, solo per esemplificazione.
Un professionista versa per 40 anni, va in pensione di vecchiaia Inarcassa (a
65 anni) per altri 20 anni (sino ad 85 anni) versa i contributi (ottenendo ogni
5 anni il trattamento pensionistico conseguente) e sopravvive per altri 5 anni
(sino ai 90 anni; volutamente si è scelta una lunga sopravvivenza che
è il caso meno sfavorevole ai serie “B”).
In totale 40 anni di contributi al 100% (di utilizzo) 20 al 25% (di utilizzo)
danno in media il 75% (di utilizzo), mentre per gli altri (serie “B”)
si avrà sempre il 25% (di utilizzo); rapporto di forze 3 a 1 ovviamente
a favore della serie "A".
Già sento le critiche, esempio troppo semplicistico etc., allora complichiamolo
e vedremo che tale disparità aumenta.
Meglio è ragionare sulle prestazioni (trattamenti pensionistici), allora
facciamo anche questo esempio (si vedrà che comunque si ragioni la sostanza
è sempre la stessa.
Il professionista di serie "A" per 5 anni prenderà il 100%, per altri 5 la media tra il 100% su 40 anni ed il 25% su 5 anni (mediamente il 92%) per altri 5 la media tra il 92% precedente su 45 anni ed il 25% su 5 anni (mediamente l'85% e così via, 85% su 50 anni e 25% su 5 con media 80%, poi analogamente, 75% per una media generale, media delle medie (100+92+85+80+75) l’86% circa, mentre per gli altri (serie “B”) si avrà sempre il 25%. In definitiva un rapporto 75 : 25 o 86 : 25 equivale a 3 a 1 o 3,5 ad 1.
Se, come sostiene la proposta del C.R. e del C.D.A. la restituzione dei contributi
è equivalente alla prestazione contributiva, non si capisce l'insistenza
ad obbligare alla prestazione contributiva al posto della restituzione (al 95%)
dei contributi versati.
Evidentemente le cose non stanno così infatti, per assurdo, ragionando
sugli estremi, se fosse vera l’uguaglianza della restituzione dei contributi
(sia pure al 95%) ed il trattamento pensionistico contributivo, chi oggi prende
la pensione Inarcassa (a parità di montante 5 volte superiore a quella
calcolata col metodo contributivo) o sta intaccando il capitale Inarcassa (ed
in seguito la cassa non potrà più sostenersi) o sta utilizzando
la riserva matematica senza intaccare il capitale (il capitale, oculatamente
amministrato rende, tanto da formare una consistente riserva matematica).
La prima ipotesi è pessimistica (i bilanci attuariali in buona parte
la sconfessano) la seconda è ottimistica (Inarcassa farebbe rendere il
suo capitale tanto da moltiplicarne il valore di cinque volte, quindi non avrebbe
necessità di ricorrere, almeno parzialmente, al sistema retributivo).
Il buon senso dice che la verità è nel mezzo, nel qual caso è
evidente che quanto meno la riserva matematica (ma anche una parte del capitale
a parere del sottoscritto) delle categorie più deboli viene utilizzata
dalle categorie più forti.
Altro esempio ipotetico per valutare la differenza ai 30 anni di contribuzione
(professionista di serie “A”, prestazione calcolata col metodo attuale,
in buona parte retributivo) ed uno ai 30 anni meno un giorno di contribuzione
(professionista di serie “B”, prestazione calcolata col metodo contributivo):
- il primo si iscrive ad Inarcassa a 35 anni (limite massimo per avere la pensione
a 65 anni con 30 anni di contributi), versa sempre i minimi ed a 65 anni (ha
versato, interessi compresi, 28.786 euro) ottiene una pensione lorda annua di
11.732 euro (quasi 1.000 euro al mese)
- il secondo si iscrive ad Inarcassa a 35 anni più un giorno, versa sempre
i minimi ed a 65 anni (ha versato, interessi compresi, 28.786 euro) va in "pensione"
col sistema contributivo, ottiene una “prestazione” lorda annua
di 2.291 euro (circa 190 euro al mese).
Il risultato è sconcertante.
Già sento la contestazione: per un giorno si aspetta il compimento del
30° anno (vero, verissimo) ma se anziché 1 giorno la differenza è
di 1 anno, di 5 anni, 10, 25 o più? E’ sempre logico aspettare
il compimento dei 30 anni di contribuzione o no? Che succede in pratica?
Chiaro che cambiando i parametri cambiano i risultati, e per chiarirsi le idee
occorrerà fissare alcuni parametri eguali per tutti, variando un solo
dato (nello specifico l’età, di 5 anni in 5 anni).
Ipotizziamo quindi un lavoratore che sia attivo sino ad 80 anni, termini la sua esistenza ad 85 anni senza aventi causa, indice ISTAT ai livelli odierni (in modo da poter utilizzare i conteggi forniti da Inarcassa), inflazione a zero (si trascura per tutti, falsando sì i risultati, ma mantenendo inalterati i rapporti.
Intanto vediamo la situazione economica per il professionista di serie “A”
sempre in ipotesi di versamenti minimi (anche se i minimi in tale situazione,
dopo il 65° anno di età spariranno):
uscite previdenziali
- versamenti sino ai 65 anni (30 anni di contributi) 28.786 euro
- versamenti sino agli 80 anni (15 anni di ulteriori versamenti dopo la pensione)
altri 18.710 euro,
- versamenti totali 47.496
entrate previdenziali
- pensione 11.732 euro per 20 anni (65-85 anni)
- integrazione contributiva di 347 euro per 5 anni (70-75 anni)
- integrazione contributiva di 740 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 1.192 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 246.035
saldo in positivo 198.539 (come da nota precedente numericamente non sarà
così, ma l’esempio mira ai rapporti; in tale situazione è
chiaro che o Inarcassa fallisce o tale somma è sostenibile con la riserva
matematica e con il metodo almeno parzialmente retributivo)
rapporto entrate / uscite pari a 246.035 / 47.496 = 5,18
indice di redditività (valore precedente meno 1) = 4,18
Che cosa succede per l’iscritto di serie "B" che si iscrive
ad Inarcassa a 35 (+1 giorno)-40-45-... anni, versando (c.s.) sempre i minimi?
A 65 anni è ad un bivio:
-o decide di proseguire per altri 5-10- ... anni per ottenere la pensione
-o chiede il trattamento contributivo
1° ipotesi: prosegue il lavoro sino ai 30 anni contributivi (seguono i vari casi)
iscrizione ai 35 anni e 1 giorno (è analoga a quella dei 35 anni esatti)
- versamenti sino ai 65 anni (30 anni di contributi) 28.786 euro
- versamenti sino agli 80 anni (15 anni di ulteriori versamenti dopo la pensione)
altri 18.710 euro,
- versamenti totali 47.496
entrate previdenziali
- pensione 11.732 euro per 20 anni (65-85 anni)
- integrazione contributiva di 347 euro per 5 anni (70-75 anni)
- integrazione contributiva di 740 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 1.192 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 246.035
saldo in positivo 198.539 (è chiaro che o Inarcassa fallisce o tale somma
è sostenibile con la riserva matematica e con il metodo almeno parzialmente
retributivo)
rapporto entrate / uscite pari a 246.035 / 47.496 = 5,18
indice di redditività (valore precedente meno 1) = 4,18
iscrizione ai 40 anni
- versamenti sino ai 70 anni (30 anni di contributi) 28.786 euro
- versamenti sino agli 80 anni (10 anni di ulteriori versamenti dopo la pensione)
altri 12.134 euro,
- versamenti totali 40.920 euro
entrate previdenziali
- pensione 11.732 euro per 15 anni (70-85 anni)
- integrazione contributiva di 347 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 740 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 181.415
saldo in positivo 140.495 (nota c.s.)
rapporto entrate / uscite pari a 181.415 / 40.920 = 4,43
indice di redditività (c.s.) = 3,43
iscrizione ai 45 anni
- versamenti sino ai 75 anni (30 anni di contributi) 28.786 euro
- versamenti sino agli 80 anni (5 anni di ulteriori versamenti dopo la pensione)
altri 5.515 euro,
- versamenti totali 34.301 euro
entrate previdenziali
- pensione 11.732 euro per 10 anni (75-85 anni)
- integrazione contributiva di 347 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 117.320
saldo in positivo 83.204 (nota c.s.)
rapporto entrate / uscite pari a 117.320 / 34.301 = 3,42
indice di redditività (c.s.) = 2,42
iscrizione ai 50 anni
- versamenti sino agli 80 anni (30 anni di contributi) 28.786 euro
- versamenti totali 28.786 euro
entrate previdenziali
- pensione 11.732 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 58.660
saldo in positivo 29.847 (nota c.s.)
rapporto entrate / uscite pari a 58.660 / 28.786 = 2,04
indice di redditività (c.s.) = 1,04
L’iscrizione ai 55 anni o più non ha senso in tale ipotesi, l'indice andrebbe comunque in rosso.
2° ipotesi: optare per il contributo integrativo
iscrizione ai 40 anni
- versamenti sino ai 65 anni (25 anni di contributi) 27.360 euro
- versamenti sino agli 80 anni (15 anni di ulteriori versamenti dopo in contributo
integrativo) altri 18.710 euro,
- versamenti totali 46.070 euro
entrate previdenziali
- integrazione contributiva di 2.178 euro per 5 anni (65-70 anni)
- integrazione contributiva di 2.252 euro per 5 anni (70-75 anni)
- integrazione contributiva di 2.918 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 3.370 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 53.590
saldo in positivo 7.520
rapporto entrate / uscite pari a 53.590 / 46.070 = 1,16
indice di redditività (c.s.) = 0,16
iscrizione ai 45 anni
- versamenti sino ai 65 anni (20 anni di contributi) 24.830 euro
- versamenti sino agli 80 anni (15 anni di ulteriori versamenti dopo in contributo
integrativo) altri 18.710 euro,
- versamenti totali 43.540 euro
entrate previdenziali
- integrazione contributiva di 1.807 euro per 5 anni (65-70 anni)
- integrazione contributiva di 2.154 euro per 5 anni (70-75 anni)
- integrazione contributiva di 2.547 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 2.999 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 36.085
saldo in negativo -7.455
rapporto entrate / uscite pari a 36.085 / 43.540 = 0,83
indice di redditività (c.s.) = -0,17
iscrizione ai 50 anni
- versamenti sino ai 65 anni (15 anni di contributi) 18.710 euro
- versamenti sino agli 80 anni (15 anni di ulteriori versamenti dopo in contributo
integrativo) altri 18.710 euro,
- versamenti totali 37.420 euro
entrate previdenziali
- integrazione contributiva di 1.192 euro per 5 anni (65-70 anni)
- integrazione contributiva di 1.539 euro per 5 anni (70-75 anni)
- integrazione contributiva di 1.932 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 2.384 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 35.235
saldo in negativo -2.185
rapporto entrate / uscite pari a 35.235 / 37.420 = 0,94
indice di redditività (c.s.) = -0,06
iscrizione ai 55 anni
- versamenti sino ai 65 anni (10 anni di contributi) 12.134 euro
- versamenti sino agli 80 anni (15 anni di ulteriori versamenti dopo in contributo
integrativo) altri 18.710 euro,
- versamenti totali 30.844 euro
entrate previdenziali
- integrazione contributiva di 740 euro per 5 anni (65-70 anni)
- integrazione contributiva di 1.086 euro per 5 anni (70-75 anni)
- integrazione contributiva di 1.480 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 1.932 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 26.190
saldo in negativo -4.654
rapporto entrate / uscite pari a 26.190 / 30.844 = 0,85
indice di redditività (c.s.) = -0,15
iscrizione ai 60 anni
- versamenti sino ai 65 anni (5 anni di contributi) 5.515 euro
- versamenti sino agli 80 anni (15 anni di ulteriori versamenti dopo in contributo
integrativo) altri 18.710 euro,
- versamenti totali 24.225 euro
entrate previdenziali
- integrazione contributiva di 347 euro per 5 anni (65-70 anni)
- integrazione contributiva di 740 euro per 5 anni (70-75 anni)
- integrazione contributiva di 1.192 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 1.807 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 20.430
saldo in negativo -3.795
rapporto entrate / uscite pari a 20.430 / 24.225 = 0,84
indice di redditività (c.s.) = -0,16
iscrizione ai 65 anni (magari d’ufficio, come spesso accaduto)
- versamenti sino ai 70 anni (5 anni di contributi) 5.515 euro
- versamenti sino agli 80 anni (10 anni di ulteriori versamenti dopo in contributo
integrativo) altri 12.134 euro,
- versamenti totali 17.649 euro
entrate previdenziali
- integrazione contributiva di 347 euro per 5 anni (70-75 anni)
- integrazione contributiva di 740 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 1.192 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 11.395
saldo in negativo -6.254
rapporto entrate / uscite pari a 11.395 / 17.649 = 0,65
indice di redditività (c.s.) = -0,35
iscrizione ai 70 anni (idem c.s.)
- versamenti sino ai 75 anni (5 anni di contributi) 5.515 euro
- versamenti sino agli 80 anni (5 anni di ulteriori versamenti dopo in contributo
integrativo) altri 5.515 euro,
- versamenti totali 11.030 euro
entrate previdenziali
- integrazione contributiva di 347 euro per 5 anni (75-80 anni)
- integrazione contributiva di 740 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 5.435
saldo in negativo -5.595
rapporto entrate / uscite pari a 5.435 / 11.030 = 0,49
indice di redditività (c.s.) = -0,51
iscrizione ai 75 anni (idem c.s.)
- versamenti sino agli 80 anni (5 anni di contributi) 5.515 euro
- versamenti totali 5.515 euro
entrate previdenziali
- integrazione contributiva di 347 euro per 5 anni (80-85 anni)
- entrate totali 1.735
saldo in negativo -3.780
rapporto entrate / uscite pari a 1.735 / 5.515 = 0,31
indice di redditività (c.s.) = -0,69
Segue il grafico sul cui si potranno fare una serie di considerazioni interessanti.
Alcune oscillazioni, senza senso apparente, derivano dall’aver ipotizzato la cessazione dei versamenti (termine completo dell’attività) all’ottantesimo anno a fronte del termine del godimento (decesso) all’ottantacinquesimo anno.
E’ di tutta evidenza che se si ipotizzasse la cessazione dei versamenti ad esempio a 75 anni di età e si ipotizzasse il termine del godimento a 95 anni le curve tenderebbero a risalire (a fronte degli stessi versamenti le prestazioni durerebbero più a lungo), viceversa in ipotesi di restrizioni o al massimo in coincidenza di detti termini (godimento contemporaneo al decesso) le curve sarebbero inesorabilmente sempre discendenti.
In ogni caso si desume che chi raggiunge almeno la pensione minima Inarcassa al 65° anno di età è certamente molto avvantaggiato rispetto a chi la raggiunge più tardi (si veda come la curva nera scenda rapidamente e costantemente) tanto che
- un iscritto ad Inarcassa a 40 anni di età ha già prestazioni
da Inarcassa pari a circa l’80% di quello di serie “A”
- un iscritto ad Inarcassa a 45 anni di età può essere considerato
a pieno titolo di serie “B” (ha prestazioni da Inarcassa pari a
meno del 58% di quello di serie “A”)
- un iscritto ad Inarcassa a 50 anni di età è ancora più
svantaggiato in quanto ha prestazioni da Inarcassa, se va bene, pari a circa
il 25% di quelle di serie “A”
- un iscritto ad Inarcassa ad oltre 50 anni di età può essere
considerato addirittura di serie “C” (viene depauperato da Inarcassa,
in quanto, oltre al fatto che la sua riserva matematica va a beneficio altrui,
non riesce neanche a riavere quanto ha versato; in questi casi Inarcassa fornisce
un limpido esempio di solidarietà per le categorie più deboli).
Al termine di votazioni che portano a conclusioni di questo tipo, il collega
delegato architetto della Provincia di Macerata, di serie “A” scherzosamente
ripete “... cò sta votazione t’ho ‘fregatò non
so se qualche decina o qualche centinaio de milioni ...” e questo non
è un pesce d’aprile, ma la semplice verità.
Chi si iscrive ad Inarcassa a 45-55-65 anni o più?
La classica iscrizione ai 65 anni, in genere d'ufficio (chi è talmente
masochista da gettarsi in quest'impresa fallimentare) è per chi è
vissuto sempre all'interno di un ente pubblico o di un'azienda privata, e va
in pensione per limiti di età (iscritto all'albo e con partita IVA).
Questi sarà (in genere a sua insaputa, lo saprà anni dopo) inserito
d'ufficio in serie "C", poi, in genere, sarà anche perseguito
quale evasore totale (di Inarcassa) ed accuratamente sanzionato. La maggiore
aspirazione di tale soggetto sarà quella di cancellarsi il prima possibile,
andando ad impinguare la schiera dei lavoratori in nero, dando così piena
attuazione al nobile scopo dello statuto Inarcassa.
Ai 57-58 anni potrebbe iscriversi chi va in pensione con la riforma Dini; in
sostanza sarà in condizioni paragonabili al precedente caso e valgono
le stesse considerazioni.
Ad età inferiori, 40-50 anni, potrebbero iscriversi professionisti dal
percorso incerto e travagliato, che magari hanno più volte cambiato lavoro,
avendo anche periodi di disoccupazione, condizioni economiche vacillanti, comunque
tali da non permettere loro, al momento, di ricongiungere anni precedenti (laurea,
militare, altri anni di lavoro improduttivi etc.). Essi saranno cacciati nella
serie "B" e quando, in prossimità dei 65 anni di età,
faranno i ragionamenti di cui sopra e vorranno magari riscattare anni improduttivi
per assurgere al rango di professionisti di serie "A", vedranno presentarsi
da Inarcassa un conto di ricongiunzione talmente salato (centinaia di migliaia
di euro) da dovere per forza rassegnarsi alla serie "B", con tutte
le conseguenze sopraddette.
Rimangono alcuni personaggi in via di estinzione, i cosiddetti pensionati "baby"
che sulla quarantacinquina (anni ’80) erano esclusi da Inarcassa, più
tardi invece dalla stessa obbligati all’iscrizione (con il deleterio effetto
retroattivo), però con l’esplicita promessa della restituzione
(ai 65 anni) di quanto versato, con interessi composti del 5% annuo. Nel 2001
ripensamento di Inarcassa che prevede, da allora in poi, di restituire solo
parte del versato (il 95%, praticamente senza interessi). Oggi nuovo ripensamento
e pensionati “baby” costretti alla serie "C" (nei casi
migliori ad una serie "B" da retrocessione, senza speranza alcuna,
non avendo questi ultimi anni da riscattare; se li avessero sarebbero ovviamente
più avanti nell'età e ricadrebbero nei casi precedenti).
Di fronte a tali considerazioni prendo lo Statuto Inarcassa e rileggo
Art. 1 ... Inarcassa ... esplica attività di interesse pubblico ...
Art. 3 ... Inarcassa ... provvede ai compiti di previdenza ed assistenza a favore
degli iscritti ...
(Nota finale procedurale: nella fretta di concludere non è stata neppure nuovamente votata la modifica statutaria nel suo complesso, cosa che inficerebbe tutto il procedimento, date le correzioni apportate in corsa).
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- Proposta di modifica degli artt. 11 e 12 dello statuto
Chi segue queste mie periodiche comunicazioni conosce già gli argomenti:
- riduzione del quorum nelle votazioni per l'elezione dei delegati:
argomento trito e ritrito, portato alle calende greche per una serie di motivi
futili che già conoscerete,
- numero dei delegati e loro rappresentatività:
argomento complesso e delicato ove il compromesso tra le varie posizioni (Province
con pochissimi e Province con numerosissimi iscritti dovrebbe essere l'elemento
dominante (nello specifico il minimo spetta ad Oristano con 60, il massimo a
Milano con 7308 con un rapporto di oltre 1/100)
Correttamente ed al fine di semplificare le operazioni l'ing. Alongi proponeva di scindere i due argomenti, ma ormai la maggioranza, schierata con il C.D.A. era in vena di pesci d'aprile, e bocciava immediatamente la proposta (forse anche perché firmata anche dal sottoscritto).
Si passa ad esaminare le proposte del C.D.A. ed anche il sottoscritto fa le sue critiche e le sue proposte, ed ecco il mio intervento:
In merito alla proposta di modifica dell'art. 11 comma 2 (riduzione del quorum) ritengo la proposta certamente condivisibile.
Riguardo la proposta di modifica dell'art. 12 ritengo invece l'ipotesi A da scartare, e vado a spiegarne i motivi.
Le modifiche introdotte, nell'ipotesi A, da una parte aumentano il numero dei
componenti il C.N. dei Delegati, dall'altra non modificano in grandi linee il
rapporto dei voti tra Province grandi e piccole (in sintesi si è ben
distanti da un rapporto di voti che in qualche modo possa equiparare i vari
delegati).
In tale ipotesi, tra l'altro, si dimentica l'origine delle proposte sull'argomento,
proposte che avevano l'obiettivo di ridurre il numero dei Delegati, per snellire
le procedure, oggi farraginose.
Nell'ipotesi A si aumenta il numero di Delegati di una quindicina di unità,
senza contare il fatto che potrebbero essere istituite nuove Province, per cui
il problema si aggraverebbe ancora di più.
In sostanza l'ipotesi A fallisce entrambi gli obiettivi iniziali.
Nell'ipotesi B, oltre la necessaria, per il regolamento elettorale, modifica
dell'art. 12.1, ritengo preferibile correggere la ben nota e banale omissione
delle parole "o frazione di 100" presente nel testo originario dell'art.
12.6 comma a), da lustri segnalata, rinviando il resto ad uno studio più
organico, non condizionato dalle contraddittorie indicazioni del C.N.D. di Ischia.
Il pratica l'art. 12.1 comma a) dopo "... un altro voto per ogni cento"
andrebbe aggiunto "o frazione di 100" analogamente ai punti a) e c).
Potrei produrre (ed in passato lo ho già fatto) un allegato esplicativo
in tutto e per tutto simile a quello prodotto dai latori della proposta, a dimostrazione
che la modifica "o frazione di 100" e quella dell'ipotesi B non si
discostano un gran che nella rappresentatività, in quanto, e mi scuso
per il gioco di prole, il "grosso" dipende proprio dall'aver dimenticato
quella "frazione".
Se invece questo C.N.D. proprio vuole mettere mano alla questione del numero
di voti per ogni rappresentante, ritengo che il ventaglio dei voti debba essere
il più compresso possibile, per non svilire la rappresentatività
di chi dispone di un solo voto (se ad esempio avessi un voto, ed il Delegato
di Milano, ad esempio, ne avesse 40, potrei tranquillamente andare a prendere
un boccata di aria buona, non così se il Delegato di Milano, ad esempio,
ne avesse meno di dieci.
In tal caso propongo:
12.6 comma
a) ad un voto fino a 250 (iscritti da lui rappresentati)
b) oltre al voto indicato alla lettera precedente per i primi 250 , ad un voto
per ogni 250 o frazione, se gli iscritti da lui rappresentati non superano il
numero di 500
c) oltre ai voti indicati alle lettere a) e b) per i primi 500, ad un ulteriore
voto per ogni 500 o frazione, se gli iscritti da lui rappresentati non superano
il numero di 1000
d) oltre ai voti indicati alle lettere a), b) e c) per i primi 1000, ad un ulteriore
voto per ogni 1000 o frazione, se gli iscritti da lui rappresentati non superano
il numero di 2000
e) oltre ai voti indicati alle lettere a), b) c) e d) per i primi 2000, ad un
ulteriore voto per ogni ulteriori 2000 iscritti o frazione, se gli iscritti
da lui rappresentati superano il numero di 2000
Intervento con tanto di tabella esplicativa e proposte (A e B) di modifica (che vi risparmio visto l'esito negativo)
In tanti intervengono, ma gli interventi sono tutti del tipo conservativo,
le grosse Province vogliono una grossa rappresentatività e più
delegati, le piccole il contrario.
seguono una serie di proposte tendenti a ribaltare l'ordine delle votazioni,
a scindere i vari argomenti, a modificare qua e là.
Tra le varie proposte il C.D.A. caldeggia quella dell'ing. Fabiani (quasi coincidente
con le proposte del C.D.A., ovviamente concordata) e senza indugi (il tema è
sempre quello del 1° aprile) si passa alle votazioni senza neppure che sia
chiaro se si vota la proposta per intero o per parti.
Onestamente, nonostante tutta la mia buona volontà, non sono riuscito
a capire quale sarà il quorum per le prossime votazioni, qualcosina si
è capito circa i voti a disposizione per ogni delegato (una via di mezzo
tra le mie due proposte -riporto con beneficio di inventario- un primo scaglione
di 300 unità cui corrisponde un voto, un secondo scaglione di 400 ed
un altro voto, altri scaglioni sempre a crescere).
La vera novità si avrà per chi ha più di 2500 iscritti
in quanto, anziché eleggere un solo delegato, avrà diritto ad
un delegato per ogni 2500 iscritti o frazione (Milano ad esempio al posto di
un architetto con 36 voti circa, avrà tre delegati architetti ognuno
con 12 voti circa).
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- Proposta di modifica del regolamento elettorale
Ultimo argomento (eliminazione del ballottaggio e modifiche minori).
Ormai siamo in chiusura e lo spirito e diventato quello di votare e chiudere
il prima possibile, per cui il Presidente illustra, in tempi record, le modifiche
(molte formali quali le raccomandate con ricevuta di ritorno prioritaria, l’invio
ai seggi almeno 30 giorni prima delle votazioni, con l’indicazione del
n. di delegati da eleggere etc.).
In sostanza le vere modifiche riguardano
- l'abbassamento del quorum (non so a quanto, vedi argomento precedente)
- l'eliminaz