• Comitato Nazionale dei Delegati del 22, 23 giugno 2006
- Bilancio consuntivo 2005
- Generalità
- Sanzioni
- Varie
• Totalizzazione
• Revisione statuto (un colpo basso?)
• Comitato Nazionale dei Delegati del 22, 23 giugno 2006
- Bilancio consuntivo dell’esercizio 2005
- Generalità
Il bilancio consuntivo è sempre argomento di grande importanza perché
concretamente evidenzia quanto è successo e, se si compara con il bilancio
di previsione, si hanno reali indicazioni sulla tendenza “a breve”
(per indicazioni a lungo termine occorre rifarsi alle previsioni attuariali,
utili a lungo termine, ma proprio per questo non sempre affidabili).
In breve il bilancio chiude con un avanzo d’esercizio “solo”
di 380.908.098 euro in crescita “solo” del 5,5% rispetto a quello
del 2004. Il “solo” si riferisce al bilancio di previsione che prevedeva
un risultato di 381.419.000 euro in avanzo qualcosina in più).
I professionisti iscritti ad Inarcassa sono, ancora una volta, cresciuti, in
questo caso del 7% (da 115.126 a 123.180) ed è evidente che deve esserci
un consistente avanzo di gestione, in quanto occorre accumulare capitale per
quando gli iscritti attuali diverranno pensionati (è impensabile che
gli ingegneri ed architetti continuino a crescere all’infinito –
Inarcassa prevede una certa stabilità attorno alle 130.000 unità).
Anche i pensionati sono cresciuti del 1,6% ed il rapporto iscritti/pensionati
è passato da 10,1/1 a 10,7/1 (il più elevato tra le grandi casse
previdenziali).
Il patrimonio netto da 2.976.230.077 euro è salito a 3.357.138.175 euro
(+12,8%) ed il rapporto patrimonio/pensioni in essere è salito da 16,1/1
a 17,1/1, mentre se si fa lo stesso rapporto riferito alle pensioni in essere
al 31.12.1994 si ha 43,02/1(rammento che il rapporto minimo di legge ex art.
6 dello statuto è di 5/1).
L’indice di copertura Contributi/Prestazioni passa dal 2,36/1 del 2004
al 2,43/1 del 2005.
Nonostante i numeri sembrino indicare una situazione rosea non è così.
Non che la situazione sia preoccupante, ma occorre gestire oculatamente il capitale
e prendere, con largo anticipo, tutti quei provvedimenti utili a mantenere la
situazione sotto controllo (più il provvedimento è tempestivo,
minore sarà l’impatto del provvedimento).
Nel 2005 il rendimento del patrimonio si è attestato ad un netto (da
imposte ed oneri) di 4,3% (nel 2004 era il 4,1%) con utili maggiori nel settore
mobiliare (il 77% del capitale) con un netto contabile del 4,8% ed utili inferiori
nell’immobiliare (il 23% del capitale) con un netto contabile del 2,66%.
Personalmente faccio notare come, mentre nel settore mobiliare i valori in bilancio
sono chiari (il valore di azioni, obbligazioni etc. al 31.12 è noto),
nell’immobiliare non vi è la stessa trasparenza, in quanto il valore
di un immobile è ben definito al momento di un acquisto/vendita, ma perde
certezza a distanza di molti anni dall’acquisto. Gli immobili vanno in
bilancio a valori storici con correttivi che tengono conto della svalutazione,
di eventuali interventi migliorativi etc. correttivi che, a parere non solo
del sottoscritto portano ad una “sana” sottostima del valore. Di
fatto quelle rare volte che Inarcassa ha ceduto, o manifestato l’intenzione
di cedere degli immobili, l’offerta del mercato è sempre stata
notevolmente superiore al valore in bilancio. Ora Inarcassa sta dismettendo
(vendendo) uno degli immobili recentemente acquistati tramite l’asta del
CONI, immobile ritenuto non strategico, ad € 3.710.000, con realizzo di
una plusvalenza di 600.000 € (più del 16% di plusvalenza) al netto
dell’IVA (purtroppo per Inarcassa è un costo), e delle varie tasse
e spese. Tale successo dimostra come Inarcassa abbia operato, e stia ben operando,
in campo immobiliare.
In parole povere il 2,66% di utile degli immobili ritengo sia un valore molto
sottostimato.
Nella giornata precedente il C.N.D. (giornata di studio o Workshop che dir si voglia) degli interessanti lavori erano stati presentati ai delegati ed in particolare il Dott. Marco D’Arrò ed il Dott. Enrico Imbraguglio avevano illustrato la situazione Inarcassa vista con criteri assicurativi (come se Inarcassa fosse una compagnia di assicurazione) che debba sottostare alla rigida ed avanzata normativa olandese.
Il risultato non è tanto confortante in quanto ora si ha un attivo di
circa 3.600.000.000 euro contro un passivo stimato (per meglio dire calcolato
tenendo conto degli attuali impegni presi da Inarcassa verso i suoi iscritti)
di 9.800.000.000 euro, con un rapporto di copertura del 38% ed un tempo medio
di insolvenza di circa 28 anni (nel 2034 Inarcassa non sarebbe più in
grado di tenere fede ai suoi impegni.
Lo studio tiene anche conto di tante variabili ed arriva a determinare in maniera
probabilistica un tempo di insolvenza minimo e massimo rispettivamente di 22
e 42 anni; ma non finisce qui, valuta anche le conseguenze nel tempo di eventuali
interventi correttivi combinandoli tra loro. Nello specifico sono state fatte
quattro possibili ipotesi d’intervento:
- aumento dei contributi soggettivi sino al massimo di legge (15%) anche in
maniera graduale (se ricordo bene 12% nel 2008, 14% nel 2009 popi 15%)
- aumento dei contributi integrativi sino al massimo di legge (5%) anche in
maniera graduale
- estensione del calcolo della pensione sulla media dei redditi degli ultimi
30 anni (oggi la previsione è di calcolare sui migliori 20 redditi degli
ultimi 25 anni)
- equiparazione della pensione d’anzianità a quella di vecchiaia
(attualmente la pensione d’anzianità si ottiene con 40 anni di
contribuzione e 57 anni di età, previo cancellazione dall’albo),
infatti per Inarcassa la pensione d’anzianità è molto più
onerosa di quella di vecchiaia.
Tali ipotetici interventi portano benefici alla cassa, tanto che utilizzandoli
tutti assieme si potrebbe arrivare, con alcune condizioni, a tempo di insolvenza
infinito (rapporto di copertura 100% ed oltre).
- Bilancio consuntivo dell’esercizio 2005
- Sanzioni
Sempre dal bilancio, nel mese di ottobre è stata inviata una comunicazione
“massiva” con n. 10.749 notifiche concernenti provvedimenti sanzionatori
(dichiarazioni fiscali sino all’anno 2000 compreso) e nel dicembre è
partita una seconda ondata relativa alle omesse dichiarazioni relative al 2001-2002
per un importo di circa 10.000.000 di euro di contributi e circa 6.000.000 di
euro di sanzioni. Considerando 250.000 interessati all’operazione la richiesta
media è di circa 65 euro pro capite, considerando i soli iscritti (120.000
circa) la richiesta media è di circa 135 euro pro capite, considerando
i circa 12.000 destinatari, la richiesta media è di circa 1.350 euro
pro capite.
Sempre dai numeri si desume che le sanzioni mediamente si aggirano attorno al
60% dei contributi, delle vere e proprie stangate, in barba alla legge dicembre
2000, n. 388 (finanziaria 2001) che, all’art. 116 comma 8 recita (naturalmente
non si riferisce alle casse privatizzate):
“I soggetti che non provvedono entro il termine stabilito al pagamento
dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali,
ovvero vi provvedono in misura inferiore a quella dovuta, sono tenuti:?
a) nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare
è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento
di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di
riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere
superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti
entro la scadenza di legge;
b) in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse
o non conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con
l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti
di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate, al pagamento di una sanzione
civile, in ragione d’anno, pari al 30 per cento; la sanzione civile non
può essere superiore al 60 per cento dell’importo dei contributi
o premi non corrisposti entro la scadenza di legge. Qualora la denuncia della
situazione debitoria sia effettuata spontaneamente prima di contestazioni o
richieste da parte degli enti impositori e comunque entro dodici mesi dal termine
stabilito per il pagamento dei contributi o premi e semprechè il versamento
dei contributi o premi sia effettuato entro trenta giorni dalla denuncia stessa,
i soggetti sono tenuti al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno,
pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione
civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei
contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge.”.
E si prosegue, sempre dal bilancio, riferendo che le posizioni analizzate alla
fine del 1° trimestre 2006 erano circa 15.000 per un importo pari a circa
86.000.000 di euro (quasi 6.000 euro di sanzione media).
I debiti verso professionisti sono saliti a 499.674 euro e gran parte di questi
riguarda compensi a legali, consulenti professionali etc.
L’attività istruttoria dei ricorsi ha raggiunto la non trascurabile
cifra di 46.230 euro.
Il contenzioso nei confronti di pensionati è aumentato, dal 2004 al 2005,
di oltre il 60% (da 1.895.859 e 3.065.591 euro) e questo è un dato che
deve far riflettere. E’ evidente che quasi tutto l’aumento è
riferibile a pensionati di altro ente in quanto negli ultimi anni Inarcassa
ha preso drastici provvedimenti nei confronti di tali pensionati.
Poiché è impensabile che per loro stessa natura i pensionati di
altro ente siano litigiosi, è evidente che i provvedimenti (rinvio a
miei precedenti numerosi articoli), tanto per usare un eufemismo, non sono stati
dei migliori.
A tale fatto fa riscontro una situazione sanzionatoria generale in miglioramento.
Da quanto prima detto pare impossibile, ma la situazione è migliorata
rispetto il 2004, infatti le sanzioni sono quasi dimezzate da 19.082.029 euro
(2004) a 10.299.167 euro (2005) e gli interessi sulle sanzioni più che
dimezzati da 10.559.000 euro (2004) a 4.307 euro (2005).
In sintesi in generale migliorano i rapporti Inarcassa iscritti, ma peggiorano
i rapporti Inarcassa pensionati, specie i pensionati di altro ente.
Da anni sostengo che Inarcassa ha un sistema sanzionatorio sproporzionato alle
mancanze ed ho proposto questa serie di numeri che credo dimostrino quanto da
tempo sostengo.
Sarebbe ora, appena approvata la modifica generale dello statuto, mettere mano
alle sanzioni trasformandole da “estorsioni” a sanzioni, magari
introducendo una ravvedimento operoso con sanzioni alleggerite.
- Bilancio consuntivo dell’esercizio 2005
- Varie
Finalmente è possibile realmente contattare Inarcassa grazie alle nuove
tecnologie!
Il Call Center è passato da una base mensile di 5.860 contatti (media
gennaio maggio) a 10.131 contatti (media giugno dicembre 2005) con una percentuale
di risoluzione delle problematiche pari al 97% dei casi nel corso della prima
telefonata (non per niente Inarcassa ha investito nel call center nel 2005 ben
666.779 euro).
Anche l’informativa via internet da 47.000 contatti mensili (2004) è
cresciuta a 54.500 contatti mensili (2005) con punte di 70-80.000 in settembre
ottobre. In media si ha un +15% tra 2004 e 2005.
In crescita anche inarcassa ON line (55.683 iscritti +14.000 sul 2004) che ora
vanta anche la simulazione dell’onere di riscatto con previsione del ritorno
pensionistico ed anche con l’indicazione dell’eventuale rateazione
(si può rateizzare l’importo in tanti anni quanti sono gli anni
da riscattare, ad esempio la laurea quinquennale può rateizzarsi in un
massimo di 5 anni (10 rate semestrali) ma il programma prevede tutte le situazioni
intermedie (2 rate semestrali, 3 rate semestrali, 4 rate …sino appunto
a 10 rate semestrali.
Bene anche Inarcassa card con un +86% di pagamenti (carta di credito gratuita
con cui è in pratica possibile anche rateizzare il pagamento dei contributi
automatizzandoli ed evitando così sanzioni) Inarcassa card che ha implementato
una terza linea di credito.
Bene anche le dichiarazioni ON line sia da parte di iscritti che da commercialisti
(con delega).
Bene anche il DURC (certificazione legge Merloni sulla regolarità contributiva)
che può essere richiesto ON line ed automaticamente inviato (in caso
di regolarità contributiva) in tempi ridottissimi.
• Totalizzazione
Ancora aggiornamenti sulla totalizzazione.
Dopo il D.Lgs. del 2/2/2006 n. 42, Disposizioni in materia di totalizzazione
dei periodi assicurativi in attuazione della Legge delega del 23.8.04 n°
243 di riforma del sistema previdenziale, in Gazzetta Ufficiale n. 39 del 16/02/2006,
con direttiva del 2 marzo 2006 il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
ha fornito i primi chiarimenti per l’applicazione del predetto decreto
legislativo.
Ulteriori chiarimenti da parte dell’INPS con Circolare n. 69 del 9 Maggio
2006.
Si rimanda a quest’ultima circolare che contiene come allegati sia il D.Lgs n. 42 che la direttiva Ministeriale e che potete trovare nel sito dell’INPS direttamente cliccando
http://wai.inps.it/circolariZip/Circolare%20numero%2069%20del%209-5-2006.pdf
La circolare è chiara e non richiede commenti.
Una sola considerazione: se interpreto correttamente non solo Inarcassa, ma
anche i Ministeri non trattano bene i pensionati, infatti, sia i pensionati
che i loro aventi causa sono esclusi dalla totalizzazione, e non è cosa
da poco.
Una serie di esempi varrà più di una serie di commenti.
Dalla circolare 69 riporto “La facoltà di totalizzazione può
essere esercitata per la liquidazione della pensione ai superstiti di assicurato,
ancorché quest’ultimo sia deceduto prima di aver acquisito il diritto
a pensione. … ai fini del conseguimento del trattamento pensionistico
in parola può essere utilmente esercitato per i decessi avvenuti a decorrere
dalla data d’entrata in vigore del presente decreto cioè a decorrere
dal 3 marzo 2006.
Esempio 1
Un ingegnere o architetto è stato impiegato nel settore scuola, ha contribuito
per 20 anni ottenendo la pensione (all’epoca era possibile); successivamente
diviene libero professionista e contribuisce ad Inarcassa per 24 anni per passare
a miglior vita nel 2009 all’età di 64 anni. Ai familiari spetta
la sola reversibilità della (misera) pensione scuola e null’altro
(24 anni cassa sono improduttivi ed i contributi versati non restituibili e,
se mi consentite un giuoco di parole, Inarcassa incassa).
Esempio 2
Un ingegnere o architetto è stato impiegato nel settore scuola, ha contribuito
per 34 anni senza ottenere la pensione; successivamente diviene libero professionista
e contribuisce ad Inarcassa per 6 anni per passare a miglior vita nel 2009 all’età
di 64 anni. Ai familiari spetta, stante il meccanissmo della totalizzazione,
la reversibilità della piena pensione Inarcassa (Inarcassa contribuisce
pro quota).
Esempio 3
Un ingegnere o architetto è stato impiegato nel settore scuola, ha contribuito
20 anni ottenendo la pensione; successivamente diviene libero professionista
e contribuisce ad Inarcassa per 20 anni per passare a miglior vita nel 2009
all’età di 60 anni. Ai familiari spetta la sola reversibilità
della pensione scuola (20 anni cassa sono improduttivi ed i contributi versati
non restituibili)
Esempio 4
Un ingegnere o architetto è stato impiegato nel settore scuola, ha contribuito
per 14 anni senza ottenere la pensione; successivamente diviene libero professionista
e contribuisce ad Inarcassa per 6 anni per passare a miglior vita nel 2009 all’età
di 40 anni. Ai familiari spetta, stante il meccanissmo della totalizzazione,
la reversibilità della pensione calcolata come da totalizzazione.
In breve negli esempio 1 e 3 i familiari di un ingegnere o architetto che ha
contribuito per 24 o 20 anni ad Inarcassa ottenengono la pensione di reversibilità
scuola (proporzionata ai contributi di 20 anni) mentre sono persi i contributi
di 24-20 anni versati presso Inarcassa (non è uno scherzo perdere 20-24
anni di contributi).
Nell’esempio 2 i familiari di un ingegnere o architetto che ha contribuito
per 34+6=40 anni ottenengono la pensione di reversibilità piena calcolata
col sistema Inarcassa (ultimo ente); il confronto con l’esempio 1 è
eloquente (24 anni di contributi persi in barba alle varie dichiarazioni di
voler bandire i cosiddetti “percorsi di inutilità previdenziali”).
Nell’esempio 4 i familiari di un ingegnere o architetto che ha contribuito
per 14+6=20 anni ottenengono la pensione di reversibilità calcolata come
da totalizzazione; il confronto con l’esempio 3 è eloquente (20
anni di contributi persi contro 20 anni di contributi utili).
Già mi pare di sentire il commento dei Professionisti di serie “A”,
i cosiddetti liberi professionisti puri “… però si sono beccati
20-24 anni di pensione…i fortunati…”, invece di ringraziare
a nome di Inarcassa che da questa situazione ha entrate gratuite (a scapito
dei pensionati di altro ente) che poi utilizza principalmente proprio a favore
dei Professionisti di serie “A”. Come si dice “cornuti e mazziati…”.
• Comitato Nazionale dei Delegati del 22, 23 giugno 2006
• Revisione statuto (un colpo basso?)
Il Comitato Ristretto Statuto (CRS) come da mandato ha provveduto alla prima
stesura del nuovo statuto separando la normativa statutaria da quella regolamentaria.
Come da indicazioni ministeriali in pratica tutto quello che va sui regolamenti
(ad esempio regolamento elettorale) va separato dalle norme statutarie così
che il funzionamento sia più snello (le modifiche statutarie saranno
molte di meno con conseguente minore impegno dei Ministeri Vigilanti - oggi
passano vari mesi, se non anni dalla modifica statutaria, al suo recepimento
– con la separazione i tempi dovrebbero accorciarsi notevolmente.
Il CRS, sua sponte, ha introdotto anche modifiche per recepire delle norme cogenti
per Inarcassa.
Sembrerebbe nulla di nuovo sotto il sole, senonché, tra le righe l’art.
19 dello statuto (nella sua forma attuale) si legge
Art. 19 - Requisiti di onorabilità e professionalità
19.1 - La nomina a componenti degli Organi di Inarcassa è subordinata
al possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità ….
iscrizione all’Albo Professionale
19.2 - Sono cause di ineleggibilità o di decadenza dalla carica di …..
componente del Comitato Nazionale dei Delegati,
a) avere subìto … la sospensione dall’iscrizione all’Albo
Professionale;
b) avere subìto condanne definitive, ovvero aver patteggiato la pena,
per delitti non colposi punibili con pena detentiva
c) essere stato dichiarato responsabile verso Inarcassa con sentenza definitiva
e non aver ancora estinto il debito.
Tale articolo è stato riscritto, ma al secondo comma è stato
aggiunto il punto c) che recita
….
c) essere in lite giudiuziale con Inarcassa
Chiaramente è una nota stonata in quanto affermare che chi è in lite con Inarcassa non ha i requisiti di onorabilità è pazzesco, infatti le liti giudiziali si vincono, ma si perdono anche. Nel caso la cassa dovesse soccombere (capita tante volte) forse la cassa non havrebbe più i requisiti di Onorabilità? Se così fosse la Cassa si è già ricoperta di disonore.
Il successivo articolo, proposto ex novo, parla più esplicitamente di
Conflitto di interessi (cito le parti salienti)
Qualora un componente degli organi di Inarcassa si trovi direttamente o indirettamente in situazioni che possano essere in contrasto con interessi di Inarcassa deve darne comunicazione agli altri componenti ed astenersi da qualsiasi attività istituzionale ….
E’ annullabile la delibera …presa con il voto … del soggetto che abbia un interesse in conflitto con quello di Inarcassa.
Qualora si rilevi che un componente … trovandosi nelle condizioni di cui al comma 1 … questi può essere revocato.
In breve alle prossime elezioni, sic stantibus rebus, Inarcassa considererà
ineleggibile chiunque abbia un qualsiasi contenzioso con Inarcassa, mentre chi
fosse già stato eletto, e sia in contenzioso, viene completamente annullato.
Ad una lettura superficiale sembra una cosa da poco, ma ad una lettura attenta
la cosa è assolutamente antidemocratica, ed al solito un esempio chiarificatore.
Il sottoscritto, ed altri, delegati e non (circa 80 iscritti ad Inarcassa),
ha proposto ricorso al TAR del Lazio avverso la modifica degli artt. 40 42 etc.
(vedansi gli ultimi articoli del 2005) e tale fatto non solo sarebbe motivo
di esclusione dalle prossime elezioni, ma toglierebbe al sottoscritto qualsiasi
diritto (per esempio non potrebbe più votare se non astenuto).
Se la lite è di tipo personale sono d’accordo, ma se la lite è
di carattere generale assolutamente no.
Il sottoscritto sta, con il ricorso, semplicemente tentando di tutelare diritti
di minoranze non tutelabili in sede Inarcassa (i pensionati di altro ente in
Inarcassa sono meno del 5% - professionisti di serie “B” - contro
oltre il 95% di serie “A” liberi professionisti “puri”.
Una decisione che in termini economici danneggia i primi, automaticamente favorisce
i secondi, e ciò è quanto accaduto con la modifica degli artt.
40 42 etc. e la cosa è conclamata tanto che, anche in sede di previsioni
attuariali, si è riconosciuto che la cassa trae un beneficio da tale
modifica statutaria, beneficio modesto (ovvio, meno del 5% degli iscritti non
possono risollevare le sorti di Inarcassa) ma comunque degno di nota.
Se i professionisti di serie “A” potessero “spennare”
i professionisti di serie “B” ancora in misura maggiore lo farebbero
(e purtroppo temo lo faranno) ed in 5 contro 95 non c’è difesa,
i diritti delle minoranze non sono tutelabili con discussioni con chi non vuol
discutere, o con votazioni con chi ha già una schiacciante maggioranza.
Ho fatto presente quanto sopra, lamentando anche il fatto che il CRS era andato
oltre le indicazioni del CND, proponendo, se proprio si vogliono introdurre
tali modifiche, di aggiungere alla parola “interesse” la parola
“personale” in modo da escludere da Inarcassa chi abbia interessi
personali, non chi vuole difendere diritti di categoria.
In fase di replica è stato risposto che si era più o meno scopiazzato
da statuti di altre casse e che in sostanza così l’articolato funzionerebbe
meglio.
Siamo alle solite il 95% (professionisti di serie “A”) fa ancora
la voce grossa e l’unica difesa, in caso di insistenza, sarà ancora
quella di adire le vie legali, dapprima sollecitando i Ministeri a non recepire
tali modifiche, poi eventualmente impugnando lo statuto stesso (spero proprio
di non dover arrivare a tanto, ma non c’è alternativa (se qualcuno
la vede me la suggerisca subito).
Sarà poi considerato interesse “personale” impugnare lo statuto?
Se sì avrei fatto un clamoroso autogol.
Per il momento proporrò opposizione scritta al Direttore Generale di
Inarcassa, poi vedremo come si metteranno le cose. Non vorrei essere costretto
a comportarmi in maniera vigliacca o scorretta, ma se le cose dovessero prendere
“una certa piega” pur vergognandomi con me stesso, sarò costretto,
mio malgrado, a ritirarmi da qualsiasi conflitto con Inarcassa, proseguendo
con prestanomi (meglio ancora se con colleghi convinti).
D’altra parte comportarsi in maniera scorretta con chi si comporta scorrettamente
per primo penso sia comprensibile.
Per ora confido che nel 95% dei delegati ci sia una buona dose di delegati intellettualmente
onesti (e ce ne sono ve lo garantisco) in grado di proporre una sana inversione
di tendenza utile a tutte le parti.
A presto e buone ferie.
BRODOLINI MARIO-FRANCESCO
DELEGATO INARCASSA PER LA PROVINCIA DI MACERATA